Tutti a casa e Tonnara al Comune   di Filippo Vairo

   

 

Premessa essenziale

A chi prima di leggere questo articolo dovesse ritenerlo lungo o complicato e, viceversa, fastidioso, dimostrando una presunzione che mi viene attribuita e che naturalmente respingo al mittente con l’aggiunta di qualche furioso improperio che guasta e non racconcia, vorrei rivolgere l’umile preghiera pasquale di non leggerlo o, comunque, di evitare commenti inutili di cui ormai ho piene le tasche, benché pronte a svuotarle alla bisogna.

Dati elettorali e commento breve

Sui dati elettorali di Amantea nessuno scrive più una parola. Con la scomparsa dei partiti sono sparite perfino le buone abitudini di una volta. Sicché si conoscono solo le cifre a carico di questo o quel candidato. Ormai siamo al mercato nero, dove i voti si contano solo se diventano seggi e indennità o suscitano curiosità morbosa.

Elezioni Regionali del 28/29 marzo 2010

Elettori iscritti

13.400

   %

Votanti

 8.030

59.92

Schede bianche e nulle

    449

  5.59

Voti validi

7.328

54.68

Scopelliti

3.866

52.75

Loiero

2.877

39.27

Callipo

   585

  7.98

Elettori e partecipazione

Uno dei motivi di maggiore interesse nelle consultazioni elettorali è costituito dalla partecipazione al voto. L’alto livello raggiunto dalla quota di elettorato che si astiene dal voto o che non esprime preferenze politiche induce ad assimilare il fenomeno ad una specie di raggruppamento politico denominato il partito di chi non vota. Un’immagine errata, giacché presume una omogeneità del comportamento elettorale degli astensionisti, come se a non votare fossero sempre gli stessi elettori, a cui altri di volta in volta si aggiungono. L’espansione del fenomeno, tuttavia, testimonia che il rapporto tra società e sistema politico non trova più nei partiti completo esaurimento e rivela un clima di disimpegno politico e di protesta civile. In sintesi, ad una offerta politica insoddisfacente corrisponde un forte astensionismo.

   In questo turno elettorale, l’area del non voto sembra avere assunto una sua piena legittimazione, diventando una opzione possibile, diffusa in tutte le aree geografiche del Paese e, dunque, anche ad Amantea.

   Ad Amantea su 13.400 elettori iscritti hanno votato soltanto 8.030 elettori (59,92%), mentre le schede bianche e nulle sono state 449 (5,59%). I voti validi, dunque, sono stati 7.328 (54,68%), a cui si devono aggiungere 253 voti (3,15%) sui candidati a presidente. Quasi la metà degli elettori di Amantea (5.370) non si è recata alle urne (astensionismo passivo) o ha votato scheda bianca o nulla (astensionismo attivo), mentre si presume che le stesse sarebbero state molte di più se avessero votato più elettori.

   La differenza con ciò che si è verificato nelle regionali del 2005 è notevole (circa il 7% in meno). Il dato di chi non vota o vota scheda bianca o nulla, comunque, costituisce una percentuale enorme, specie se si considera che mediamente a recarsi alle urne nelle elezioni regionali dal 1970 al 2005 era del 72%, mentre schede bianche e nulle (astensionismo volontario) non andavano oltre il 3%. Per completezza si deve precisare che circa 1.300 elettori risultano da anni impossibilitati al voto perché domiciliati altrove (lavoratori stagionali e altri), configuranti l’astensionismo necessario.

In questo caso si tratta di una cifra considerevole e mai prima toccata (salvo che nei referendum ed europee) che dimostra la profonda crisi del rapporto partiti-elettori. Una crisi che, nonostante tutto, continua ad essere sottovalutata dalla politica, allorquando si continua a parlare di voto utile ed a considerare inutile ogni altra espressione elettorale.

   Alla domanda se l’astensionismo abbia favorito uno schieramento piuttosto che l’altro non è possibile rispondere sul piano locale, benché le prime analisi dei flussi elettorali svolte sul piano nazionale indichino una specie di neutralità, ovvero un dato spalmato dappertutto.

Centrodestra e centrosinistra

Il centrodestra raggiunge ad Amantea il 52,75%, il centrosinistra il 39,26%, il terzo polo il 7,98%. Percentuali diverse da quelle regionali che vedono il centrodestra a -5%, il centrosinsitra a +7% ed il terzo polo a +3%. Mentre, il voto disgiunto al candidato presidente favorisce Callipo (13%), penalizza Loiero (34%) e non smuove Scopelliti (52%). Seppur considerando la ristrettezza del dato, ciò dimostra ancora una volta la crisi del sistema politico e la disaffezione degli elettori.

   Sulle cause della sconfitta del centrosinistra pesano i dati negativi registrati in tutti i settori economici della Calabria negli ultimi cinque anni, l’esasperata conflittualità interna alla maggioranza uscente, l’ostinazione e l’eccessivo protagonismo dell’ex presidente Loiero, ancorché la giovane età di Scopelliti, la compattezza della sua coalizione e la voglia di cambiare dei calabresi, l’inconsistenza di Callipo e la ritardata voglia di vendetta di De Magistris . In sostanza, si è verificato l’esatto contrario del 2005 e ciò conferma la logica dell’alternanza che si è sostituita all’alternativa e induce il campo avverso a sperare nella prossima scadenza, anziché modificare i propri comportamenti, provocando il cortocircuito della politica e della società.

Candidature locali

A fare la differenza sono le candidature locali, laddove è possibile presumere che se non ci fossero state sarebbe cresciuto l’astensionismo attivo e passivo, così come è capitato altrove.

