AMANTEA  IMMAGINI - 
Tenendo in braccio un bimbo ogni tanto scappa: abenadica...
mi sta acciungannu u vrazzu

    

Nelle abitudini linguistiche di Amantea è notevolmente utilizzato (in prevalenza da donne che mantengono abitudini tradizionali) il termine abenadica (sia benedetto) per evidenziare uno stato di beltà o condizione di eccellenza di chi è oggetto di conversazione. Chi proferisce tale espressione nei confronti di propri congiunti lo fa con affetto ed orgoglio; chi, invece, lo esprime su estranei lo fa, quasi sempre, per piaceria  e per non incorrere nella superstizione o reazione degli altri. La casistica delle modalità di pronuncia è vasta e, dal tono, si può capire se esprime bonomia, invidia, avversione, malignazione, doppi sensi, ecc. A volte si esprime la benedizione anche in caso di disagi riconducibili ad un aspetto positivo del soggetto benedetto (ciò è rappresentato nelle foto).
Le immagini rappresentano persone che hanno in braccio un bambino; spesso si sente dire: "ohi abenadica su guagliuniellu..mi sta acciungannu u vrazzu".
Il tono è più marcato se il bambino appartiene ad altri per esaltarne le doti di bellezza e di crescita. (ma la mamma capisce dal tono quanto c'è di sincero in ciò che ascolta). I casi che richiedono abenadica sono infiniti; ne citiamo qualcuno: il bimbo cresce velocemente; un ragazzo prende buoni voti a scuola; il superamento di un concorso; il cambiare spesso le scarpe al bimbo per uno sviluppo precoce; una sposina rimane incinta; nascita di due gemelli; ecc.

 
 

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