VOCABOLARIO  DIALETTALE  DELLE  PAROLE  DESUETE O RARAMENTE USATE
ai nostri visitatori chiediamo uno sforzo di partecipazione: inviateci le parole antiche che conoscete

    
PAROLA SIGNIFICATO SINONIMI CONTRARI
abbacari significa aver tempo e voglia d'interessarsi e trattare un argomento in modo eccessivo ti nni dice  
abbardellatu Sovraccarico - termine usato prevalentemente in ambito contadino per definire contenitori o mezzi di trasporto eccessivamente carichi, o rami colmi di frutta.    
abbilettatu Significa, scrutato, osservato, preso atto, prender coscienza, "mangiare la foglia". smicciatu, scanagliatu  
abbivisciutu Resuscitato, ritornato a vita.    
abbrancicatu Significa aggrappato con forza. Per es. a) un bambino è in braccio alla mamma; la donna deve allontanarsi affidando momentaneamente il figlio alla nonna; il bambino non vuol saperne di lasciare la mamma quindi "s'abbranciche allu cuollu da mamma"; b) quando si pesca un polipo bisogna essere abili ad afferrarlo altrimenti "s'abbranciche allu vrazzu".    
abbrittatu Quando la pelle si screpola si dice, per esempio per le labbra, "s'è abbrittatu u mussu".    
abburricatu Agitato, accaldato, avvampato, stanco, sudato    
abbuttu Significa sazio; termine ormai desueto utilizzato solo da persone anziane.
Dall'assonanza si può facilmente desumere abbuttu=pieno come una botte.
   
aburriquesta Significa COME RISERVA, ALL'OCCORRENZA. per es. occorre fare le bottiglia di pomodori; mamma e figlia passando dal negozio comprano i tappi; si prevede di fare 50 bottiglie; la figlia chiede al commesso 60 tappi; la madre interviene e dice "è miegliu ca ni pigliamu 100 a burriquesta".
La probabile etimologia dovrebbe essere "A BUON RICHIESTA" ovvero quando ve ne sarà bisogno.
   
abuscari Procurare, lucrare, guadagnare; usato anche con significato negativo , per es. "s'è abuscatu na balla murta o na bella paliata"; dallo spagnolo buscar.    
accialata significa draiata, appisolata, sdravaccata. In effetti richiama il significato di "ciala" (cornacchia) e il suo gesto di appollaiarsi. Questo termine era usato solo in alcune zona della periferia sud di Amantea. ammuntunata,
afflosciata
 
accitatu Acquietato, tranquillizzato, zittito. Deriva dall'avverbio latino cito  usato con atto imperativo per far tacere presto.    
acciu E' il sedano    
accucchjatu Significa semplicemente accoppiato in tutte le sue forme; da cucchja ovvero coppia.    
adasu Per chiede ad una persona di procedere lentamente con calma si diceva "camina adasu adasu" ovvero adagio adagio.    
addimmurari Significa perdere tempo; per esempio "va piglia u panu allu furnu, ricogliti priestu senza addimmurari"    
addissiccuoria Dicesi di gran sete; per esempio: mangiando un cibo molto salato senza bere, dopo un pò si è indotti a dire "u mangiaru ma fattu veniri n'addissiccuoria".    
addubatu Termine polivalente maggiormente usato per indicare un avvenuto accordo; per es. un inquilino muratore restaura la casa e recupera non pagando le spese per un anno perchè "s'è addubbatu ccu lu patrunu"    
ajositi Significa fai presto; deriva dal termine iosa ovvero gran quantità    
alari Significa "sbadigliare". Non va confuso con il termine marinaro in lingua italiana  "alare" ovvero recuperare/raccogliere/tesare una cima.    
allignatu Dicesi di una persona, o di un animale, eccessivamente dimagrito arrisinatu, affrittu  
allupatu Significa avere gran voglia di una cosa, essere molto affamato    
ammammatu Il primo istinto umano di sicurezza è appagato dallo stare avvinghiato alla mamma (anche per le bestie nella fase iniziale della vita). Crescendo questo concetto si estende ai luoghi che danno confort e sicurezza, per esempio il salotto di casa. Una persona accusata di non uscire mai, di essere un pantofolaio, si giustifica dicendo "..me 'ncrisciuto, mi signu ammammatu davant'a televiona e m'è vistu nu firmu".    
ammasciari Se in un contenitore è posto qualcosa morbido, ariosi, pieghettato, ondulato che tende a fare eccessivo volume l'azione di comprimere, costipare, schiacchiare si dice ammasciari    
ammarzupitu Dicesi di persona in stato di scarsa reattività a causa di fattori climatici o di salute; in genere sta per una variante di: frastornato - appisolato - assopito - intontito.
Come possibile etimologia, dal punto di vista del clima, si può supporre la reazione del corpo al sole di marzo che intorpidisce i riflessi. Dal punto di vista della salute si dice quando ai primi sintomi di febbre uno si raggomitola.
ammusciatu 'mpipirinatu,
spiritatu
ammasunatu Parola di chiara origine francese (da maison = casa) veniva usata per indicare il rientro del pollame nella stia (caggia), ovvero nella loro casa; per esempio "va chjud'a caggia ch'i gallini si su ammasunati".
L'espressione era usata in modo pittoresco anche per esseri umani, a mò di sfottò, indirizzata a persone poco propense a star fuori casa; per esempio: quando un gruppo di ragazzi giocava fuori casa ad oltranza, se qualcuno rientrava anticipatamente si diceva "se jutu ad ammusanari cumu i gallini"
'ncacanatu  
ammuntunatu Deriva da monte, assumere la forma di un monte, ovvero raggomitolato. per es. a) i polli che entrano in una stia per la notte si adagiano in posizione di riposo diventando quasi una palla, ovvero si "ammuntunanu"; b) assopirsi sul divano davanti alla tv in ambiente freddo ti fa "ammuntunari". ammasunatu, ammarzupitu  
ammursari Consumare un pasto frugale prevalentemente in ambito lavorativo; quando muratori, contadini fanno pausa colazione (u 'mmursillu); dallo spagnolo almorzar.    
ammussatu E' uno che tiene il broncio; che è l'atto fisico di chi sporge e raggrinza le labbra (mussu) in segno di cruccio.    
ammuzza Significa valutare, stimare una consistenza a occhio. Per esempio: una massaia va al mercato da una contadina che vende frutta; nei cesti c'è poco di tutto; si accordano per comprare tutto senza pesare e calcolare in base alla quantità: ad occhio stabiliscono un prezzo totale all'ammuzza.    
ancarella Sgambetto - fare lo sgambetto si diceva: cci'ha fattu (o misu) l'ancarella    
annascari Indica la capacità di attivare l'olfatto (odorare); in realtà usato metaforicamente per indicare la capacità di intuire e prevenire un rischio, una fregatura.    
annicalatu Annichilito, avvilito, afflitto, depresso, demoralizzato, mortificato. Come rafforzativo viene associato al termine affrittu; per es.  "è vistu 'ntonu tuttu affrittu e annicalatu, mma sa chi c'è successu".    
apisu Significa matita dal latino lapis haematitas ovvero pietra di ematite.    
appizzutapisu Temperamatita - sta per "appizzuta" =appuntire   +   "apisu"=lapis=matita.
Il vocabolo matita deriva dal latino lapis haematitas che significa pietra di ematite: prima della scoperta della grafite venivano infatti utilizzati, con funzioni analoghe, bastoncini di carbone o di ematite (un ossido di ferro).
   
appricaturu o
appricatusu
Dicesi di persona prentenziosa; egoista,  che non si accontenta mai. Generalmente usato in ambito familiare quando qualcuno esige un coinvolgimento per qualunque cosa avvenga nel parentato. appricatusu, malu cuntentusu  
arielli o larielli Sono i semi dei pomodori    
arraratu Diradato. Per esempio: a) "si stanu arrarannu i capilli"; b) "i genti ca veninu a spenniri alla mantia si stanu arrarannu".    
arrassusia Stare alla larga qu qualcosa indesiderata ne non correre rischi    
arriellatu Si dice di alimento messo a soffriggere (varietà di carne in forma sottile) eccessivamente rosolato o quasi bruciacchiato. abbruscatu  
arrimiscaturu Può essere usata sia in positivo che in negativo. In senso positivo significa "intraprendente" in senso negativo "intrallazzatore".    
arrisinatu Dicesi di qualcosa o qualcuno che si è ridotto di dimensioni per effetto di cause esterne (freddo, caldo, malattia, digiuno). allignatu, arristuinatu  
arristuinatu Significa diventato una "ristujna". Con il termine "è da ristujna" si definisce tutto ciò che non ha avuto uno sviluppo di crescita regolare restando di dimensioni ridotte; in prevalenza riferito a ortaggi. In modo spregiativo e offensivo vengono indicate le persone sottodimensionate in altezza.
Più variamente significa rimpicciolito, ristretto, ritirato, dimagrito eccessivamente.
allignatu, arrisinatu  
arrivinciri Non riuscire a farcela. per esempio: a) piove entra acqua in cantina, il marito si adopera per toglierla ma l'acqua aumenta; ad un certo punto chiama la moglie "vienimi ajuta ch'un puozzu arrivinciri"; b) in una gelateria a bassa affluenza si ferma un pulman di turisti e tutti chiedono un gelato; il proprietario si rivolge ad una altro lavorante e dice "vall'ajuta ch'un po arrivinciri".    
arrizzicari Significa rischiare    
artietrica (o artietica) Eccesso di movimento: argento vivo, frenesia, nevrotico, spasmodico, ansioso, ecc. L'uso più ricorrente era nei confronti dei bambini iperattivi ammonendoli "e stativi nu pocu fermi...e ch'aviti artitrica?".   sibemolla
asa E' l'asola purtella  
assammaratu significa INTRISO, INZUPPATO, GRONDANTE. esempio: un bambino rientra a casa dopo avere giocato sotto la pioggia; il marito dice alla moglie "Minichè cangia a Francischiellu ch'è tuttu assammaratu".    
assarsanatu Dicesi di bambino che stenta a crescere e che si mostra esile e di età inferiore a quella reale. Occasionalmente usata anche per vegetali. ristujnu, arrichitatu  

