Il successo del III Festival Teatrale “Sulle Rotte del Mediterraneo” di Amantea suscita pretestuose polemiche
di Renzo Celati  

   

 

Chi come lo scrivente trascorre l’estate nella suggestiva ed ospitale Amantea, definita da Elio Vittorini in Conversazioni in Sicilia  “nome da sogno antico”, ha ancora una volta constatato l’alta qualità degli spettacoli, promossi dall’Amministrazione comunale di Amantea che ha investito le risorse nel rilancio del turismo e della cultura. Ben a ragione questi settori sono considerati importanti per fronteggiare la grave crisi socio-economica che investe anche il centro tirrenico. Del resto tale scelta è un vero antidoto per impedire il perpetuarsi di episodi mafiosi, vere e proprie offese alla dignità nella maggior parte degli amanteani onesti, lontani da ogni sospetto.

   Fra le manifestazioni estive, degne di menzione, si è distinto il III Festival Teatrale “Sulle Rotte del Mediterraneo”, che si è concluso nel superbo scenario nel parco pubblico della “Grotta” con la rappresentazione del Don Chisciotte, che, come le tre precedenti serate, ha riscosso calorosi applausi da parte di numerosissimi spettatori.

  L’eccezionale “ pièce”, interpretata magistralmente da Roberto Herlizka e da Lello Arena, rispettivamente nei panni di Don Chisciotte e di Salvo, il fedele scudiero (un napolitanizzato Sancho), si è avvalsa della regia di Nadia Baldi, delle significative scene di Nicola Rubertelli e delle intonate musiche di Paolo Vivaldi. Si è trattata di una rilettura del capolavoro Miguel de Cervantes, in cui confluiscono tematiche borghesiane, della autentica farsa napoletana e della psicoanalisi. In particolare l’opera è incentrata su uno studioso di letteratura epica, il quale vive in profonda solitudine al di fuori del mondo. Emarginato da una società che lo respinge, il protagonista perde il contatto con la realtà e con la dimensione del presente, rifugiandosi nel dialogo con i fantasmi della classicità, che, nel suo mondo immaginario si materializzano. Reincarnatosi nel “ Hidalgo spagnolo”, il professore lotta contro i mulini a vento, i saraceni, i despoti; difende l’onore di una fantomatica Dulcinea, cavalcando un fantasioso cavallo (per l’occasione un carrello di supermercato) “con la lancia in resta o la spada in pugno”.

La relazione tra passato e presente consiste nell’inseguire il sogno di un ideale disperato e poetico di giustizia e di libertà, che purtroppo nell’umanità non si è ancora attuato. Inutilmente Salvo, fingendo fino ad un certo limite di assecondare le avventure del Cavaliere è costretto a richiamarlo alla dura realtà con la sua colorita parlata partenopea e l’efficace gestualità nei vari ed interessanti duetti, che rivelano le contrastanti personalità dei personaggi, a cui fanno da sfondo un emblematico vuoto scenografico.

   Il 29 luglio la rassegna si era aperta con la commedia Le Due Sorelle per la regia di Giuseppe Argirò, rappresentata da due straordinarie attrici Iaia Forte e Marina Rocco nei panni appunto di due sorelle, abbandonate dai mariti. La storia, che ricorda il mito dell’omerica Penelope, narra la lunga attesa delle donne, che un padre avido e senza scrupoli inutilmente tenta di indurle a chiedere il divorzio dagli sposi fuggiaschi per rifarsi una vita. Le figlie resistono agli illeciti interessi paterni fino a quando ritornano i loro uomini, ricchi di fama e di denari. La vicenda è commentata da un buffone che vende battute di spirito per sopravvivere. Esemplata sullo Stichus di Plauto, la festa del ritorno inneggia alla libertà delle decisioni e alla fedeltà, esorcizza la morte e brinda alla vita.

   Regista Lindo Nudo, il 3 agosto la compagnia calabrese “Rosso Simona” ha presentato Mia Martini, una donna, una storia. Il dramma ha fatto rivivere l’esistenza tormentata della cantante di Bagnara che è stata capace di emergere dall’anonimato di provincia per qualità vocali ed interpretative. Gli attori ripercorrono con bravura la vita di Mimì dall’infanzia, contrassegnata dall’esasperante autorità del padre, professore di lettere classiche, dall’amorevole condiscendenza della madre verso le figlie, dai conflitti con la sorella Loredana Bertè (in arte). Successivamente l’attrice protagonista evidenzia le pene di Mimì per un amore non corrisposto e le vicende controverse della sua carriera, ora ostacolate dalla superstizione dell’ambiente artistico che la riteneva una “menagramo”, ora scandita dai successi. Si accenna all’uso di stupefacenti con cui la cantante combatte la repressione, culminata con la sua tragica morte. Sulle sequenze coinvolgenti del dramma si eleva la voce di una grande interprete della canzone del ‘900, vittima di un ambiente artistico denigratorio e permeato di gelosie.

