LA TOPONOMASTICA DI AMANTEA

    
Un forestiero che fa un giro a piedi per Amantea  resterà stupito o ammirato nel leggere le varie targhe toponomastiche con via sole, via luna, via terra. Probabilmente dedurrà che nel nostro comune ci sia una cultura diffusa dell’astronomia, che ci sia qualche istituto di ricerche cosmiche, che sia nato ad Amantea un grande studioso della volta celeste.

Se poi va a Campora si sentirà rinfrescato leggendo via gladioli, via ginestre, via tigli, via ciclamini, via ortensie: ne dedurrà grandi spazi cittadini dedicati al verde pubblico, ad aiuole, a prati, a pinete.

Ma non è di astronomia ne di botanica che voglio scrivere ma di toponomastica, ovvero dello studio dei nomi delle strade che riconduce alla storia, ai personaggi, agli insediamenti urbani e architettonici di un luogo. In questo caso "luogo" è si un comune, ma con un concetto dinamico che va oltre i limiti cittadini, che si estende al comprensorio e poi alla provincia e poi alla regione e poi alla nazione.
Immagino che questo concetto non sfugga a nessun funzionario di alcun comune che, dovendo decidere in poco tempo, spesso presi da contrasti su riferimenti politici, religiosi e storici, sono costretti ad assegnare nomi generici senza alcuna valenza ne territoriale, ne culturale, ne storica.

La logica che guida l'intitolazione delle strade è da sempre e ovunque la stessa: prima i padri della patria (eroi, artisti, letterati, politici, condottieri, ecc.), poi i grandi eventi storici nazionali, poi le grandi località nazionali. A questo punto, ovunque,  hanno la priorità i personaggi locali e regionali e i luoghi di spicco della regione.

E allora, secondo questa logica, com'è possibile aver dimenticato Cassiodoro, Pitagora, T.Campanella, G.Da Fiore, M.Preti, C.Alvaro,  N.Misasi, M.Rotella?
E perchè via Terni, via Latina, via Sondrio, quando non vengono menzionati via Catanzaro, via Crotone, via Vibo, via Reggio Calabria?
Pare che le vie della volta celeste (terra, sole, luna, ecc.), assegnate transitoriamente in fase di censimento, per dimenticanza siano poi rimaste definitivamente. 

Senza ipocrisia, senza becero campanilismo, senza spunti di cultura bacchettona, immagino un prossimo futuro nel quale ci sia spazio anche per queste riflessioni, che forse sono irrilevanti come sono irrilevanti tutti i piccoli cambiamenti che messi insieme formano i grandi cambiamenti di una società.
Mi conforta il fatto che, per le nuove zone urbanizzate, a sud del capoluogo cittadino, vi sia stato un orientamento toponomastico basato sulle antiche famiglie cittadine e su amanteani di spicco, recenti e del passato.

Antonio Cima