PIUTTOSTO CHE.. INCLUDE O ESCLUDE?

    

Va bene la corsa verso i neologismi anche se spesso inutili, va bene l'inglesizzazione terminologica, va bene la moderna alchimia espressiva, ma perchè sovvertire l'uso di parole che da sempre hanno avuto un chiaro e preciso significato?
E a questo punto mi chiedo perchè questa corsa sfrenata a rincorrersi sull'uso scorretto di
piuttosto invertendone il significato? 
  
Il termine
piuttosto è un avverbio che aggrega le parole più e tosto.

Fin dalla scuola elementare abbiamo considerato l'uso di tale parola per indicare una preferenza tra due o più possibilità.
Il significato che ne abbiamo sempre dedotto è il senso dissociativo/alternativo/escludente "o", "oppure", "invece che" , "al posto di" e non il senso associativo/includente "e" , "anche", "pure".
Quando avevamo 11 anni, ed eravamo in quinta elementare, nostra madre ci diceva: "se non fai i compiti non vai a giocare, scegli!"; la nostra risposta era ovvia: "piuttosto che non giocare faccio i compiti di oggi e di domani" scegliendo tra le due possibilità in contrapposizione.
 
Oggi basta vedere una qualsiasi trasmissione televisiva per rendersi conto che tutti i presenti organizzano i loro interventi con la chiara volonta di "ficcare" nel discorso quanto più possibile la parola "piuttosto" con significato includente.
Mi pare di percepire in loro una sensazione di appagamento nel pronunciare questa magica parola che è diventata ormai una specie di collocazione elitaria, espressione di persone forbite.
Traspare dalle movenze facciali uno stato d'animo un pò trasgressivo, un pò snob, un pò narcisistico, quasi orgastico.
La cosa preoccupante è che questa "epidemia" si sta propagando sempre più e, paradossalmente, colpisce in misura maggiore esponenti della cultura e dell'informazione. 
Quante volte sentiamo pronunciare: "questa legge favorisce le piccole e medie imprese, piuttosto che i dipendenti pubblici, piuttosto che i dipendenti privati, piuttosto che il risparmio, ecc." con l'intenzione di dire che tutte queste categorie avranno benefici.

Proviamo a pensare a quali equivoci potrebbe portare l'uso scorretto di piuttosto.
Immaginiamo un dietologo, che usa correttamente il termine, mentre detta una dieta ad un paziente che ha assimilato l'uso corrente, e quindi distorto, della parola.  Il medico pensa a piuttosto per indicare delle alternative mentre il paziente pensa a piuttosto per inglobare tali alternative.
Dice il dietologo: "per tre mesi nella dieta sono previsti pesce per 200 grammi e carne bianca per 150 grammi" e continua "a pranzo puoi mangiare 200 grammi di pesce piuttosto che 150 grammi di carne", e va avanti "a cena puoi mangiare 150 grammi di pollo piuttosto che 200 grammi di pesce", e conclude "fra tre mesi ci vedremo e dovresti essere dimagrito di quattro chili".
Il paziente felicissimo della dieta, considerando piuttosto con il significato includente e non escludente, ad ogni pranzo e ad ogni cena si avventa su entrambi i secondi che il dietologo, pensa lui, gli ha prescritto.
Naturalmente non dimagrisce e immaginiamo le conseguenze sulla salute.

E ancora, immaginiamo un dialogo tra un consulente finanziario che usa piuttosto in modo includente (e anche in, e anche in, ecc.) e un risparmiatore che usa piuttosto in modo alternativo/escludente (invece di, invece di, ecc.).
Il consulente consiglia d'investire i risparmi in azioni, piuttosto che in bot, piuttosto che in cct, piuttosto che in fondi, intendendo dire di diversificare i risparmi su tutte le forme d'investimento. Il risparmiatore fa tesoro dei consigli e, in base al suo concetto di piuttosto, investe tutti i risparmi in azioni. Ognuno può immaginare i rischi che corre quel risparmiatore.
  
E allora signori
piuttostisti includenti siete proprio convinti di andare avanti così o, piuttosto (nel significato giusto),  volete ravvedervi ritornando all'uso corretto della parola?

Antonio Cima