NOTIZIE DA AMANTEA

    

AMANTEA NEL CUORE  di Rosalba Nesi

 

Quando, ritornando da una lunga assenza, si scorge all’orizzonte il mare azzurro fonte di sogni e, su quella cima lontana il cimitero, dove la vita diventa immortale, ed ancora lassù, sul monte baciato dal sole, la chiesetta di San Giuseppe che accoglie imperiosa i figli esuli, subito il cuore trabocca di gioia, sente l’amore, fa spazio ai ricordi………………. A quel giorno. Un giorno lontano quando, sposa felice, sono partita lasciando dietro il mio cielo, con il mio sole e le mie stelle, i miei amati fratelli, la mia gente, la mia terra, il mio mondo antico, unico ed irripetibile.

Sentivo il bisogno struggente di ripetere a me stessa la storia intensa della mia Amantea, quasi a volerla imprimere nella mente per poi, con orgoglio di figlia, raccontarla alla gente della mia nuova città. Una storia ricca di senso morale e spirituale, di coscienze operose che hanno lottato con orgoglio e valore innegabile, facendo vivere al nostro paese stagioni ammirevoli e, scrivendo pagine di storia feconda, lasciavano auspicare un fulgido avvenire. Con forza pensavo che, seppur lontana, dovevo rendermi degna della mia appartenenza, dovevo nobilitarmi con l’ingegno, col braccio, col cuore per non deturpare quella storia e darle nuovo vigore.

Allorquando si è lontani dall’amata terra, come si fa a non avvertire quell’onda  impetuosa di tenerezza che avvolge l’anima, fino a riempire gli occhi di lagrime tutte le volte che, spinta dalla folla sconosciuta, cerchi di sentire una parola del tuo dialetto!

Come si fa a dimenticare quel grande diffuso mormorio prodotto dai passeri dalle acque, dalle foglie, dalle piante in germoglio, dal canto degli uccelli, dal respiro degli uomini!

Come si fa a dimenticare quella gioiosa presenza di distese immense di camomilla e di violette o a far tacere l’armonia dell’intenso profumo di fiori di aranci!

Come si fa a dimenticare la bellezza e la simmetria dei ciuffi dei cipressi svettanti all’interno del monumento dei caduti, silenziosi compagni della storia degli uomini del mio paese, di tutti quegli uomini che hanno onorato la Patria!

Come si fa a dimenticare il rumore dell’onda sulla battigia pulita ed i ricami minutissimi della schiuma che si ritrae con l’acqua del mare, limpida, cristallina, fino a fondersi, in un accordo così perfetto con i riflessi del sole che si ha l’anima riboccante di meraviglia e di gratitudine!

Come si fa a dimenticare le lampare lontane, le barche con i pescatori: un’immagine perfetta del lavoro benedetto che non si è fermato nel corso dei millenni!

Come si fa a dimenticare quei ragazzi del liceo, i primi liceali, che un giorno avrebbero dovuto espandere la forza della cultura nella maestà del diritto e del dovere, per rendere sacrosanto il senso della giustizia, per non disonorare con la fiacchezza morale e materiale la nobile terra di Amantea, custode di tradizioni, di onorato lavoro e di cultura feconda che avevano tracciato la via del progresso morale e civile.

Valori che si apprezzano soprattutto quando già si è stati avvinti dalle braccia amorevoli di un glorioso passato dove ora vorrei ritrovarci nuova linfa!

Ridatemi tutto questo!

Ridatemi la mia Amantea!

Rosalba Nesi

 

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