COMMISSARI STRAORDINARI NEI COMUNI CALABRESI
il testo originale è sul sito 
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La lettera che segue è stata scritta da un Commissario Straordinario che ha operato, qualche anno fa, nel comune di Parghelia (VV) il cui Consiglio è stato sciolto per mafia. Il Commissario racconta la sua travagliata esperienza e le difficoltà ambientali affrontate. Sviluppa un ragionamento sulle motivazioni della presenza dei Commissari e chiarisce il loro operato in favore della legalità del luogo.
I toni sono civili, la forma elegante, i contenuti convincenti. Pur contestando personalmente l'esistenza giuridico-istituzionale delle Commissioni Straordinarie, non ho motivi per  non credere a quello che leggo in relazione alla sua personale esperienza.
Chiedo ora all'esimio dottore, alla luce di quanto è accaduto ad Amantea, di analizzare la nostra situazione, se ciò gli è possibile, e di convincerci sul perchè avremmo dovuto  accettare come rimedio ineluttabile una situazione che, come stabilito dalla sentenza del Consiglio di Stato, ci aveva scagliati -senza averne colpa- dalla padella nelle braci con grandi ripercussioni sulla immagine della nostra cittadina.
Antonio Cima

Un Commissario Straordinario racconta la sua esperienza a Parghelia
Scritto da Leopoldo Falco   

Parghelia è una ridente cittadina il cui dolce nome deriva dal greco e significa “nata dal mare”: ufficialmente ha circa 1300 abitanti, ma il dato non è indicativo in quanto è terra di emigrazione e ha un numero di votanti(1400) superiore a quello degli abitanti. Soprattutto è una realtà a netta vocazione turistica che in primavera-estate registra circa 150.000 presenze.

E’ situata in una posizione di rara bellezza, sul mare della cd. Costa degli dei, a un passo dalla nobile e decadente Tropea di cui alcuni dicono costituisca il dormitorio, altri, più giustamente, la spiaggia: anche perché, se nel comprensorio del comune di Tropea ricade circa 1 Km. dello splendido tratto di costa, in quello della piccola Parghelia ne sono compresi ben otto, sul quale sono presenti circa 20 importanti strutture alberghiere.

L’importanza economica del territorio non può non attirare investimenti importanti: al turista, Parghelia deve comunque apparire come una piccola Svizzera, un’oasi in un contesto difficile, che va celato.

Un territorio che si presta a molte definizioni: per un noto imprenditore turistico, l’architetto Adolfo Salabè, la Costa degli Dei è «(…) inferiore in Europa solo a Capri»; per il Sindaco  rimosso dalla vicenda commissariale, che aveva anche subito più attentati al patrimonio, più crudamente è “la striscia di Gaza”.

Le polemiche per queste ultime dichiarazioni furono aspre, in quanto molti non vollero coglierne l’esasperazione e perdonarle al primo cittadino che, a loro dire, in quanto tale  non doveva denigrare una realtà che con fatica cercava di crescere.

Da Commissario nei successivi 26 mesi di gestione dell’Ente, ho ben compreso quei diversi punti di vista, verificando quanto fosse ampia la distanza tra le straordinarie potenzialità del luogo e la vischiosità di una situazione politico-amministrativa condizionata da più fattori, tutti gravi e inaccettabili.

Un imprenditore locale, contestando un nostro provvedimento di revoca di una sua licenza di esercizio per frequentazioni malavitose, ha commentato che il problema di quel territorio non sono quelli “chiacchierati” come lui,  ma quelli “in giacca e cravatta come voi, che in Calabria comandano”.

Facendo riferimento al diffuso sistema di corruzione, anche ammantato da un’aria di ipocrita perbenismo, così profondamente infiltrato nelle realtà amministrative territoriali da gestirle dal di fuori, veicolandone gli affari di rilievo.

Lo invitammo a limitarsi a valutare la propria posizione e le motivazioni per le quali si adottavano nei suoi confronti provvedimenti interdittivi: poi tra noi commentammo che vi era del vero in quelle parole, in quanto lì il sistema della corruzione va molto oltre la sola presenza, già terribile, della ‘ndrangheta.

Questa realtà ritengo sia ben nota a tutti coloro che hanno svolto attività commissariali in quei territori: avverti la netta sensazione che se non riesci a individuare ed eliminare dall’interno dell’Ente i terminali di quel “comitato di affari”, che intende continuare a operare anche in presenza dei Commissari, la tua azione è di fatto neutralizzata.

Al contrario, la Commissione afferma la legalità e ottiene rispetto solo quando, supportata da pochi “fiduciari”, elimina quelle ingerenze e interrompe la gestione di quegli interessi.

Il tema della fiducia nei collaboratori in questi contesti è primario: personalmente convinto che la fiducia costituisca la premessa fondamentale per “fare squadra” e ottenere benessere organizzativo e prestazioni più qualificate, ho dovuto confrontarmi con una realtà nella quale la fiducia va concessa quale riconoscimento eccezionale a un numero ristretto di “fedelissimi”, da identificare pubblicamente come tali, senza alcun rispetto per gli altri che vanno collocati nella “zona grigia”, del sospetto.

E, al contrario, l’unico approccio possibile sembra essere la diffidenza, che va anche esibita, onde evitare di apparire inadeguati, mentre, sulla testa di tutti, aleggia l’ombra della corruzione, che toglie ogni speranza agli onesti, che non solo vengono deprivati quali cittadini di diritti essenziali, quanto offesi da questo diffuso clima di diffidenza che, in un contesto tragico che li depriva anche della reputazione di “persone per bene”, si estende anche a loro.