attrainata

una gran quantità di olive. si dice "st'annu c'è n'attrainata d'alivi"; la derivazione del termine induce a pensare a traino ovvero un carro per trasportare quantità consistenti; in casi di piccola quantità si dice "na coccijata d'alivi".

  coccijata
atturrari Significa tostare, abrustolire: caffè, mandorle, pistacchio, ecc. abrustuliri  
babalucu Mammalucco, fesso, tonto. Usata per denigrare una persona facendola apparire senza alcuna capacità cionciu, cemalu, 'ntro 'ntro, galla, ciavuccu, chionza, 'nchjametta, tampoliu  
baghettelli E' una espressione usata per definire qualcuno che deve raccogliere le sue cose e deve farsi da parte. per. es. a) un cantante si organizza in una piazza allestendo il necessario per lo spettacolo; non è autorizzato; passa un vigile e gli intima di liberare la piazza; in questo caso il cantante"si ricoglie lli baghettelli e si nni va"; si dice anche quando un allenatore di calcio viene esonerato.    
banchera Sta per fannullone, perditempo, buono a nulla, ecc. Il caso più ricorrente d'uso è nei rimproveri di una madre ad una giovane figlia: "circh'i ti ricogliri alla casa..unn'ha finitu i fari a banchera?" ciala  
bellafimmina Questo termine, non più usato da nessuno, stava a significare la parola "signora". Usato prevalentemente da venditori ambulati (pesce, frutta, pannami, ecc.) per chiamare una donna non conosciuta a distanza alla quale chiedere informazioni.
alcuni esempi:
a) fino agli anni 60 gran parte delle mogli dei pescatori andavano a barattare il pesce nelle contrade di campagna e località confinanti (Chiaie, Cannavina, S.Pietro, Terrati, Lago, ecc.); ognuna aveva i suoi clienti abituali (frichisi); se la cliente Carminuzza non era in casa si chiedeva alla prima donna che passava "hoi bellafimmina, sapissi adduv'è Carminuzza?"
b) nel caso a) passando in una vallata e vedendo una donna sc
onosciuta sull'uscio di casa le si diceva "hoi bellafimmina ni vu pisci?"
   
bonusia La traduzione letterale è "che volga al bene" ovvero "che sia bene"; esclamazione di stupore tendente ad esaltare una situazione atipica. per es. a) in riferimento ad un periodo di grandi piogge si dice "..e chi c'è pigljatu a su tiempu ... bonusia u'nna vo finiri cchjù i chjoviri"; b) due fratelli che hanno ereditato un grande patrimonio litigano per tali beni, allora si dice "bonusia a si dua un c'avastunu maru e muntagni".    
brachessinu Erano cosi chiamate le mutande femminile in alternativa a quazunettu    
buatta significa recipiente metallico in alluminio tipo lattina; in modo più ricorrente è usato per indicare i recipienti di conservazione di acciughe salate e i contenitori dei pomodori in scatola di produzione industriale.    
bugitattulu In prevalenza vengono cosi definiti ripostigli e piccoli ambienti di deposito; metaforicamente, e in modo spregiativo, vieve usato per definire appartamenti piccoli e inospitali, negozi striminziti, ecc.    
cacagliusa Significa balbuziente tartagliusa  
cacarunu Chi ha paura nel cimento, vile, vigliacco, pusillanime, cacone spagnaturu  
caccavella piccolo recipiente per cucina di terracotta o metallico. In senso metaforico e dispregiativo così viene definito ogni supporto strumentale inefficiente (automobile, lavatrice, stereo, ecc.)    
caciarogna Sono i calcinacci delle vecchie case che si staccano spontaneamente dalle pareti e dal soffitto.    
cafisu E' un recipiente simile ad un secchio con due manici a semiluna, ma ti terracotta, generalmente utile per cibi a lunga conservazione (le provviste per l'inverno). Oggi è usato prevalentemente per contenere i vari alimenti originati dal maiale (grasso, cotiche, salsiccia sotto grasso, ecc.    
caminiatu Significa disseminare pastura di pesce in un tratto di mare per attrarre i pesci in quella zona. Termine  poco usato anche in ambito marinaro, quasi sconosciuto in altri ambiti. Usato come metafora quando si vuole indicare l'architettazione di una trappola.    
cancariari L'antico significato era: rimproverare aspramente, garrire, parlare gridando. Tali azioni presuppongono un rapido movimento della bocca e di tutti i componenti organici annessi. Tali movimenti sono simili a quelli del mangiare con foga, voracemente. Il significato ultimo che si da a tale parola è quello legato al mangiare.    
cannarozza Strozza, gorga, gorgia, gola, parte alta dell'esofago    
cantàru Significa quintale; di uso prevalente in ambito marinaro; per es. "allu sciabachiellu hanu pigliatu nu cantaru i rosamarina".
Non confonderlo con càntiru che era il contenitore dei bisogni notturni.
   
capediertu Letteralmente significa "sulle pendici", ovvero in collina, ovvero lungo i pendii della collina. Tale termine viene usato, in genere, per distinguere contadini o luoghi di produzione agricola delle zone pianeggianti "da Marina" oppure della collina (i capediertu).    
capillaru Era colui che faceva la raccolta dei capelli. Quest'attività non esiste più dagli anni 60, e per i giovani va raccontata. Era un fenomeno diffuso in molte case, specie quelle meno abbienti. Le donne, quasi tutte, portavano i capelli lunghi raccolti a trecce e arrotolati a tupè (tuppinu) dietro la nuca. Periodicamente disfacevano le trecce, si pettinavano e ricomponevano le trecce e il tupè. Nella pettinatura numerosi capelli si spezzavano e restavano nel pettine; venivano raccolti e conservati. Di tanto in tanto passava il capillaro che raccoglieva tali capelli conservati e dava qualche spicciolo alle donne. Tali capelli venivano usati per costruire parrucche e per le bambole. Una curiosità ulteriore era costituita da un metodo di conservazione dei capelli (presso le famiglie più disagiate) che spesso venivano collocati negli stipiti dissestati di finestre e balconi.    
capillera Capigliatura, chioma, dal latino capillilium    
carcagnu o garrunu calcagno o tallone    
carcara Fornace costruita con calce e mattoni; dal latino calcara o calcaria    
cardacchiu/a Dicesi di persona rotondetta con un certo sovrappeso. Prevalentemente usato per definire bambini con amorevole sarcasmo.    
carnabeffa Nell'immediato dopoguerra arrivarono gli aiuti americani. Nei refettori veniva consumata una carne in scatola america dialettizzata con il nome carnabeffa (dall'inglese beef  'manzo ovvero carne di manzo inscatolata").    
carracchia Piccola botte. Termine usato prevalentemente in ambito contadino.    
casucavallu E' il formaggio caciocavallo che ha una espressione quasi uguale all'italiano, ma che comunque non è più praticamente usata.    
cataletta Significa intorpidirsi, assopirsi; si dice "c'è pigliatu a cataletta".  papagna  
cataplasimu Significa deleritto, decrepito, deteriorato; vale sia per cose che per persone. per es. a) di una persona con invecchiamento precoce si dice "è diventatu nu cataplasimu"; b) una automobile vecchia malandata dicesi "vallu jetta su cataplasimu". fracoma  
cazzabubulu Dicesi di oggetto con un complicato meccanismo che ne rende difficile l'uso. Generalmente proferito da anziani quando veniva sottoposta una novità tecnologica.    
cazzuminnardu Rassicuriamo: non è una parolaccia anche se l'assonanza sembra essere scurrile. Viene usata per sminuire il prestigio e l'immagine di una località pur non conoscendola. Per esempio: a) una persona viene a vivere ad Amantea; la persona non è brillante eppure si atteggia con fare di superiorità; di lui si dice "..ma china si sente esseri su tiziu venutu i cazzuminnardu"; b) Un Amanteano pensando di fare fortuna va a vivere in altro paese; le cose non gli vanno bene; si dice di lui: "..ma china cc'ha fattu fari a sinni jiri a cazzuminnardu".    
cazzumarru Rassicuriamo: non è una parolaccia anche se l'assonanza sembra essere scurrile. Definisce in modo spregiativo persone di grande stazza ma di capacità molto limitate. cemalu, galla, cionciu, chionza, tampoliu,
'ntro 'ntro, 'nchjametta
 
chjanca I più anziani ancora la usano, ma per i giovani è assolutamente fuori corso, si tratta della macelleria.
La chjanca è un grosso ceppo di legno utilizzato per scopi di sminuzzamento, tipo quello che usavano nelle macellerie per tagliare la carne. Il termine è stato esteso al negozio e alle persone (Chjanchieri). Deriva dal latino planca (asse di legno).
   
