RICOSTITUZIONE DELLA SPIAGGIA dopo la mareggiata del 2-3 gennaio 2010

 
il 4 gennaio 2010
il 15 gennaio 2010

SI SONO RICOSTITUITI I 300 METRI DI SPIAGGIA ALLA FINE DEL LUNGOMARE - 20-01-2010

A causa della forte mareggiata del 2 e 3 gennaio 2010 erano scomparsi 300 metri di spiaggia alla fine del lungomare lato sud di Amantea. In quella circostanza ho mostrato le foto e ho scritto, pur dubitando della mutabilità dei fenomeni ambientali di oggi, che generalmente le tempeste con libeccio, in alcuni punti, “ingoiano” la sabbia e che le successive mareggiate la restituiscono. Quanto sto per illustrare si notava con più evidenza in passato; negli ultimi 2-3 decenni la sistematica, e scontata, ricorrenza è attenuata della progressiva e inarrestabile avanzata del mare.
Cerco di spiegare il fenomeno sulla base di osservazioni decennali di tali manifestazioni naturali e non sulla base studi autodidattici o curriculari ne di acculturamenti indotti.
Le mareggiate sono causate principalmente da tre fattori:
a) da forti correnti che si muovono in mare, in superfice e in profondità;  
b) dalla potenza del vento;
c) dalla depressione atmosferica.
Sulla nostra costa le maggiori e più numerose tempeste arrivano da nord-ovest che, in genere, spostano sabbia da un punto ad un altro in relazione agli ostacoli che si frappongono (massi, bracci, muri, ecc.).
Le onde delle mareggiate da nord-ovest si scagliano sulla spiaggia in modo obliquo percorrendo ampi tratti di spiaggia e attenuando la velocità di risucchio.
La nostra costa è disposta in direzione nord-nord-ovest; il vento di libeccio soffia da sud-ovest, quindi, perpendicolare alla nostra costa.
La scomparsa e il ritorno repentino di pezzi di spiaggia, in taluni punti, sono legati quasi esclusivamente al libeccio.
Le onde sostenute da libeccio si scagliano sulla battigia in modo perpendicolare, con grande violenza, producendo una elevata energia cinetica. Nei punti con ampia spiaggia, e senza ostacoli, tale energia spinge l’acqua lontano allagando il territorio che percorre (ciò è successo nella zona a nord del porto). 
Se la spiaggia è corta e vi sono ostacoli al fluire dell’acqua (come in quel punto del lungomare) l’energia cinetica, non potendo disperdersi, frangendo sulla parete del lungomare, torna indietro con grande impeto.
Questo violento ritorno delle acque in mare fa pressione sulla sabbia scavando e portandola verso il mare con un vorticoso effetto di risucchio (chi ha fatto il bagno con il mare agitato è a conoscenza della famosa ritiragna).
Se le tempeste con libeccio durano qualche giorno formano delle dune di sabbia dal bagnasciuga verso il largo per qualche decina di metri (in termini marinari vengono chiamati tuocchi – parola che ci fa percepire la modestia del fondale dando la sensazione di toccare il fondo).
Tali dune sono assolutamente provvisorie e destinate ad essere restituite alla spiaggia con la successiva mareggiata (anche di modesta entità).
Dal processo di formazione dell'onda meglio si evidenzia il fenomeno.
Le onde sono le risultanti di due forze concorrenti: vento e correnti marine. Si formano al largo, procedono con costanza, e si alzano in prossimità della spiaggia.
In condizioni di fondali che a partire dalla riva degradano in modo regolare le onde non trovano ostacoli e, composte esclusivamente da acqua, frangono e si scagliano sulla battigia allungandosi molto sulla spiaggia.
Le onde delle mareggiate post libeccio, nelle ultime decine di metri, sbattono sulle dune sommerse; ciò provoca lo spostamento della sabbia delle dune verso la spiaggia e smorza la velocità dell'onda che è "intrisa" di sabbia.
Ricordo ancora due particolari a chi da ragazzo faceva il bagno con il mare agitato. A volte era più faticoso stare a galla e all'uscita dall'acqua il costume era colmo di sabbia. Ciò era dovuto alla presenza di sabbia nell'acqua sollevata dalle onde che sbattevano contro le dune.
Concludo goliardicamente stimolando i ricordi di chi si cimentava con "u maru marusu"
In tali situazioni i nuotatori più abili si scrollavano la sabbia dal costume in acqua; ciò risultava faticoso perchè, impegnando mani e braccia nel costume, bisognava stare a galla con la forza delle sole gambe.
I meno abili, o più timorosi, uscivano dall'acqua con il costume colmo di sabbia; ciò li costringeva in goffe operazioni sulla spiaggia come chi si "copinije lu cu.." che è quella cosa che a tutti capita di fare in solitudine ma che in pubblico è cosa assai rozza, ovvero "grattarsi il fondo schiena".
Questo è successo in quel punto di spiaggia. Prima che il fenomeno della erosione ci lasci senza spiaggia, vedremo ancora il ripetersi di questi eventi naturali.
Ribadisco la non scientificità della trattazione e la lunga osservazione diretta, e vissuta, di quanto scritto.
Antonio Cima