Del resto, la diffidenza colpisce anche te, il “commissario straniero”, che con la tua sola presenza sei lì ad attestare che quella realtà è tutta, irrimediabilmente, corrotta. Sei lì a certificare un marchio di infamia.

In occasione della presentazione del bel libro sulla Calabria e i terremoti del prof. Luciano Meligrana, si discusse sulla “apatia” manifestata da alcuni parghelioti in occasione del tragico terremoto di inizio secolo, che distrusse il paese: quando una colonna dell’esercito che, per pura casualità, transitava nei paraggi raggiunse rapidamente il paese e iniziò le operazioni di scavo e soccorso, parte della cittadinanza non gradì quell’intervento straniero in un loro dramma.

I cronisti dell’epoca riportano che, se alcuni parghelioti furono protagonisti di episodi di eroismo, altri incrociarono le braccia, rifiutando l’intervento dello Stato, mentre i giovani soldati non si risparmiavano per salvare le vite anche dei loro congiunti e la seconda sera avevano consumato le scarpe ed erano quasi scalzi.

Ho pensato spesso a cosa pensava Parghelia dei Commissari.

Quando nei primi dieci mesi di gestione commissariale subimmo otto attentati intimidatori al patrimonio comunale, tra i quali l’esplosione di una bomba alla porta della scuola e quella evitata alla porta del Comune, ci fu spiegato dai responsabili della sicurezza che non si riteneva opportuno, anzi sarebbe stato controproducente, dotarci di una scorta.

La migliore protezione era rappresentata dalla visibilità quotidiana e il messaggio da trasmettere era quello della presenza di uno Stato sicuro di se stesso, soprattutto dopo quegli episodi.

La strategia ha funzionato, gli attentati sono terminati, le attività che avevamo intraprese e che li avevano provocati sono state regolarmente, e con grande visibilità, portate a conclusione.

Qualcuno, quasi a voler attribuire a quegli sconosciuti interlocutori una rappresentatività di interessi generali, ha osservato che lo Stato era stato addirittura arrogante a non voler cogliere il messaggio che veniva dalle bombe…

Ma ritengo che, in quei momenti, Parghelia abbia compreso il significato della nostra presenza: alcuni si sono avvicinati, in forma ovviamente riservatissima, per manifestare solidarietà e l’auspicio che il commissariamento durasse il più a lungo possibile. Lo leggemmo come un piccolo segnale di uno squarcio che si apriva nella generale tragica visione della ineluttabilità del destino di una terra condannata. Ai cui abitanti non si può chiedere di manifestare pubblicamente simpatia e fiducia nei confronti dello straniero di passaggio, perché poi “quelli” ritornano e puniranno chi si è fatto “corrompere” dallo Stato.

Si può essere accusati di avere sorriso ai Commissari, di aver preso con loro il caffè al bar: ogni gesto è fortemente simbolico e, se il senso dell’ospitalità e dell’amicizia sono fortissimi, questi sentimenti si concedono solo quando si accetta il nuovo interlocutore e, in questo caso, si opera una scelta di campo.

Per noi comunque il diaframma si era in parte rotto, il muro di omertà iniziava a dissolversi e la schiera degli “amici riservati“ appariva in aumento: un sondaggio condotto su un sito internet cittadino evidenziò che l’apprezzamento per l’opera della Commissione era decisamente elevato. Strano, segretissimo consenso.

L’altro tema dominante è quello della legalità.

La legalità quotidianamente violata, irrisa, invocata, ritenuta chimera.

Un profondo conoscitore, e illustre protagonista delle vicende calabresi, mi rappresentò all’inizio dell’incarico che il rispetto della legalità in Calabria può significare non riuscire a risolvere i problemi reali, in quanto la presenza di nemici invisibili che non perdonerebbero la pur minima deroga alle “regole”, costringe al formale rispetto delle procedure e non consente alcun minimo scostamento, anche se “a fin di bene”.

E chi ha operato in determinate realtà sa bene quanto sia difficile districarsi nel ginepraio delle norme e dei veti incrociati.

Ho potuto verificare quanto fosse giustificato questo ammonimento e quanti cecchini, anche qualificati, fossero appostati sulla nostra strada: eppure posso dire che la tensione verso il raggiungimento degli obiettivi reali, quelli decisivi per il futuro di Parghelia, non è mai venuta meno, è stata sino all’ultimo giorno il nostro riferimento costante.

Non voglio operare dei consuntivi sull’esito della nostra esperienza, vissuta con due colleghi amici in totale simbiosi e condivisione ideale.

Osservo però che oggi sono più convinto di prima delle potenzialità delle gestioni commissariali che, se vissute con la massima determinazione e supportate da una politica di deciso sostegno da parte della Amministrazione, possono cambiare profondamente, e per molti anni, la vita di quegli Enti, iniziandone un percorso di crescita duratura.

Devo poi osservare che queste esperienze sono a tal punto ricche sul piano professionale e umano che anche la tua vita ne viene cambiata: ho vissuto, con orgoglio, una esperienza di vero servizio al Paese che mi ha profondamente arricchito.

E oggi, più di prima, credo nel dialogo e nella fiducia nel prossimo e sono convinto che questi principî valgano anche nella difficile terra di Calabria, nella quale ho conosciuto persone per bene che meritano tutta la nostra stima.

Più volte, a fronte delle difficoltà e degli attacchi, anche cattivi, ho pensato che era giusto non mollare anche per loro.

Ci hanno detto che rappresentavamo la loro speranza: spero con tutto il cuore di non averli delusi.