chjatru Significa gelo; es. a) quando fa molto freddo si dice "tiegnu i mani nu chjatru"; b) quando si passa da una stanza riscaldata ad una fredda si dice "hoj chi chjatru ca c'è cca dintra".    
chjeffu Il gioco delle fonde si fa con 5 buche (un quadrato con una al centro); ogni giocatore paga la posta; una palla metallica viene lanciata a rotazione da 5-7 metri verso le buche; se la palla va in una buca laterale si guadagna una posta; se la palla va nella buca centrale si prende tutta la posta in gioco. La buca centrale si chiama CHJEFFU. In gergo si dice "ha fattu Chieffu".    
chjochjru Faccendiere, Organizzatore, responsabile, capo. Generalmente usato in contesti ambigui con affermazioni dubitative. In altri dialetti meridionali ha un significato opposto (sciocco, babbeo,.. ) tragiraturu, 'nzurfaturu  
chionza Incapace, fesso, tonto. Parola usata prevalentemente da maschi nei confronti di altri maschi. cemalu, galla, cionciu,
'ntro 'ntro, 'nchjametta, tampolia
 
chistu chillu chill'atru Forma avverbiale che sta per "eccetera", "le restanti cose", "ed altro". Prevalentemente usato (poco) in ambito di conversazioni femminili da persone (in genere emigranti con modesta scolarizzazione rientrati dopo molti anni di assenza) che hanno conservato una impostazione antica del dialetto. Per esempio: una mamma si lamenta con una amica delle rare visite di una figlia e dice "chi ci custe a veniri cca, mi dicisse da casa, du maritu, di figli, chistu-chillu-chill'atru e si nni jsse".    
ciacianiellu Ugola - la parola è sempre stata usata di rado in quanto trattasi di organo umano che quasi mai è oggetto di discussione.    
ciala Dal punto di vista zoologico è una cornacchia; dal punto di vista umano è una ragazza di facili costumi. Le nonne dicevano ai nipoti: "jetta buonu l'uocchiu...t'avissi i mintiri ccu na ciala!"; oppure "..sa figlia i minichella sinni va sempri cialiannu". l'accostamento della ragazza "facile" alla ciala sta nei modi propri dell'uccello che per sopravvivere va "pizzuliannu" dappertutto. banchera, zocculella  
ciancianusu Dicesi di persona con eccessivi vezzi, che pretende sempre il meglio, che evita le situazioni che richiedono adattamento, praticamente un snob. Nel caso di bambini di dice quando pretendono sempre tutto altrimenti piangono. 'nciancianatu, mmuriculusu, vrocculusu  
ciancu Danno metabolico ovvero intossicazione, indigestione, irritazione, ecc. Usata per esprimere un esito infausto a seguito di assunzione di cibo, come imprecazione o come maledizione. esempio: a) una persona è costretta a mangiare in fretta risentendone dice "..su mangiaru m'ha fattu ciancu"; b) una persona alla quale è stato derubato qualcosa da mangiare scaglia una maledione sul ladro del tipo "chi ci vo fari ciancu". la formula aggravata prevede "tuossicu e ciancu". tuossicu galima
ciavuccu Incapace, fesso, tonto. Parola di esclusivo uso maschile e prevalentemente in ambito di conversazione scurrile e volgare. cionciu, cemalu, 'ntro 'ntro, galla, chionza,  'nchjametta, tampolia  
cicaliari Dicesi di qualcuno che parla senza sosta a lungo con tono fastidioso. Deriva dal canto delle cicale maschio "innammorati" che d'estate invadono le campagne. Dicesi anche di mezzo meccanico dissestato e rumoroso (in effetti dovrebbe derivare da cigolio invece si dice comunque cicalie)    
cicculatera Era la vecchia macchina del caffè (napoletana) mediante la quale il caffè si otteneva per caduta dell'acqua che attraversava e filtrava la polvere di caffè. Le macchinette vecchie fuori uso venivano utilizzate per la raccolta dei fichidindia: venivano bucate ai lati e fissati all'estremità di una canna poi allungata sui frutti alti per agganciarli e staccarli dalle foglie (pacche).    
cigliata

ad un ortaggio (cipolla, patata, ecc) tenuto in un cesto per lungo tempo spunta un germoglio (ciglie) che successivamente accenna a diventare fiore ovvero spiche. dal latino ciliare, da cilium

   
cinciorru E' semplicemente l'amaca.    
cionciu Fesso, maldestro, incapace, timido, impacciato; per esempio, un gruppo di ragazzi organizza un gioco ripartendo i compiti, se qualcuno non riesce a svolgere la sua parte e salta il gioco, i compagni lo rimproverano dicendogli "ma si propiu nu cionciu".   spiertu

ciuciuniari

Vocio, bisbigliare, confabulare a bassissima voce a gruppi di due o più persone in un contesto che richiede silenzio. Il richiamo all'ordine in genere viene espresso con "a vuliti finiri ccu su ciuciuniamientu?". Probabilmente il termine deriva dal vago suono ciu ciu che si propaga quando più persone bisbigliano.

   

coccijari

Raccogliere chicco a chicco, specie trattandosi di olive. Il termine viene usato in contesti di modeste quantità dicendo "ca vaju cuoglju sa coccijata d'alivi"; in casi di grandi quantità si dice "attrainata d'alivi".

  attrainati

coccillu

Ha molteplici significati: a) un foruncolo si chiama "cuocciu", un piccolo foruncolo si chiama "coccillu"; b) una persona di personalità controversa e poco affidabile di dice "chilla llà è nu bellu coccillu"; c) dovendo rendere piccante una pietanza si dice "mintici nu coccillu i pipu".

   

copanu o copinu

Deriva da copiniari ovvero perforare; con tale termine si definisce uno che ha problemi d'udito (timpano perforato) o, per estensione denigratoria, difficoltà di comprensione.

   

cotuliari

Dicesi di cosa instabile, malferma nell'alloggiamento che gli è proprio. per es. a) per un dente malato "u dientu si cotulie"; b) per la gamba di una sedia sgangherata si dice "u pirunu da seggia si cotulie"

   

contra

Significa piaga. di un anziano a letto da tempo per malattia si dice "..a cosa unn'è bona..sta faciennu i contri alli spalli".

   

cozzitrummulu

(o scozzitrummulu) Prendere o fare nu "cozzitrummulu" significa inciampare cadendo e rotolando a terra in modo scoordinato, in genere senza conseguenze fisiche.

arrozzulatu

 

criscimogna

Indica un eccesso; L'aumento dei cereali, grano e avena, per umidità; nel tessere una tela l'eventuale eccedenza di tessitura.

   
crivu

Genericamente qualunque CESTO di vimini; più propriamente quello per cernere il grano. Di forma cilindrica, alto 10 cm circa, con circonferenza di foglie di vimini intrecciate e con il fondo di astine (mmuzzi) distanziate 2-3 mm. Viene usato solo in case di campagna ove tale arnese è sopravvissuto.

   
cucchjata

significa COPPIA. Usata in prevalenza per quantificare esseri umani o animali; per esempio: a) per dire che una donna ha partorito due gemelli si diceva "n'ha fattu na cucchjata); b) per dire che in una stia (caggia) vi sono due polli "vida ch'intr'a caggia c'è na cucchjata i galli".

   
cuccuviellu

Cosi viene identificata la civetta; la derivazione sembrerebbe ovvia dal canto dell'uccello che è simile ad un  cu cu

   
cugnettura

Opportunità, occasione, condizione favorevole, colpo di fortuna. per es. in una periferia poco frequentata c'è un bar che ha poco movimento; in quel luogo costruiscono un grosso ufficio pubblico; quel tizio ha avuto "na bella cugnettura". (scusandomi per la poca eleganza direi che ha avuto un gran colpo di culo).