   Il 9 agosto è andato in scena Cassandra e il Re, una rielaborazione della figura della profetessa troiana, ispirata alle opere di Omero, Eschilo, Euripide e Christa Wolf  e diretto da G. Argirò. L’attrice Jun Ichikawa ha dato vita ad un complesso personaggio, invasato da Apollo, ma dalla vita infelice; mentre Leandro Amato ha tratteggiato un Agamennone severo e duro sovrano-amante. Schiava del re greco, la profetessa, figlia di Priamo, sempre inascoltata dai suoi perché ritenuta pazza e visionaria, durante l’assedio di Troia (con grande pregiudizio della città, conquistata dagli Achei con l’inganno del cavallo e data alle fiamme) da prigioniera continua a vivere le sue vicissitudini. Cassandra è una bella donna, condizionata dal sacro e dal profano. Pertanto è condannata alla solitudine ed all’impotenza dell’agire. Il figlio di Atreo, ancorato al potere terreno, ne avrà compassione, pur non comprendendola. In fondo sono due esseri dilaniati dalla contraddizione, incapaci di comunicare ed esprimere i sentimenti e le emozioni. I loro comportamenti sono più vicini alla mentalità contorta dell’uomo dei nostri giorni che non alla semplicità dei personaggi di una classicità perduta e mitologica. 

   Come si arguisce da questa sintesi delle opere rappresentate, esse sono state scelte per la lettura aggiornata dei classici, che individua, nelle mitiche storie dell’antichità le problematiche esistenziali del presente, anche riscontrabili nella “pièce” su Mia Martini.

   Il successo ottenuto dal festival, che meritava una maggiore attenzione da parte dei “media” locali, non è certamente scalfito dalle isolate e malevoli “critiche” anonime, apparse su un sito internet amanteano, a cui si consiglia una maggiore prudenza nel diffondere notizie quanto meno infondate. Su questi ripetuti giudizi ed insinuazioni così si esprime il direttore artistico della rassegna, Vera Segreti: “Se chi scrive non ha gradito gli spettacoli, né recepito il messaggio, la colpa è unicamente dei suoi limiti culturali. Probabilmente egli appartiene a quei sedicenti intellettuali (oggi è di moda atteggiarsi a tali) che in ogni occasione sfoggiano generiche critiche distruttive da ‘saggi del villaggio’. Per questi tuttologi valga l’adagio oraziano: ”Sutor ne ultra crepidam!” (= Il calzolaio non oltre la scarpa!).

“Ma l’autore (si tratta forse della stessa persona), che ridimensiona artatamente anche il numero degli spettatori delle serate,” - continua l’attrice - “si spinge oltre, tramutandosi in un pedestre ragioniere, che non tiene conto del valore degli spettacoli, quando ritiene esorbitante il costo delle rappresentazioni, che invece è stato molto contenuto e sostenuto anche dalla sponsorizzazione del Village la Principessa”. Oltre al Festival la Cooperativa Onlus ‘Teatro in Note’ di Cosenza ha curato l’organizzazione di quattro concerti di musica popolare ( “Contaminazioni e suoni”), molto gradite dal pubblico,nell’intento di valorizzare i canti della tradizione italiana e divulgare il nostro patrimonio etnofonico e dialettale. Anche per queste serate, realizzate con spese modiche, sono state sottoscritti con il Comune di Amantea regolari convenzioni e contratti. Ridicola ed offensiva appare altresì l’affermazione che il direttore artistico degli spettacoli è stato scelto per la raccomandazione politica di un ‘influente zio’. A questo proposito giova precisare che la nomina scaturisce  da progetti articolati, redatti dalla suddetta Cooperativa, che ogni anno vengono esaminati ed approvati da un’apposita commissione, nominata dall’Amministrazione comunale”.

Per il resto “ - conclude Vera - “il curriculum e le credenziali della sottoscritta parlano da sé, dal momento che nella regione e specie nella provincia di Cosenza ha scelto  e continua a scegliere spettacoli musicali e teatrali di alto livello, quali Il “Magna Graecia Teatro”, i Festival di Figline, di Luzzi, di Montalto Uffugo ed altre manifestazioni, con la competenza che le deriva nel settore per avere conseguito i diplomi di attrice, di cantante di scena e di regista presso l’Accademia d’Arte Drammatica di Palmi e per avere alle spalle una carriera artistica di tutto rispetto.” 

Sulla vicenda sembra aleggiare l’ombra di avversari politici dell’attuale esecutivo comunale, i quali, a corto di argomenti, in questo settore, alzano polveroni per colpire la giunta, “rea” di avere paradossalmente ripristinato una valida stagione teatrale estiva ad Amantea, punto di riferimento per le località del basso Tirreno cosentino.
 

3 agosto 2010 - "Mia Martini.."

5 agosto 2010 "Cassandra.."