Amantea - CANTARI O PURTARI A CRUCIA …DOVE VA IL DIALETTO

   

La cultura popolare di Amantea è ricchissima di espressioni linguistiche che consentono di esprimersi figurativamente in qualunque circostanza. Numerosissimi aforismi, proverbi, metafore e vari modi di dire costituiscono un prezioso patrimonio di loquacità (purtroppo sempre meno usato). A tale patrimonio dialettale, e di saggezza, hanno sempre attinto in misura maggiore le persone con minore scolarizzazione “non inquinate” dalla lingua madre nazionale.
L’uso crescente dell’italiano nelle famiglie, ovviamente la scuola, i libri, i giornali, e soprattutto la televisione e l’era del digitale, hanno emarginato le forme più radicate del dialetto.
Indubbiamente una elevata conoscenza della lingua madre ed un forbito uso della grammatica e della sintassi sono un volano insostituibile per una appropriata comunicazione verbale e scritta; chi, però, non riesce ad elevare il livello d’istruzione rimane in uno stadio di precarietà espressiva tra la lingua nazionale non adeguatamente acquisita e il dialetto solo parzialmente appreso.
Ciò rientra nel storia universale ed eterna del linguaggio di un luogo sottoposto a continue introduzioni di neologismi e tanti etimi, oggi come in passato (vedi le innumerevoli parole di origine greca, latina, araba, spagnola, francese).
E allora ritorniamo al nostro dialetto con una massima ancora in voga:
CHINA CANTE E CHINA PORTE LA CRUCIA
Tale espressione nasce per significati positivi, ad indicare un contesto organizzato in cui ognuno svolge un compito specifico; nella fattispecie: in una processione ci si divide i compiti per cui qualcuno porta sulle spalle la croce (più vagamente la statua) ed altri a cantare. Rappresenta chiaramente una forma di razionalizzazione delle attività escludendo sovrapposizione di ruoli.
In realtà tale espressione, oggi, viene usata prevalentemente nella sua accezione negativa:
NE VO CANTARI NE VO PURTARI A CRUCIA per indicare in senso denigratorio una persona svogliata, sfaccendata, polemica, incline alla non partecipazione, bastian contraria, ovvero nu malu cuntentusu.
Di tali soggetti ne esistono in tutti i contesti; generalmente vengono sopportati e su di essi non si fa alcun affidamento.
La versione ne cante ne porte la crucia, invece, indica persone collocate in contesti che favoriscono dei benefici impliciti della posizione.
Seguono foto che mostrato il significato nativo dell’espressione, quello reale e positivo, del portar croce (o più ampiamente una statua) o cantare.
Antonio Cima

Varette i confratelli portano la statua i cantori dietro ad intonare il canto
fedeli portano la croce e dietro altri impegnati nel canto del Miserere
Tutti hanno il testo ..ma alcuni cantano a memoria
a volte, tra i giovani, chi porta la statua s'impegna anche nel canto
da qualche anno ai canti abitualmente maschili si uniscono le donne..
.. donne che non si attengono solo al canto come avveniva un tempo, ma....
....portano anche la statua pur cantando
Addolorata - dietro la statua sostenuta dai portatori..davanti i cantori a cimentarsi con lo Stabat Mater
Varette - arrivo in chiesa - i portatori si sono alternati per tutto il percorso, i cantori sono gli stessi per tutto il tempo
generalmente i cantori stanno dietro la statua..qualche volta si collocano davanti
Anche i bambini partecipano, ma solo per il canto
anni '60 Pza Municipio - cantavano prevalentemente confratelli davanti alla statua e altri -non confratelli- dietro a portar la croce
la fatica dei portatori...
...e la maestria dei cantori...
...è seguita dal privilegio dei politici che ne cantano ne portano la croce