   
cula

così viene definita una persona grondante e intrisa di sudore; per es. una mamma seduta dal balcone in un giorno d'estate, molto sudata, dice al figlio che le va addosso :"u'mmi tuccari ca signu na cula i suduri"

   
cummeddia

Arzigogolare, esporre un proposito con modalità e finalità subdole, fare confusione. La evidente derivazione da commedia fa evincere il contrasto tra realtà e apparenza.

   
cummijari

Indicare a qualcuno, dubbioso o timoroso o ignaro, una meta o un posto dove andare. Esempi a) un bambino capriccioso non vuole andare a scuola, la mamma cerca di convincerlo fino a quando vi riesce; in questo caso si dice "a quannu a quannu a cummijatu alla scola"; b) ad una famiglia che fa la spesa con il "libretto", a causa dell'eccessivo debito, le viene negata altra fornitura; la mamma temendo la reazione del "putigaru" manda il figlio per altre spese;  in questo caso si dice "..sa Minichella ha cummijatu u figlio alla putiga sapiennu ca robba un ci nni du cchju".

   
cummugliari

In senso positivo significa avvolgere, coprire, riparare; in senso negativo significa insabbiare, nascondere, occultare.

   
cumpanaggiu

Companatico; dal latino cum panis; francese companage

   
cunchetta

Pentola di ampie dimensioni per contenere molta acqua come serbatoio e per bollire elevate quantità di prodotti (pomodori, grassi, verdure, ecc.)

   
cunocchia

In italiano conocchia o rocca - dal latino colucola; insieme al fuso serve per filare. Alla conocchia è fissato il materiale da filare (lana, canapa, ecc.); cominciando a filare dall'estremità si termina quando si arriva alla conocchia. 
Nel linguaggio dialettale di Amantea la citazione della cunocchia è metaforica; si dice quando qualcuno, pur avvertito delle difficoltà, si avventura in operazioni che non sono alla sua portata arrivando ad un punto di resa; in questo caso "è arrivatu alla cunocchia". Spesso si dice, con presagio minaccioso, "a chillu aspiettu alla cunocchia" per indicare una persona che sta sbagliando, che non vuole ammetterlo, ma che presto dovrà fare atto di pentimento.
Nel senso del pentimento si potrebbe (ciotiannu, con un po, tanta, fantasia) invece che riferirsi a conocchia pensare a Canossa a proposito del pentimento dell'imperatore Enrico IV nei confronti del Papa Gregorio VII , post scomunica, per i conflitti tra chiesa e impero sull'assegnazione delle cariche ecclesiastiche. La manifestazione di pentimento c'è, ma è meglio lasciar perdere tale ipotesi.

   
cunnu

Natura della donna, vagina; dal latino cunnus

   
cuorchjula

Da non confondere con corchja, significa la crosta delle ferite; deriva dal latino conchula

   
cuozzichi e valluni

o cuozzi e valluni -  letteralmente indica un percorso scosceso e altalenante tra alture e vallate; metaforicamente usato per indicare le difficoltà ad operare a causa delle difficili condizioni ambientali e logistici.

   
curririari

Rincorrere, inseguire con fare minaccioso; può essere riferito a umani e animali.

secutari  
curuniellu

Dicesi la cima più alta di un albero, la sommità di un monte, il vertice di una struttura verticale.

   
custura

Cosi veniva definita una cucitura consistente con filo più spesso; dal latino consutura e dallo spagnolo costura

   
cuvatusu

Dicesi di uovo andato a male, come uovo covato, imputridito

   
disiari

significa desiderare

   
disculu

delicato , esile, gracile, cagionevole. Non riferito ad oggetti ma a persone con valenza sulla salute e sul carattere. per esempio: a) un bambino malaticcio si evita di esporlo a intemperie perchè ha una salute "discula"; b) con una persona scorbutica, incontentabile, incontestabile, sofistico, si cerca di evitare contrasti perchè ha un carattere "disculu".

malucuntentusu  
dijunu

digiuno, affamato; dal latino jejunus

'ncamatu  
dissapitu

cibo con poco sale; dal latino sapidus preceduto dalla negativa dis

   
divacari

svuotare, versare; dal latino evacuare col prostetico di o da; in forma riflessiva usato come vomitare

sbacantari o svacantari  
duntatu

Significa unto, imbrattato; facilmente riconducibile a untatu ovvero unto

   
errimu

Il significato più pertinente è Eremita, ramingo, randaggio - parola usata in vari contesti comunque finalizzati ad indicare condizioni di indigenza, disagio, solitutide, abbandono, ecc. Usata spesso da sola "chi ti vie errimu" a mò di rimprovero; a volte viene rafforzata con la parola "scentinu" per evidenziare uno stato di profondo malessere di qualcuno, per esempio "..chillu poviru Cicchitiellu è diventatu errimu e scentinu".

   
fadilu

pezzo di stoffa simile a flanella di formato quadrato di 80 cm circa che serviva ad avvolgere un neonato a mò di sacco.

   
fantalata

O fantalunu, significa schiaffo violento a palmo aperto

manemmersa  
fassa

striscia di stoffa bianca lunga 1,5 metri e larga 30 cm utilizzata per fasciare i neonati

   
ferriari

Muoversi con atteggiamento predatorio (movenze da fiera) - è quello che fanno i leoni intorno ad una mandria di gnù oppure ciò che fanno i pesci sauri sotto la lampara attorno ad un raggruppamento di sardine. E' sporadicamente usato anche per attività umane finalizzate all'aggressività.

   
ferza

striscia di stoffa bianca lunga 1 metri e larga 10 cm utilizzata per fasciare l'ombelico dei neonati

   
filiari

Quando cominciano ad arrivare i sintomi della fame e lo stomaco ha un pò di rimestio a vuoto si dice "mi filie lu stomicu".

   
filigrata

immobilizzata, costretta - dicesi nei casi in cui, per vari motivi, una persona è impossibilita o limitata nei movimenti; per esempio: sopraggiunge una malattia o un incidente che costringe a stare a letto, si dice "poverella è filigrata allu liettu".

stivalata

 
focu mia Tradotto letteralmente significa "fuoco mio"; è una espressione di preoccupazione quasi esclusivamente femminile: "povera me", "non sia mai", "cosa ne verrà", ecc. Termine ancora abitualmente usato da anziani (in prevalenza con modesta scolarizzazione), ma sicuramente non più utilizzato da giovani.    
fonda In senso generale significa buca; in passato si giocava alle fonde (con una pallina di ferro da lanciare nelle 5 buche "fonde"con soldi); Le buche esistenti qua e la ove si scaricavano i rifiuti erano chiamate "fonde di munnizzi"; se cadendo ci si procurava una ferita si diceva "s'è fattu na bella fonda".    
foritani Erano così definiti abitanti del circondario contadino di Amantea (S.Procopio, Colongi, Camoli, Cannavina, Fiumara). Intuitivamente si deduce "gente che viene da fuori". Un altro termine per definire tali persone era "turrisi"; si può ipotizzare una etimologia da "abitanti delle torri", ovvero di abitazioni isolate sparse nelle campagne. turrisi,  campagnuoli  
framazzi Dicesi di arbusti, ramoscelli, fogliame disordinatamente presenti in uno spazio. Metaforicamente viene usata per indicare qualunque contesto disordinato    
frichisu Sta ad indicare un soggetto che ha un legame d'interesse con un altro del tipo cliente, elettore, confidente, collaboratore, ecc. a) un venditore ambulante di pesce va  in campagna a vendere e qualcuno chiede ad altri su dove vada, la risposta è "illu sa addugua jiri ca tene li frichisi sugua"; b) un amministratore alle elezioni cambia partito e qualcuno si  chiede dove prenderà i voti, la  risposta  è  "i piglie li voti ca quenn'ere allu comunu sa fattu i frichisi sugua".    
friscanzana Dicesi quando il tempo cambia bruscamente e la temperatura si abbassa di colpo. dal latino frigesco, raffreddore    
fugata far presto, sbrigarsi in un lampo; usato in tutte le circostanze che evidenziano una grande celerità; per esempio un marito chiede alla moglie se il loro figlio è passato da casa, la donna risponde "si è venutu..ha fattu na fugata e sinn'è jutu". La probabile etimologia ci porta al verbo fuggire.    
funniri quando un recipiente contenente liquidi gocciola dal fondo si dice funne;    
furcina Forchetta per mangiare; dal latino furcicula o furcilla brocca  
furgulu Ha un duplice uso: come sostantivo indica un razzo dei fuochi d'artificio; come verbo è il modo l'imperativo del verbo "furgari" che significa aggredire.    
furnaggiellu Antenato dell'attuale cucina a gas composta prevalentemente da un treppiedi (tripidu) collocato in una cavità muraria o addirittura poggiato a terra affiancato da pietre per evitare il disperdersi delle fiamme e delle brace.    
galigalizia E' semplicemente la liquirizia    
galima

Benificio, giovamento, piacere; termine di antichissimo uso, già desueto da molti decenni; esempi:
a) Mangiare un cibo di alta qualità e non poterlo gustare in pieno a causa di qualche disturbo, si diceva .. un m'ha fattu galima
b) somministrare ad un bambino malaticcio qualche "intruglio" ritenuto medicamentoso e non veder migliorare il bambino, si diceva un ci'ha fattu galima.

