NOTIZIA DA AMANTEA

    

REVIVISCENZE doc.. AMANTEA rivive

 

di Antonello Zaccaria

 

REVIVISCENZE di origine controllata. E’, questa, un’espressione che sa di noioso intellettualismo, buona per chi vuole praticare filosofia su qual'è la soluzione turistica ottimale per far tornare a splendere Amantea. In gergo ‘mantiùatu si tradurrebbe all’incirca così: <<Chìssi sìmu.. chìssi sìmu stati.. chìssu potìmu cuntàri alli forestìeri…>>. Ecco, ora va meglio. Provo dunque a spiegare di cosa si tratta, dal basso dei miei studi in Scienze Turistiche all’Università della Calabria, perché è un concetto cruciale da apprendere, comprendere e realizzare se la comunità vuole progredire in ambito turistico.

 

Premessina. Amantea non è in Versilia (http://www.inversilia.org/forte-dei-marmi.php), e non è nemmeno Lignano Sabbiadoro (http://www.lignanosabbiadoro.it/?pagina=beach-areavip) .

 

Amantea è stata, ed è, qualcosa di più di una località marittima terribilmente seducente. E su di Lei dobbiamo girare un documentario da favola, senza raccontare favole.

 

Abbiamo tante di quelle storie da leggere, tanti i luoghi protagonisti di storia calabrese, tante le gesta da narrare sugli antichi mestieri, e le credenze popolari e i riti santi……. TANTE LE TRADIZIONI E IL FOLKLORE DA MOSTRARE A CHI DI NOI NON SA NULLA.

 

Seconda premessina. Vorrei precisare: IL NOSTRO FOLKLORE.

 

Mi riferisco esattamente a quello che è stato proposto nella serata del 24 luglio dall’Associazione Borgo Chianura, nei ventricoli del cuore storico di Amantea. In 200 metri di vicoli e slarghi è stato mostrato al turista (osservatore/curioso/appassionato) un po’ di tutto quello che abbiamo come retaggio culturale; documenti folclorici che conservano integri i sentimenti popolari di un secolo fa e, in contemporanea, comunicano il “sentire”  attuale del borgo sopravvissuto.

Prendete la pasta con la mollica. Nella memoria di alcuni signori che Amantea l’hanno avuta in eredità da 2-3 generazioni, questa consuetudine culinaria rivive ogni giorno che passa. Il “tramando” orale è qualche cosa di indefinibile valore: un valore, in alcuni casi, unico e non riproducibile da altri. Tocca a noi divulgarlo, perché, appunto, è roba nostra. E’ facile, così, notare che ad Amantea sarà improponibile una sagra del wurstel. Se la Provincia o il Comune decideranno in futuro di finanziare roba del genere, sarà un “deragliamento” culturale voluto. Un suicidio turistico, in sostanza.

 

Un altro dato folclorico su cui riflettere. Fermatevi accanto alle tele pittoriche di mastro Rocco Bonavita, ammirate quelle di Aldo Bruno, che ho avuto il piacere di contemplare. C’è un universo culturale dietro quell’arte figurativa; c’è un contesto socio-culturale che prende forma e colore sulla tela. E’ qualcosa che va oltre la tecnica, che va oltre la mescola dei colori. Alcune rappresentazioni figurative sono il riflesso del sapere e dei desideri di un borgo in gran parte marinaro. Esse sono, come dire?.. dei paesaggi della mente collettiva. Le reti da pesca, la lampara, le barche trascinate sulla sabbia.. tutte immagini depositatesi nella mente collettiva del borgo. L’artista, poi, da’ sfogo alle esigenze sentimentali di chi ama vedere quelle immagini lì.

 

Altri sprazzi incandescenti di folklore doc: i canti e le musiche popolari. Enzo Ruffolo, Nando Brusco, il gruppo Salimora, non sono stati protagonisti di una “esibizione”. Non hanno “intrattenuto”. Sono stati semplicemente e mirabilmente autentici. Essi sono stati suonatori, cantanti e cantastorie insieme; hanno veicolato al pubblico note e parole che sintetizzano un modo di sentire, un modo di essere, un modo di vestire, di mangiare, di pregare, di parlare di una comunità. E’ quella comunità che, in una società divisa in più classi, ancora oggi mantiene tratti e convincimenti propri di una classe che privilegi non ne ha mai avuto. Una classe che fa sentire rabbia e orgoglio, e amore per la sua terra, anche attraverso l’arte.  

Per questo motivo non ho nessun problema ad affermare che alcuni imprenditori locali, propinando musiche tropicaleggianti e animazione a bordo piscina, non fanno di certo un favore alla comunità. La loro attività offusca l’identità secolare di un borgo. Il vero villaggio turistico, in realtà, già c’è: lo si trova imboccando via Cavour e dirigendosi, quindi, verso Largo Chiazzetta e giù di lì.

 

Un ringraziamento personale, da concittadino, voglio esprimerlo agli “attivisti” di Borgo Chianura, in ordine sparso (scuse anticipate se dimentico qualcuno): Antonio Cima, Rocco Bonavita, Francesco Scudiero, Antonio Scudiero, Salvatore Bonavita, Benedetto Arlia, Fiorina Launi, Rocco Molinaro, Antonietta Sposaro, Domenico Perri Altomare.     

 

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