L'improbabile "redenzione" di Amantea dovuta all'insana concezione della cosa pubblica

   
Amantea 09-09-2010 di Antonio Cima

Non ho alcuna intenzione di scoprire l'acqua calda ne di apparire un folle dissacratore del costume sociale amanteano. Voglio solo evidenziare ciò che, a ragion veduta, tutti sappiamo e viviamo con ambiguità di convenienza.
Il male oscuro (e nemmeno tanto oscuro) di Amantea (e potremmo dire di tutto il Sud) è la degenerazione culturale che esalta le qualità e le attitudini individuali nel perseguire interessi propri e il quasi totale disinteresse (e a volte il dileggio) nella tutela della cosa pubblica. Di tale ambiguità si nutre e prospera l'arretratezza del Mezzogiorno nato e orientato dall'unità d'Italia in poi. Da qualche decennio pare che sia in atto un dilagante contagio, ma torniamo a noi.
I processi virtuosi si differenziano, da quelli che virtuosi non sono, dalla quantità di energia utilizzata per sostenerli. Una casalinga dinamica, attiva avrà sempre la casa pulita e ordinata invece non sarà pulita e ordinata  la casa della casalinga che guarda tutto il giorno la tv; un sessantenne che fa movimento e corsette quotidiane sale senza affanno quattro piani mentre un coetaneo pigro se non ha l'ascensore son guai.
La nostra identità sociale dice che, per i nostri processi produttivi pubblici, di qualunque tipo e in qualunque contesto, rendiamo disponibile il minimo di energia,  qualità e consistenza, ovvero: il cemento scadente, le pietre meno adatte, i muretti non rifiniti, gl'impianti poco testati, le rifiniture non fatte, le verniciature dimenticate, le porte cigolanti, la costosa strumentazione abbandonata nei depositi, e così via; evito di citare le tantissime e costosissime opere avviate e non concluse.
Questo costume, come principio diffuso e applicato,  fa diventare tutto "sporco, disordinato e inefficiente" come la casa di quella signora che guarda tutto il giorno la tv e con l'essere non efficiente del sessantenne pigro: tutto per colpa del poco apporto di energia profusa.
La regola, ovviamente, non vale per il nostro privato dove di energia ne sprigioniamo a iosa ottenendo risultai brillanti. Vado avanti e approfondisco.
Il primo impatto visivo, in genere, condiziona il giudizio: ciò che amiamo cerchiamo di esaltarlo anche nell'immagine, ciò che è pubblico non lo amiamo e, quindi, lo ignoriamo.
Da costretto peregrinatore calabrese ho avuto modo di vedere quasi tutti i comuni della nostra regione: come spesso succede si è indotti a fare confronti.
Un parametro  immediato che sempre adotto, per dare una valutazione ad un luogo, è quello di osservare il rapporto tra case finite e case incomplete. Bene, dai parametri che ho stimato mi sento di affermare che Amantea, dopo Rende e Castrolibero, è il comune con la più alta percentuale di case finite della provincia di Cosenza. In alcune zone della Calabria le case non finite e abitate sono maggiori rispetto a quelle finite. Ritorniamo ad Amantea.
Innumerevoli sono le ville indipendenti (ormai possiamo parlare di quartieri di ville) e i complessi residenziali di pregio. Nel nostro comune la maggior parte di case, ville e palazzi costruiti dall'80 in poi ha uno spazio di verde privato (grande o piccolo che sia) ben tenuto e curato; di contro è risaputo che il nostro Comune, nelle zone abitate, è uno dei luoghi con minor verde pubblico pro-capite della Regione. Da quanto sopra possiamo affermare un principio illuminante (si fa per dire visto che è chiaro a tutti): nella parte interna dei nostri cancelli, muretti, steccati siamo tra i più accaniti sostenitori di bellezza, eleganza, efficienza, funzionalità, mentre per la parte esterna (pubblica)...bè..mi affido alle foto che seguono.
L'evidenza del disimpegno di gran parte di noi amanteani, su tutto ciò che appartiene alla collettività, è ampiamente riscontrabile anche nel linguaggio dialettale con alcune espressioni molto ricorrenti, tanto da farle assurgere a "ismi":
a) china-ta-fa-fari.ismo;
b) chi-minni-friche-a-mia.ismo;
c) china-si-fa-li-cazzi-sua-campe-cent'anni.ismo;
d) a-nu-parmu-du-culu-miu.ismo;
sostenuti e aggravati dai neologismi:
e) duopalismo;
f) guardamanismo;
g) unsisamaismo.
Tutti conosciamo perfettamente i significati di tali espressioni.
Le foto che seguono mostrano piccoli elementi di ordinaria aberrazione, con i quali conviviamo abitualmente, che personalmente considero la prova del nove di quello che siamo.
Emergono superficialità, menefreghismo, indifferenza, sperpero, permissivismo, abuso, assenza di regole e altri atteggiamenti che svelano la parte interna e la parte esterna del nostro muretto..e della nostra coscienza sociale.
Antonio Cima
Queste quattro foto rappresentano il metodo universale di come si opera nel pubblico dalle parti nostre.
Sulla SS18 lato sud di Amantea vi sono circa 50 alberi in queste condizioni (oltre mezzo km); non so chi abbia piantato gli alberi: Comune, Forestale, Anas o altri. La domanda è: "possibile che costoro non sapessero che i pini sarebbero cresciuti creando questo vergognoso spettacolo? Personalmente sono orientato a pensare che lo sapessero e che abbiano trovato più conveniente fare una piccola buca e un piccolo cordolo: meno tempo, meno lavoro, minor costo complessivo.
Prima o poi si dovrà porre rimedio con costi mille volte tanto quanto allora hanno speculato. Diversamente si dovrebbe ammettere che hanno operato persone completamente ignoranti in materia.
Stiamo parlando di pochi alberi, ma tutti sappiamo che così si opera per strade, ponti, ospedali, scuole e altre grandi opere pubbliche.