 

ciancu

gallarielli

o gallarelli sono i Malleoli. Uso ricorrente in prevalenza nei moniti e negli avvertimenti. Per esempio: un bambino gioca in modo pericoloso, la mamma lo ammonisce "vida si ti po rumpiri i gallarelli" o in modo più accentuato "vida si ti po rumpiri pasturielli e gallareli".

   
gallette

Nell'immediato dopoguerra, con il piano marshall arrivarono molti aiuti in Italia. Tra le tante cose arrivarono le fette biscottate, da noi sconosciute. Queste fette venivano chiamate gallette.  Per un pò di anni successivi anche quelle italiane venivano così chiamate.

   
gallijari

fare il galletto, fare il gradasso, lo sbruffore; avvantaggiarsi di una situazione di favore;

   
gavita

grande vassoio di terracotta; nella cena di viglia di Natale ognuno mangia na gavita i rroba

   
gioffa

E' il tipo di nodo che si fa ai lacci delle scarpe

   
graciamaglia

moltitudine di ragazzi, ragazzaglia, ciurmaglia, in senso dispregiativo. dal latino Graecia magna in senso cattivo, come Graecia fides significa malafede greca. I latini  cosi definivano i greci ma con significato offensivo. In effetti anche oggi metaforicamente si puo' defininire "nobil donna" una donna di infimi costumi.

   
grannizzusu

Altezzoso, vanitoso, presuntuoso. Dicesi di soggetto con manie di grandezze

jaccheru, vavusu,

 
griemu

Indica una condizione di salute molto grave che costringe il malato irreversibilmente a letto (malato terminale); per esempio riferisce una donna ad una amica "è saputu ca mastru Nicola è a nu griemu".
dal verbo gremari originato dal latino clamare , lamentarsi.

   
grisaru

Una variante di cesto usato per cernere la farina

   
gritaru

E' l'artigiano che costruisce vasi di "grita" (creta, argilla, terracotta)

   
grupu

Significa buco; termine ancora usato da persone più avanti con l'età, ma del tutto ignorato dai giovani

   
gugliata

E' il tratto di filo da sarta che viene staccato da una bobina e che viene infilato nell'ago per cucire/ricamare a mano. Non esiste parola alternativa; il termine più che desueto è ignorato perchè quasi nessuno cuce a mano.
Da sottolineare che la parola, che viene creduta dialettale, fa parte della lingua italiana.

   
gutturusu

Significa semplicemente goloso

gulusu

 
imbelisi

Significa prendersela con comodo; in genere il termine viene attribuito a persone poco affidabili. Per es. si può dire "un ci mannari a chillu ca si ricoglie all'imbelisi"

sa muscie  
jaccheru

in senso ampio indica un soggetto borioso, altezzoso, narcisista, vanitoso, esibizionista - nell'uso più ricorrente viene indicato un soggetto che si vanta eccessivamente di qualcosa che ritiene meritevole di attenzione.

vrocculusu, vavusu, llucciu

 
Janchijari

Imbiancare una casa

   
jarru

Significa cattivo odore; termine assolutamente desueto da molti decenni

fietu, tampu, pesta

 
Jesu

E' una esclamazione di meraviglia; si può dire "mamma mia che successu" oppure "jesu che successu"; che vale a dire "Gesù mio cosa è seccesso".

   
jojata

Con tale termine vengono definiti comportamenti poco comprensibili, confusi, ambigui, non credibili, mistificatori. Non è dato conoscere l'etimologia del termine ne mi sentirei di azzardare una qualche connessione al gioco del jojo.

   
Jinostra

Ginestra; fiore cantato dal Leopardi in quei famosi versi che imprecano con amara ironia alla natura e alla sorte degli uomini

   
Jencu

Giovenco, bue giovane; dal latino Juvencus

   
Joculiari

giocherellare, scherzare; dal latino joculor

   
Jozza

Gli appassionati di uccelli vanno in cerca di quelli belli e che maggiormente emettono continui canti; gli uccelli che non sono dotati di queste virtù vengono chiamate jozze. Per estensione metaforica il termine viene usato anche per indicare persone ritenute di poco valore.

   
jruospulu

Moccioso. Termine usato prevalentemente in ambito familiare per definire bambini esuberanti che invadono gli spazi degli adulti. es.  un bambino insieme a suoi compagni di gioco va a trovare la nonna la quale, assalita dalla vivacità dei piccoli, dice al nipote "a china apparteninu si jiruospuli?".

piciuocculu, picuozzi,

 
jungiri

Unire, congiungere, mettere insieme; dal latino jungere.

   
junnari

Significa aggredire

furgari  
junta

Significa aggiunta, accrescimento; dal latino junctus partic.pass. del verbo jungere. La cosa strana di questa parola è che pur essendo molto simile all'italiano è quasi sconosciuta.  Usata prevalentemente in occasione di travaso di liquidi; per esempio "porghimi na junta d'uoglju per parinchiri a gerra".

   
juppunu

Significa Giubba, giubbone dal francese Jupon; in realtà veniva utilizzato in passato  per indicare un indumento per neonati.

   
lascu

Lento, Sfibrato, non folto, non fitto; dal latino laxus o laxicus. per esempio a) u brodu è lascu; b) u cafè è lascu;

   
lastricu

Oppure "u ballaturu". E' il davanzale di casa; tipico delle case rialzate che hanno davanti alla porta d'ingresso uno spazio "lastricato". Tale spazio era organizzato come prolungamento della casa. Per es. una mamma che deve lavare il pavimento dice ai bambini "jati supru u lastricu finu a quannu s'asciutte 'nterra".

ballaturu  
lavia

Adulazione. Parola usata prevalentemente in ambito di pettegolezzo per screditare un comportamento ritenuto ambiguo da parte di persona non gradita. Per esempio: una ragazza si fidanza, una vicina notoriamente acida sparge lodi esagerate sulla famiglia del ragazzo, la zia della ragazza dice a sua sorella (madre della ragazza) "i chissa un ti fidari..ca ni fa lavie".

cianci

 
laviri

un bambino che sta molto in mare, le labbra gli diventano viola, la mamma gli grida "escia i l'acqua c'ha fattu i laviri niri"; la parola significa labbra.

   
letticusu

Propriamente definisce una persona malata di tisi-tubercolosi (tisico); in realtà viene usa per indicare persone molto magre e malandate in senso generale.

   
liccamiccia

Parola usata per inveire contro qualcuno che si dimostra incapace nello svolgimento delle attività, ovvero riesce a fare solo cose prive di difficoltà come quella di bagnare con la saliva uno stoppino (miccia). E' una delle parole con maggior numero di sinonimi (anche di zona).

cemala, galla, cioncia, chionza, 'ntro 'ntro,  'nchjametta, 'ntumbita, mamozia, tampolia

sperta, spertazzuna
liebrica

Significa continua replica, litania, lamentela; per es. a) assistendo una anziana donna si dovrà, quasi sempre, tollerare le continue lamentele; l'assistente confidandosi con qualcuno dice "un ccia fazzu cchiù a sentiri si liebrichi"; b) una mamma ha un figlio da molti anni fidanzato e lamenta con il marito "cciù staju liebricannu sempri allu figliu tugua ma u'nni vo sapiri i si spusari"

   
liefricu

E' semplicemente l'orlo che viene cucito a tovaglie, tovaglioli, lenzuola, ecc.

   
linda e pinta

Tale e quale, uguale, identica. Usata prevalentemente per definire la somiglianza nell'aspetto e nei modi di una figlia ad un genitore.

   
lissia

Era l'impasto di cenere e acqua che si utilizzata un tempo per fare la vucata

   
llucciu

In senso ampio indica un soggetto borioso, altezzoso, narcisista, vanitoso, esibizionista - nell'uso più ricorrente viene indicato un soggetto che ostenta una presupposta condizione di superiorità

vavusu, jaccheru, vrocculusu

 
luntrunu

Dicesi di persona pigra, svogliata, poltrona, refrattaria, sudicia. dal latino lutra, lontra che vive nel fiume.

   
maccaturata

Quantità di cose che può essere contenuta in un Maccaturo (fazzoletto); in Calabria è prevalentemente chiamato muccaturu; dal latino muccus;

   
mafrunu

indica un soggetto intraprendente, dinamico, furbo, intuitivo. Termine usato sia in positivo che in negativo in relazione alle finalità delle azioni intraprese

spiertu, fricunu, 'ndrillazzaturu mamoziu, cemalu, galla, cionciu, chionzu, 'ntro 'ntro,  'nchjametta,  liccamiccia, tampoliu
magaru/a

