RIFLESSIONI DI ENZO GIACCO SUL 25 APRILE

   
 

                                                                                                                 
Il 25 aprile è la Festa della Liberazione. La festa appunto, un momento di ritrovo delle comunità per gioire dei diritti democratici di cui godiamo oggi e per ricordare le donne e gli uomini di tutte le età che sono morti negli anni bui del fascismo per regalarci la libertà.

Anno dopo anno, il 25 aprile è sempre meno il momento per ricordare e sempre più un momento per starsene un giorno a casa tranquilli, stoppare le ordinarie attività giornaliere,mentre  la società del benessere appanna la nostra memoria e le nostre coscienze. Il nuovo modello di società che si cerca di imporre e l’indifferenza, che oggi più che mai è il vero peso morto della storia, fanno il resto.

A nulla è valso neppure il duro e crudo monito di Primo Levi.

Eppure, c’è stato un tempo, non troppo lontano, in cui la personalità umana è stata annullata, in cui l’uomo è stato privato della propria dignità. Un  tempo in cui l’Italia veniva trascinata in guerra dalla pazzia di chi fantasticava un Paese autarchico e fine a se stesso, come se il progresso risiedesse nell’autosufficienza e non nella valorizzazione della collaborazione e della solidarietà reciproca.

Dagli anni più bui della storia del nostro Paese, uscì forse la nostra migliore generazione. Quella che   con il proprio sangue ha liberato l’Italia dal totalitarismo nazifascista e che, con la mente ferma a ciò che era stato ma anche proiettata a ciò che doveva essere il Paese, scrisse col cuore la nostra Carta Costituzionale. 

Negli anni difficili della Resistenza, ci sono stati donne ed uomini che hanno dato degli esempi mirabili, dal carcere al martirio, intere generazioni hanno colto il fascino della libertà e si sono immolate  per garantirla a chi sarebbe venuto dopo di loro.

 E’ una lezione di speranza, di coraggio e di impegno che non può e non deve essere sprecata.

La  Scuola e l’Università Pubblica devono raccogliere e trasmettere alle nuove generazioni questo insegnamento, per formare carattere e coscienze, per renderle  libere  e consapevoli, per insegnare loro a non chinare la testa dinnanzi all’ipocrisia ed alla prepotenza, per imparare a distinguere lo spettro della larvata dittatura che emerge ogni giorno dietro le reiterate ingiustizie.

Per le stesse ragioni è necessario difendere la nostra Costituzione: per fare in modo che quella lezione e  quell’ideale continuino ad alimentare la nostra democrazia e l’aiutino a diventare matura, rigorosa e sostanziale, perché l’uguaglianza di diritto si trasformi in uguaglianza di fatto, per offrire a tutti la libertà di studiare e di lavorare e di trarre dal proprio lavoro i mezzi per vivere e per contribuire alla vita politica, economica e sociale del Paese (altrimenti non solo la nostra non si potrà dire fondata sul lavoro ma, non si potrà neppure chiamare democrazia), e poi per consentire di contrastare ogni subdolo disegno di indebolire il tessuto democratico del Paese limitando le libertà dell’uomo e la dignità della persona.

Continuare a difendere la Resistenza e dare continuità alla coscienza morale sono il modo migliore per far vivere quelle ragazze e quei ragazzi morti partigiani ma, vivi nel respiro della nostra libertà.

Enzo Giacco