Ristrutturazione centro storico di qualche lustro fà - una sequela d'indecenze estetiche e funzionali.
Il capolavoro dei vecchi lampioni lasciati accanto ai nuovi; ve ne sono circa 70; sono un pugno nello stomaco e un indice di totale senso dell'antiestetica
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a sinistra la Piazzetta - post ristrutturazione centro storico; da allora è in essere questo ponteggio che, privato o pubblico che sia, è un obbrobrio;
a destra mura di Pantalia - sostituendo i pali dell'illuminazione hanno pensato di lasciare questo moncone del vecchio; "esaltazione" della bellezza e dell'estetica, e tutto ciò per evitare mezz'ora di lavoro per segare le staffe; di chi la colpa: della ditta, del Comune, di chi ha convalidato i lavori?
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Centro Storico - le ringhiere tagliate e lasciate aperte e con sbavatura ignorando i criteri di sicurezza e di mantenimento;
 le griglie di raccolta acque piovane da subito hanno mostrato lacune, oggi sono così.
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Quando un fondo stradale viene rifatto, immagino, debba durare un tempo lunghissimo; quello del centro storico, cosi come quello di Cso V.Emanuele, ancor prima del "taglio del nastro" regalavano ai passanti pietre vaganti staccate dalla pavimentazione. Un galoppante deterioramento ha ridotto da subito queste strade di Amantea in affluenti prosciugati del Catocastro (nel senso delle pietre non dell'acqua).
Ma era questo il fondo stradale giusto, finanziato, progettato e previsto? e nessuno era in grado di conoscere queste cose?
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Lungomare - vale quanto detto per i pini della SS18; tutto il lungomare lato nord è così dovuto a negligenza, menefreghismo, improvvisazione.

tutta la parte intermedia è così
a ciò s'aggiunge l'inciviltà che ha reso così metà delle panchine
ed è un bel vedere per i turisti

Chiesa di S.Francesco - messa in sicurezza ed abbandonata; non è fruibile, non si sa cosa ne sarà; come tante cose cominciate e mai finite che siamo abituati a vedere e che non stimolano nessuna reazione. Le foto a destra sono di aprile 2010, oggi sarà molto peggio.

Questione di estetica e bellezza - sento tutti lamentarsi dell'obelisco dei Cappuccini considerato non adeguato al contesto. Ma chi decideva queste cose non poteva intervenire orientando i progettisti verso soluzioni più pertinenti?
siamo in primavera e i bambini giocano nel campo sportivo - d'inverno tutto si complica visto che il palazzetto (nello sfondo) è così da 20 anni.