Stregone, fattucchiere, maliardo; si può dire anche magu, magarunu; in relazione al contesto può essere usato nella forma dispregiativa o come esaltazione di capacità realizzative; Negli anni 60 Elenio Herrera (allenatore dell'Inter) per esaltarne le qualità di gestione della squadra, da noi, veniva chiamato "nu magarunu"; al femminile è quasi sempre usato in senso negativo, per es. "un ti mmiscari ccu chilla ch'è propiu na magara"

sdrega, zijuorcu, papparutu  
mallaru,
mallarunu

Persona di modi rozzi, volgari, arroganti che manifesta palesemente uno stato d'ignoranza e bassissima cultura.

tamarru

 
mambrilliccu Soggetto che si adorna eccessivamente per ben apparire ovvero s'è 'mbrilliccatu.    
mambrillu Quando un amico si cimenta in un'azione con esiti non brillanti dimostrando scarsa attitudine per non definirlo fesso si dice che è "nu mambrillu".    
mamozia Intontita, incapace, inetta, impacciata. Parola usata per inveire contro qualcuno che si dimostra incapace nello svolgimento delle attività. E' una delle parole con maggior numero di sinonimi (anche di zona). cemala, galla, cioncia, chionza, 'ntro 'ntro,  'nchjametta, 'ntumbita, liccamiccia, tampolia  
mandrunu

ozioso, poltrone, omaccio buono a nulla; deriva da animale di mandria

can'imandra  
mangiacuogna

Contesto conviviale nel quale c'è possibilità di mangiare gratuitamente a sbafo si dice che c'è "a mangiacuogna"

   
marimija

esclamazione: infelice me, povero me, misero me; probabile derivazione dalla invocazione divina da madre mia, madonna mia.

amaru mija  
masunaru

Pollaio dal francese maison; le galline di sera si dice: "si sunu ammasunati"; usata come metafora per indicare persone che vanno a letto molto presto, per ese. "se jiri addue Minichella vacci mo ca pu chilla si va ad ammusari cumu i gallini"

   
mbellantu o
mpillantu

Significa tenere una persona vincolata, impegnata, occupata. Per esempio: Affronzinella percorre la strada per tornare a casa; incontra Rituzza che la ferma e si dilunga nel raccontare un fatto; Quando Affronzinella arriva a casa la madre la rimprovera del ritardo e lei si giustifica "..è scuntatu a Rituzza ca m'ha cuntatu u fattu da mammisi e ma tenutu 'mpillantu ch'un me pututu scatturati".

   
mbrilliccata

Dicesi di persona eccessivamente truccata, imbellettata, ornata.

   
mbunnu

andare a fondo; è un termine di prevalente uso marinaro: 'è jutu mbunnu"

   
mburraciatu

Ubriaco; dallo spagnolo borrachear;indica una persona che si è fatta vincere dalla borraccia

   
menzi juornu avanti

Significa semplicemente "Pomeriggio" - Se un ragazzo chiedeva ad un compagno "andiamo a caccia di lucertole" ed il compagno era impegnato al mattino rispondeva "si, viegnu, ma i menzi juornu avanti".

   
micciusa

Parola dai significati polivalenti: impicciona, confusionaria, contorta, aggrovigliata, ovvero cosa difficile da distaccare o dipanare. per es. a) di una persona incline al pettegolezzo senza fine si dice "fammi jiri ca mo vene chilla micciusa i Cuncetta..."; b) di una faccenda con risvolti complessi e di difficile soluzione si dice "hoi cum'è diventata micciusa sa questiona"; una mamma che doveva pettinare una folta capigliatura icrespata di una figlia diceva"ohi cumu su micciusi si capilli".

'mpaccera, pappiciusa

 
mignunu

Groviglio di elementi fuori posto; per es. quando nei pantaloni, sotto la cintura, si scompongono canottiera, camicia, ecc, si dice che hanno fatto "nu mignunu"

   
minuzzaglia

Dicesi di oggetto frantumato in dimensioni piccolissime. Nella fattispecie si ricorda la minuzzaglia che vendeva Giulio Gambardella fino agli anni 60: trattavasi di residui di mortadella e formaggio non affettabili (i cudicini) che veniva tagliuzzata a cubetti di 1 cm circa.

   
misalu

E' una tovaglia da tavolo usata nelle ricorrenze

   
mmera a

Significa semplicemente "verso". per es. a) un gruppo di persone va al lungomare, incontrano una persona, uno di loro si ferma a parlare e dice agli altri "vua jati mmera a rotonda ca ni truvamu la"; b) due donne si danno appuntamento al municipio per andare insieme alla novena della chiesa matrice; arriva una delle due e dopo aver atteso un pò chiede ad una amica di passaggio "Minichè, avissi vistu a 'Ndonetta?";  Minichella risponde "se l'è vistu ca jivi mmera a gghiesia".

   
mmiari

Significa avviare; per es. "s'è mmiatu vers'a casa", "circh'i ti mmiari priestu".

   
mminu

Significa svenire, venir meno. per es. due uomini sono coinvolti in un tafferuglio; uno dei due avverte una gran paura e ne risente; l'altro racconta il fatto e dell'altra persona dice "ppe pocu unn'è caduto mminu".

sbenutu  
mmizziari

Suggerire, sobillare, informare tendenziosamente, mettere in guardia. Per es. osservando un comportamento inatteso da parte di un ragazzo viene da dire "...sicuru è statu mmizziatu du patru o da mamma"

   
mmurriculusu

Dicesi di bambino abituato ad averle sempre vinte, per cui , diventa molto esigente, facile al pianto, sempre pronto ai capricci pur di ottenere ciò che vuole.

'nciancianatu  
mmuttunu

significa semplicemente una spinta

   
moglimeddiu

E' un cacofonico adattamento dell'espressione: "non voglia iddio"

   
'mbullata

Letteralmente significa provocare delle bolle a qualcosa o meglio a qualcuno; per esempio: a) picchiare una persona procurandogli lividi in faccia si dice "ci'ha 'mbullat'a faccia"; b) a camminare con scarpe strette i piedi diventano "'mbullati"

   
'mpagliata

Dicesi di persona presa alla sprovvista che tergiversa nel giustificarsi mentendo in malo modo.

   
'mpallunatu

Dicesi di persona che cade in un pendio e si arrotola su se stesso come un pallone

   
'mpannu

Dicesi in contesti nei quali si vuole evidenziare una situazione di superficialità, ovvero di qualcosa che incide superficialmente e non va in profondità. Ha, ovviamente, un uso variegato in molti ambiti. Per es. a) problemi di viabilità per fondo stradale disagiato; interviene il comune tappando qualche buca; si dice "vida mo, anu fattu na cosa 'mpannu 'mpannu"; b) auto sotto un albero devastata da cacatini i cielli; bisogna partire e si da una ripulita alla meglio; si dice "ci'amu datu na fatta 'mpannu 'mpannu".
dal latino pannus, velo che si forma sulla supercife del vino e di altri liquidi.

   
'mpaparinatu

Arrossito; diventato rosso come un papavero; dal latino papaver.

   
'mpara

Camminare 'mparu 'mparu significa camminare comodamente in piano e senza asperità, che si estende al concetto di rendere facili e semplici le cose. Quando qualcuno interviene a favore di altri per agevolarlo, favorirlo si dice che gli ha fatto a 'mpara.

   
'mpassuluna

dicesi di un frutto di fico di ampia dimensione e in avanzato stato di maturazione. Metaforicamente viene usata per definire una ragazza formosa e prosperosa.

   
'mpastocchiatu

L'assonanza prevalente conduce a pasticciato. In effetti si dice nelle circostanze in cui non potendo eseguire un lavoro a norma si fa qualcosa che, in qualche modo, gli somigli. Si usa in prevalenza in ambito culinario; anche a scuola, nei compiti di italiano, chi non riesce a sviluppare la traccia, alla fine 'mpastocchie qualcosa.

'mpapocchiatu  
'mpiccicati

Dicesi di filamenti unti e appiccicaticci; soprattutto per capelli sudati e sporchi.

'mpappiciati  
'mpipirinatu

arrossato, eccitato, esuberante; per esempio: un bambino che riceve un regalo molto ambito e reagisce con atteggiamento di esaltazione è 'mpipirinatu; un supplente temporaneo che passa di ruolo diventa 'mpipirinatu; uno che mangia qualcosa di molto piccante ed ha una reazione di surriscaldamento e arrossamento è 'mpipirinatu.

avvampatu

 
'mpiticchiari

Intromettersi, impicciarsi, confusionare:
a) atteggiamento di chi è portato a stare sempre nel contesto degli accadimenti;
b) usare indumenti in modo irregolare cambiandosi continuamente e lasciando in giro quelli dismessi.

