|
Perché in alcune situazioni si dice BUONASERA A TUTTI e BUONGIORNO A
TUTTI
e in altre si dice soltanto BUONASERA e BUONGIORNO?
Le persone che si presentano ad una platea per relazionare, cantare,
recitare, esporre, raccontare, esordiscono sempre con un saluto
collettivo esplicito ovvero: “buonasera o buongiorno a tutti”.
Ma perché buonasera a tutti e non solo buonasera come sarebbe
ovvio.
La formulazione quantitativa della frase quel “a tutti” fa supporre che il
saluto, in alternativa, potrebbe essere rivolto solo a “qualcuno”.
Lo immaginate uno che si presenta e dice “buonasera a quelli
della prima fila” oppure “buonasera a quelli con la cravatta”?
E allora:
- perché di sera passando davanti ad un gruppo di persone, anche folto,
non si dice buonasera a tutti ma solo buonasera?
- perché al mattino entrando in una sala d’attesa colma di gente si dice solo
buongiorno?
- perché a tarda sera alla fine di un incontro tra amici/colleghi/soci/affiliati si dice solo
buonanotte?
Spesso mi trovo a riflettere su tale espressione e non trovo altra
spiegazione oltre a quella che mi accingo ad evidenziare.
Una persona che si pone davanti ad una platea diventa protagonista,
oggetto di attenzione, ed è consapevole di esporsi e di essere
sottoposto a giudizio; inconsciamente cerca di tutelarsi instaurando con
tutti i presenti un rapporto personale diretto e non generico.
Dicendo
a tutti e come se stabilisse un contatto fisico con ogni
convenuto,
come se ad ognuno stringesse la mano, come se li abbracciasse
singolarmente favorendo un rapporto simbiotico.
Questa teoria viene comprovata dal fatto che nei tre interrogativi di
cui sopra non si è protagonisti delle situazione e, quindi, non ci si
sente esposti a giudizio e, di conseguenza, non si aggiunge a tutti
nel saluto.
Forse è una questione di lana caprina, ma che male c’è a parlarne?
E
allora mi conforterebbe un parere sull’argomento ed è l’invito che
rivolgo…a tutti.
Antonio Cima |