La funzionalità e il decoro - nella fontana del lungomare l'acqua si addensa, dal rubinetto e per la pioggia, creando "nu zangu" continuo; ci vuole molto ad abbassare il foro di deflusso per evitare ciò? "Quelli" del Comune, se ciò accadesse nel proprio giardino, lascerebbero correre? E siamo sempre al fatto dell'estetica e del decoro pubblici di cui non frega niente a nessuno.
Sempre per quell'energia non profusa che qui ne occorrerebbe veramente poca

funzionalità marciapiedi:
è sempre un fatto di principio (piccole cose) da cui deriva la degenerazione
-il marciapiede del comune è l'unico al mondo sul quale si parcheggia
-esistono marciapiedi sbarrati da muretti in mattoni
-esiste qualche strada senza marciapiedi costringendo le carrozzelle a transitare in mezzo alla strada

in basso - Funzionalità - organizzazione - decoro - efficienza
- a sinistra - spazzatrice aspirante (automezzo che pulisce e raccoglie che si vede in fondo alla strada) - ricordo del '71, quando andai a vivere a Milano, un mattino molto presto, vidi un tale mezzo muoversi sulla strada, accarezzando il marciapiede di viale Monza completamente libero. Mi sbalordì la rapidità con la quale si puliva perfettamente una delle arterie più grandi della città. L'organizzazione semplicissima: si segnalava nei giorni di pulizia di lasciare libera la strada. Ad Amantea, dopo 40 anni, vedo lo stesso mezzo fare la gimcana (o gincana, gimkana,  gymkhana) per evitare le auto in sosta; il risultato è: scarsa pulizia (carte e framazze il vento le porta prevalentemente sotto le macchine in sosta) e tempi più lunghi. E allora la domanda elementare è: "non si può programmare il divieto scaglionato per strade e fare una vera pulizia in tempi rapidi?"; per esempio lunedì via Margherita e via V.Emanuele, martedì via Dogana, ecc.
No, non si può perchè occorre tempo per pensarla, energia per realizzarla, e l'energia serve per le cose private.
- a destra - tanti negozi hanno l'impianto di condizionamento che, ovviamente, scarica la condensa; il metodo più ricorrente è quello che richiede meno fatica, meno seccature, meno energia positiva, ovvero scaricare sul marciapiede creando lavinelle e pucchiarelle. Non è la fine del mondo, dà semplicemente una sensazione di sudicio e si cerca di saltarla passando. Forse un vigile potrebbe dire di ovviare; e in effetti qualcuno ovvia mettendo una bottiglia di plastica, chi un bidoncino, chi una tanica che quando si riempiono riversano comunque sulla strada.  


Ha senso parlare del Bernini, di architettura, d'arte e di grandi valori estetici utili al turismo se poi per strada di vedono questi spettacoli indefinibili, e i vecchi lampioni del Centro Storico,  i fondi stradali divelti, affissioni selvagge, piccoli e grandi abusi, la strada frantumata dagli alberi  e ogni altra forma che abbruttisce?

quasi tutte le cassette del metano nel centro storico sono così (ne ho contate più di 200)
Anche i privati devono fare la loro parte risolvendo questo...
...e ovviando a questo
durante la grande pioggia del 3 settembre scorso sono state chiuse tante strade con l'apposito nastro; dopo giorni si vedono ancora penzolare e sventolare nastri da paletti, canalette, alberi. Rimediare voleva dire: qualcuno degli addetti in bici fare un giro e in 10 minuti ripulire i pali.
 Ma questo vuol dire pensarlo, farlo,  quindi consumare energia che va, invece, riservata per le cose private. Anche qui non è la fine del mondo, solo un piccolo spaccato  indecoroso che si somma agli altri.

Il quadro rappresentabile e ben più grande, sia per quanto attiene alle Istituzione che per la parte rilevante che coinvolge i privati. Tutti abbiamo piena consapevolezza di ciò che è sbagliato, che occorrerebbe modificare. La cantilena, trita e ritrita, è che questo sforzo di cambiamento lo pretendiamo sempre e solo dagli altri. Non potendo ciò avvenire perchè siamo tutti dei noi e nessuno è un altro è subentrata una assuefazione ad ogni aspetto di sporcizia  estetica  che  degrada  il  territorio, l'importante è che ciò accada "a nu parmu du culu miu".
Non ho citato i tanti spazi occupati abusivamente, i mostruosi scivoli cementati in tante gradinate per passare con moto e auto la dove non sarebbe possibile, le affissioni estive ogni dove, i tanti cartelloni giganti abusivi, i tanti manifesti incollati a paletti e alberi con adesivi e lacci senza alcun ritegno e ancora li presenti, la  ordinanza sui cani non rispettata da nessuno, le strade colme di cacca di cani e nessun cane con la museruola, i botti a tutte le ore nonostante l'ordinanza di divieto e altre cose che aumenterebbero il senso di angoscia e che vi evito.
E ALLORA CHIEDIAMOCI PERCHE' IL TURISMO CI HA ABBANDONATO DA ORMAI VENTA'ANNI, ALTRO CHE CLAMORE DELLA NAVE DEI VELENI.  Domani è un altro giorno.

Antonio Cima