   
'mproma o 'mpruomu

dicesi di persona ritenuta di di scarse capacità che si muove ed opera con difficoltà in ogni contesto

   
'mpruppunutu

Usato per definire una persona facoltosa, con privilegi  e con tutele per ogni situazione. per esempio: due amici universitari non vanno molto bene; Mario sta bene di famiglia e Franco no; il padre di Franco esprime alla propria moglie le sue perplessità sui due ragazzi; la moglie gli risponde "Mario s'addi fricari...è bellu 'mpruppunutu'.

   
'mpuciri

invogliare; per esempio: un ragazzo va male a scuola per svogliatezza, il papà dice alla mamma "circamu du 'mpuciri sinnoccu perde l'annu".

   
'mpuorciu Mettere in uso un componente finora tenuto da parte (in prevalenza elemento domestico: servizio cucina, corredo, ecc.); generalmente espressione usata come ammonimento nei confronti di chi facilmente cestina cose ancora efficienti per usare cose nuove; per es. la mamma rimprovera la figlia: "ma u nni pò fari a menu i mittiri 'mpuorciu tutti si quazietti?"    
'mpurri Sono i ramoscelli delle viti a struttura porosa che venivano fumate nella impossibilità di avere sigarette. E' un termine per dire che qualcuno è arrivato al limite delle possibilità. per es. "povariellu Micuzzu è arrivatu a si fumari i 'mpurri"    
'mpurtunu Affliggere, tormentare, costringere. Per es. Maria è a conoscenza di un fatto riservato; l'amica Rita fa il possibile per essere informata di tale fatto; quando rientra il marito Maria si sfoga e dice "mamma mia chilla Rita tantu c'ha fattu, tantu c'ha dittu, m'ha misu 'mpurtunu ca c'è duvutu diri chilla cosa".    
mubbiu Significa anestesia; variamente usato in molte metafore.    
muciuniari Significa lamentarsi sottovoce. Per esempio: il padre vieta ad una ragazzo di uscire; il ragazzo si avvicina alla mamma, e sottovoce per non farsi sentire dal padre, avvia un piagnisteo sul divieto.    
mummunu Bernoccolo    
muntura Aspetto, atteggiamento, apparenza; usato trasversalmente in ogni contesto nel quale bisogna indicare come si presenta qualcuno/qualcosa; per esempio: si dice che qualcuno abbia una grave malattia, vedendolo malconcio si dice "tene na brutta muntura".    
murra

Quantità elevata di una specie. Usata solo con riferimento ad esseri umani o bestie (non a cose); per esempio: una famiglia  che ha molto prolificato si dice "tene na murra i figli"; una cagna in calore raggruppa "na murra i cani".

   
muorzu

Un pezzetto, un pochino, un boccone; quantità di cibo che pouò essere sataccata con un morso. dal francese morceau.

   
'ncacanatu

Accovacciato, raggomitolato, nascosto, rintanato, esempio:
a) in passato per sfuggire a possibili punizioni dei genitori ci si "'ncacanave" sotto un letto;
b) un cane minacciato dal padrone si "ncacane" nella cuccia;
c) di notte sulla barca, per ripararsi dal freddo, un pescatore si 'ncacane sotto la prua (che in gergo marinaro si dice se jettatu i vasciu).
Per dare più pregnanza al gesto si diceva "s'è ncacanatu ed è diventatu nu pizzulunu i guai"

 

spanzatu,
sbracatu

'ncagli

Significa interstizio o ambito di spazi ristretti. un esempio popolano di qualche tempo fà.: viaggio in treno; timore di essere derubata; si raccomanda a chi deve viaggiare :"u portazicchinu 'nzippatillu intr'i 'ncagli du rigipettu".

   
'ncamatu

Significa affamato - usato in circostanze di compiaciuta tenerezza verso chi ha fame e quasi esclusivamente per bambini o animali. es: a) la nonna tiene in braccio il nipotino che piange e sollecita la figlia "ajositi ca su crituru è 'ncamatu"; b) un gattino passa davanti casa, il marito dice alla moglie "Miniche' piglici ancuna cosa a sa gattarella ch'è 'ncamata".

   
'ncarrari
o 'ngarrari

Significa riuscire in una cosa, trovare una soluzione, avere buona sorte. Per esempio a) chi ha figli di sani principi e di corretti comportamenti si dice "ha 'ncarratu i figli"; b) chi tenta continue iniziative commerciali e mai una gli riesce si dice "unn'ha 'ncarrata maj una".

  sgarrari
'nchjametta

Valutando qualcosa o qualcuno e ritenendolo di scarso o nessun valore si dice "è na 'nchjametta"; per esempio: a) qualcuno chiede ad un amico se può indicargli chi sappia aggiustare una porta; l'amico indica tizio; chi ha fatto la domanda conosce già tizio del quale non ha stima quindi dice "un mi parrari i chillu ch'è propiu na 'nchiametta". b) il padre chiede al figlio di procurargli uno attrezzo per fare un certo lavoro; il figlio s'interessa e porta al padre un attrezzo; il padre vede l'attrezzo e ritenendolo inadeguato dice "va vida addua le jettari sa cosa ch'è propiu na 'nchiametta".
erroneamente veniva ritenuta una parolaccia per l'assonanza ad un termine volgare di origine siciliana

se persona: cemalu, chionza,  'nchjametta galla,cionciu,
'ntro 'ntro, tampolia

 
'nchimatura o
'nchiumatura

Dal verbo 'nchimare ovvero imbastire

   
'nchjurmari

Termine di esclusivo uso marinaro significa: comporre una ciurma. In genere le ciurme sono precostituite mediante un patto di alleanza tra pescatori e padrone della barca. La difficoltà a formare una ciurma si ha: a) in situazioni di scarsa pescosità; b) in situazioni di elevata pescosità. Nel caso a) dovuto alla ritrosia dei pescatori restii ad affrontare battute di pesca con poca speranza di pescato. Nel caso b), siccome le ciurme precostituite vanno per conto loro, persone che sperano nel buon momento cercano di formare ciurme occasionali.

   
'nciancianatu

Dicesi di bambino abituato ad averle sempre vinte, per cui , diventa molto esigente, facile al pianto, sempre pronto ai capricci pur di ottenere ciò che vuole.

mmurriculusu  
'ngutti

o 'ncutti - Dicesi quando c'è l'esigenza di costipare persone o cose; per esempio dovendo caricare molti pacchi nel vano dell'automobile si raccomanda  "mintili 'ngutti 'ngutti".

   
'ndracchia

o 'ntracchia - erba selvatica vagamente grassa; raccolta e mangiata con continuità fino agli anni 60.

   
'ndrummari

Si dice dell'atto di bere in modo esagerato e con gesti non propriamente eleganti. per es. "s'ha 'ntrummatu nu fiascu i vinu".

   
'ngerullu

Significa portare a spalle una persona; non a cavalcioni intorno al collo come si fa con i bambini, ma poggiato in forma bocconi sulla schiena.

   
'nsiu 'nsiu

Lentamente; usato prevalente per definire la cottura di un buon sugo di pomodori "u sucu è buonu ch'è statu fattu 'nsiu 'nsiu".

   
'ntantaviglia Significa "dormiveglia".  es. "stanotta unn'è dormutu i nenti, è vutu na 'ntantaviglia chi!". Questo termine è scomparso da molti decenni usato ancora solo da ultra ottantenni.    
'ntramentu Significa "intanto" , "nel frattempo".    
'ntrunzunatu Intontito, frastornato - per esempio: dopo l'anestesia ad un molare la faccia è 'ntrunzunata; se a tavola si esagera un pò con il vino, quando ci si alza ci si sente un pò 'ntrunzunati. turdu turdu  
'nticchia Significa semplicemente un po. Usata prevalentemente quando si chiede qualcosa e la si vuole minimizzare per rendere la richiesta meno onerosa. picca, sgaglia, stizza  
'ntichettata Dicesi di persona elegante in modo appariscente e narcisistica; deriva da etichetta , ovvero rispetto del galateo di circostanza: "attenersi all'etichetta".    
'ntisicata Riferito ad oggetto significa Irrigidita, tesa; riferita a persona significa più cose: un corpo privo di vita è 'ntisicato; ma dicesi così anche di una ragazza sfacciata, irriverente, senza timidezza, ovvero che non china la testa e procede con sfrontatezza.    
'ntùmbita Intontita, incapace, inetta. Parola usata per inveire contro qualcuno che si dimostra incapace nello svolgimento delle attività; usata nelle zone di campagna e prevalentemente nella zona di Santa Maria e dintorni. cemala, galla, cioncia, chionza, 'ntro 'ntro,  'nchjametta, tampolia  
'nzallanitu Intontito, frastornato, confuso, sragionevole 'nzumbratu  
'nzertari

Significa INDOVINARE; oggi è 1-1-2009 vorrei proprio 'nsertari cosa ci riserverà il 2009

   
'nzirrari

Significa arrabbiarsi

   
'nzippari

Essenzialmente significa metter dentro intasando gli spazi, ma viene usato in molteplici modi: es. a) un viaggio, il vano bagagli colmo, si scopre un altro pacco da portare, si fa in modo di 'nzipparlo nel vano; b) un potente personaggio politico si "adopera" per far assumere qualcuno, si dice l'on. tizio ha 'nzippatu Francuzzu alla provincia.

