NOTIZIA DA AMANTEA

    

In ricordo di Tonino Morelli  di Filippo Vairo

Mi mancherai. Te ne sei andato all’intrasattu come quando chiudevi la libreria per un’altra incombenza e nessuno sapeva a che ora saresti ritornato. Non c’è mai stato il cartello del torno subito, quello che scherzando ti avevo sempre consigliato e che ora assurge maledettamente a più di un significato. Te ne sei andato all’improvviso e non hai dato a nessuno il tempo di abbracciarti nell’estremo tentativo di sottrarti a quello fatale.

Ogni volta che passo lì davanti è una addizione di silenzio e un più di sofferenza. La vista si appanna, le braccia e le gambe si afflosciano, la testa pende verso un lato, il respiro si ferma e sembra di stare in un luogo isolato dove non passa nessuno e, tuttavia, gli sguardi continuano a incrociarsi e a farsi immature domande. Dura un attimo e poi mi viene un nodo in gola e non riesco neppure a immaginare le parole, proprio io che nell’armonia dei suoni ho sempre creduto di trovare rimedio, e che ora nel momento di maggiore bisogno non riesco a ritrovare, allorquando si dileguano e lasciano il posto a questa partitura che spera nell’altrui suono. Avverto una sensazione di straniamento. Sembra un’allucinazione, specie quando vedo la saracinesca abbassata che mi appare come un corpo senza faccia. Dura poco e subito dopo mi assale una prepotente oltraggiosa inquietudine. Sento la nostalgia che avanza, quel sottile turbamento che ti prende dentro e tutto pervade e che, per mia fortuna, poche volte mi è capitato di soffrire e l’ultima proprio di recente. Infine, il pianto. Il pianto che non è liberatorio, che non da soddisfazione all’angoscia, semmai si incarica di fissare nella memoria il ricordo dell’esistenza. Mi mancherai Tonì.

Mi mancheranno i tuoi silenzi, la tua sottile ironia, quasi originaria di altri luoghi, la tua infinita pazienza, la tua bontà d’animo, che non sono modi di dire di questo triste momento. Avevi una straordinaria capacità di ascoltare le storie dei tuoi amici e anche le mie e, sovente, specie nel mio caso, non mancava mai un invito alla prudenza, un accenno alla tolleranza.

Mi mancherà il tuo modo di stare al mondo che era tuo e soltanto tuo, quella tua espressione gentile che dire educata è veramente poco.

Mi mancherà quella tua risata sincopata, a tratti irrefrenabile e che si spegneva all’improvviso, una risata da eterno ragazzo, come chi beve a piccoli sorsi.

Mi mancherà il tuo modo di camminare e di muoverti che ancora somigliava al grande calciatore che sei stato nella mitica Amantea, ogni passo era come se entrassi in campo e ti volessi smarcare dall’avversario.

Mi mancherà il tuo sguardo tanto furbo quanto sincero, talvolta davvero imprevedibile, proprio di chi la sa lunga e non vuole nasconderlo. Quell’espressione degli occhi un po’ disincantata e sempre meravigliata, tipica di chi è curioso di tutte le curiosità e che dava subito l’idea di avere di fronte un caro amico. E anche quando si registrava un diverso punto di vista, in agguato non c’era lo screzio, tanto meno il risentimento, ma la volontà di ritornare sull’argomento per non lasciare nessuna ombra.

Mi mancherai Tonì.

E’ un vuoto incolmabile che lasci nel cuore delle persone che hanno avuto la fortuna di incontrarti. E’ come se fosse finito un mondo, senza che l’altro sia ancora cominciato. Ecco, anche quando scrivo mi prende quella sensazione di straniamento, mentre mi sforzo di farla diventare una sospensione al giorno prima, magari per vivere sempre nello stesso giorno.

Com’era bello sapere che c’eri e quant’è amaro accorgersi della tua assenza!

Tonì, mi mancherai, né mancheremo di dire ci vediamo davanti a Tonino Morelli.

                                                                                                                                          Filippo Vairo

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