   Sommando i voti dei candidati locali (Signorelli, Pirillo, Bruno, Le Rose, Giacco, Sicoli, Bonanno e Marengoni) si raggiunge la cifra di 3.154 preferenze, pari al 43% dei voti validi. Se a questi si aggiungono le preferenze dei candidati del Tirreno cosentino, pari a circa il 7%, si arriva alla metà dei voti espressi. Il restante 50% risulta distribuito sulle altre preferenze, di cui il 24% su 9 candidati (Morelli, Trematerra, Adamo, Gentile, Guccione, Chiappetta, Caputo, Orsomarso e Talarico). Ciò significa che Amantea non è più territorio esclusivo dei candidati locali, ma luogo elettorale aperto a tutte le intemperie, dove ognuno pesca ciò che gli serve, spesso l’inferiorità dei numeri relativi che dimostrano come la ricerca del consenso sia assai prossima alle diverse forme di accattonaggio.

   Nella situazione data occorre considerare almeno tre aspetti specifici.

1-L’assenza involontaria di Franco La Rupa, consigliere regionale uscente, e la candidatura del figlio, successivamente ritirata.

2-La candidatura di Salvatore Pirillo, figlio dell’europarlamentare Mario che, pur totalizzando 1.123 preferenze ad Amantea e 4.877 in totale (terzo dei non eletti), non ha suscitato l’entusiasmo fantasticato, perdendo 1/3 dell’eredità paterna ad Amantea e più del doppio in provincia. Quasi a dimostrazione che sull’eredità si pagano ancora le tasse di successione.

3-La candidatura di Tommaso Signorelli che totalizza 1.289 preferenze, risultando il più votato.

   Su La Rupa, Pirillo e Signorelli, dunque, si sono appuntate le maggiori attenzioni. Su La Rupa per capire chi avrebbe votato, appurando un orientamento verso Loiero e più di un candidato del centrosinistra. Su Pirillo per capire il fenomeno della trasferibilità del voto, solo in parte accertato. Su Signorelli per capire l’impatto della sua candidatura dopo l’arresto e la caduta dell’Amministrazione Comunale. Mi limito ad osservare che l’impatto ha avuto un riscontro favorevole (benché inferiore alle sue attese). Ciò significa che del caso Signorelli si deve parlare e non si può far finta di niente. Un fenomeno che non può più essere semplicemente demonizzato, ma analizzato e spiegato per capire esattamente di cosa essenzialmente si tratta, oltre il protagonismo di cui si carica ed il coinvolgimento emotivo, diffuso e profondo. Per il resto l’ultima parola spetta alla magistratura, né il voto può significare una sentenza anticipata.

Conclusioni

Ciò che resta certo è che in questa campagna elettorale ad Amantea nessuno dei candidati locali ha parlato di politica perché non ne avevano i mezzi, limitandosi al compitino fatto in casa e da altri che, per quel che si è sentito, probabilmente ne sanno di meno, pur presumendo di saperne di più.   Ciò che resta certo è che nessun candidato di Amantea è stato eletto in Consiglio Regionale. Se è una fortuna o una sfortuna dipende dai punti di vista. Per parte mia ho sempre saputo di cosa si trattava.

Nota a margine

Proprio mentre scrivevo queste note, Santino Mazzei si è premurato di comunicarmi che il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso dell’Amministrazione Tonnara che sarà presto reintegrata nelle sue funzioni. Tonnara nuovamente sindaco significa che Amantea non può più essere definita città mafiosa, ciò che alleggerisce e di molto la posizione processuale dello stesso Signorelli. Le due questioni, tuttavia, non possono essere confuse, giacché pur muovendosi in parallelo restano diverse.

   Tonnara nuovamente sindaco alla faccia degli avvoltoi che da mesi volteggiavano sull’orologio del Municipio. Alla faccia delle iene che già pensavano di fare strame di un povero corpo sofferente, solo per prendere quel poco che resta al Comune.

   A Tonnara, però, vorrei dire due parole. E lo faccio pubblicamente per non confondere l’amicizia e l’affetto personale con il dovere civico.

   Caro Tonnara, spero proprio che questa dolorosa vicenda sia servita a qualcosa. Sia servita, per esempio, a rafforzare le tue convinzioni ed il tuo carattere. Se Amantea non è più una città mafiosa, resta una città scarica di valori e carica di problemi grandi e piccoli che si sono aggravati nel corso degli ultimi venti anni, costituendo la base di un malessere tanto diffuso quanto evidente, il presupposto di ciò che è successo e potrebbe ripetersi, giacché  non può essere una sentenza a modificare la storia civile di una comunità.

   Caro Tonnara non so cosa si può fare in un anno di amministrazione ordinaria. Sono sicuro, però, che occorrerà un impegno straordinario ed eccezionale per invertire tendenza e ridare serenità alla cittadinanza, vitalità all’Amministrazione ed alla politica, vigore alla trasparenza ed alla legalità, forza alla sicurezza sociale, sostanza alla partecipazione e alla solidarietà. Proprio ciò che prima non c’era e che ora dovrà esserci per un futuro migliore.

   Auguri di buona Pasqua a tutti ed auguri di buon lavoro a te, ai consiglieri comunali ed agli assessori, con un avvertimento. Non fateci rimpiangere i commissari straordinari e l’esercito dei loro consulenti ben pagati con i soldi dei contribuenti. Sarebbe davvero troppo. Dal dramma alla farsa il passo sarebbe breve.

Ultima inutile precisazione

A chi inopinatamente si ostina a dubitare della mia purezza morale, vorrei precisare che non mi sono lasciato vincere dalla tentazione di augurare la famosa mala pasca ca ti vatte a chi se lo meriterebbe. Anzi, per pietà vi prego di cancellare le ultime quattro righe, perché a Natale ed a Pasqua occorre essere buoni e non vorrei fare la solita eccezione.