'ngutti

 
'nzivusu Dicesi di cosa, e ancor più persona, sporca al punto di sembrare unta di grasso. La parola si basa sul sostantivo "sivu" che è la parte grassa non commestibile delle mucche, trasformata a blocchi simili al sapone da bucato, usato dai pescatori sui legni (falanghi) su cui scorre la barca sulla spiaggia.    
'nzumbratu

Intontito, frastornato, confuso, sragionevole. Si dice quando una persona è in tale stato dovuto a trauma fisico o psichico.

   
'nzurari

Prendere moglie. Ancora usata ma quasi esclusivamente da persone anziane.

   
'nzurfari

significa sobillare, alimentare un contrasto, soffiare sul fuoco, mettere in cattiva luce.

stuzzuniari, 'mpocari a posta

 
ogliularu

Fino a qualche decennio fa esisteva la figura romantica di chi, oltre a produrre l'olio, girava nelle case per venderlo. Questo era l'ogliularu". Tale figura non esiste più da anni con rammarico della poesia popolare.

   
paccarunu

Schiaffo, ceffone, sberla; nello specifico scagliati con il palmo della mano in forma accoppata.

schaffu, fantalata, manemmersa,  suppappulu,

 
pagliettaru

Apparentemente sembra indicare uno che costruisce o vende pagliette, invece significa "imbroglione". Spesso si sente dire: "un ci jiri appriessu a chillu ch'è unu ca cunte pagliette".

'mbogliunu, mmolichieru, mmolicunu

 
pagliusu

Mangiando un frutto che normalmente e succoso e saporito, riscontrandolo asciutto, insapore e sfilaccioso, si dice che è "pagliusu". per esempio: mela, pera, arancia, limone, ecc.

   
pannizzu

E' un piccolo panno, in genere quadrato, bianco non più di 50 cm; è un termine ancora in uso; si vuole ricordare la funzione del pannizzu che, prima dell'avvento dei pannolini, venivano utilizzati dalle donne nel periodo mestruale come assorbenti. (a sollievo delle donne, per fortuna, sono arrivati gli assorbenti)

   
papagna

Dicesi di persona in stato di stanchezza, sonnolenza, intorpidimento, da caldo, afa, ecc. "c'è pigliata a papagna". Si fa riferimento al fiore che produce sostanze droganti.

   
papariari

Fare qualcosa a mò di perditempo. La parola si può supporre originata dal modo di fare delle papere che girano senza tempo e senza meta.

   
papazzani

Significa ragazzi. Parola usata per definire un gruppo di ragazzi indistinti coinvolti in un contesto che li stimola e li unisce. Per esempio: si ferma per strada un giocoliere di passaggio e subito viene attorniato da bambini, un adulto vede i bambini ma non il giocoliere e dice: "chi ci fanu cca tutti si papazzani".

piciuocculu, zassi, jiruospulu, picuozzu

 
papiellu

Significa malloppo di carte oppure un lungo documento sanzionatorio; per esempio un consistente verbale dei vigili si dice "m'ha fatti nu papiellu".

   
papparutu

per far spaventare i bambini veniva usato questo termine (l'equivalente dell'orco). Un bambino irrequieto per frenarlo un po si minacciava intimando "satti quitu sinno chiamu u papparutu".

   
papuru

E' una parola di uso esclusivamente marinaro per indicare un PESCHERECCIO. In realtà è una traduzione dialettale di una barca a VAPORE.

   
par'inchjri

Significa riempire pari. Quando da un recipiente grande si travasa in altri più piccoli la fase finale è quella di livellare con la stessa quantità tutti i contenitori, ovvero bisogna par'inchjri.

apparari

 
pascunu

Significa semplicemente Pasquetta; una persona che vuole passare la pasquetta con il fratello Nicola, lo telefona e gli dice "Nicò..vua adduvu jati a pascunu?".

scialata, scialatella  
pastetta

Biscotto, imbroglio, intrallazzo, raccomandazione. In senso ordinario indica un vecchio modo di chiamare un biscotto. In senso ambiguo indica una operazione non propriamente legale o, quantomeno, non etica. In genere si usa per indicare chi ha avuto un beneficio istituzionale tramite l'interessamento di un potente: per es. "ppe pigliari u postu ci'ha fattu a pastetta u deputati tizio".

   
pastunaca

Carota - oltre all'uso di natura vegetale spesso veniva usato come espressione di denigrazione/inveizione nei confronti di qualcuno ritenuto incapace. Ferocemente usato tra ragazzi per "offendere" un compagno di gioco che penalizzava il risultato del gruppo: "ma si propiu na pastunaca".

   
pasturielli

Non sono, come si potrebbe pensare, dei piccoli pastori, ma i malleoli, parti basse degli stinchi fissati nei colli dei piedi. Termine usato per definire una minaccia o un'azione violenta. Esempi: 1) dei ragazzi giocano; un ragazzo estraneo al gioco disturba volontariamente chi gioca; uno di quelli che giocano minaccia "vatinni o ti minu nu caciu alli pasturielli". 2) giocando a calcio, uno che sferra un calcio alle gambe infortunando l'avversario, di dice "cci'ha spezzatu i pasturielli". 3) da ragazzi si andava a rubare frutta negli orti; a volte l'ortolano rincorreva i ladruncoli, e, non riuscendo a raggiungerli minacciava "si v'acchiappu vi rumpu i pasturielli". 

   
patanta

Fessa, sciocca, maldestra, incapace, timida, impacciata.

cemala, galla, cioncia, chionza, 'ntro 'ntro,  'nchjametta, 'ntumbita, ciavucca, tampolia

 
peditrunzulu

Grossomodo significa "passo minaccioso". Si dice nei casi in cui si avverte un rumore di passi sospetti di notte intorno alla propria abitazione. E' in espressione desueta da molti decenni.

   
pettiniera

Mobile composto prevalentemente da uno specchio largo 70'80 cm e alto quasi a dimensione uomo. Serviva per specchiarsi e per pettinarsi (da qui pettiniera). Il pettine usato veniva chiamato pettinissa.

   
pattinissa

Pettine per donna di forma più corta e più alta dei normali, con denti più spessi, serviva a pettinare, ma soprattutto a tenere fissi i capelli raccolti indietro sul "Tuppu" (tupè).

   
picata

Viene definita una quantità modica di prodotto commestibile a sottolineare un risentimento. Per esempio: una cena tra familiari a base di coniglio o pollo, vengono distribuite le porzioni, a qualcuno ne è toccato poco e di una parte non prelibata; inveisce "..m'aviti datu sa picata".

'mpacchiatina,

 
picca

Significa semplicemente POCO.

scaglia,stizza, 'nticchia, picata

avoglia, nu cuofunu

picuozzi

Significa ragazzi. Parola usata per definire un gruppo di ragazzi indistinti che ruota intorno senza un motivo apparente; Per esempio: un bambino gioca per strada, si ferma dalla nonna per bere e i compagni aspettano fuori alla porta, la nonna li vede e dice al nipote "china su tutti si picuozzi?".

piciuocculu, zassi, jiruospulu, papazzanu

 
pilataru

Palato - mangiando qualcosa molto calda si sente dire spesso "m'è vrusciatu u pilataru"

   
pirunu

Dicesi di asta sottile e corta; usata in prevalenza per indicare i gambi di sedie e sgabelli.

   
pisciaturu e
cantiru

L'argomento non è gradevole a parlarne (figuriamo a viverlo). Fino agli anni 60-70 molte famiglie non avevano il bagno (u cessu) in casa. I bisogni fisici venivano effettuati in recipienti di terracotta alti 40-50 cm: la pipì nei "pisciaturi" (a forma di anfora) e la popò nei "cantiri" (di forma cilindrica); al mattino i recipienti venivano "dispersi" nell'ambiente. In certi periodi venivano raccolti da alcuni contadini per concimare la terra.

   
pisulu

Significa essere leggiadro, leggero, sfiorare le cose. per es. è stata sistemata una pavimentazione sulla quale occorre passare; si intima "mi raccumannu camina pisulu pisulu".

   
piteria

Poltiglia, malconcia, malridotta; un vassoio di dolci posto sul sedile posteriore dell'auto su cui distrattamente si appoggia un peso diventa una piteria; un bambino molto piccolo lasciato incustodito davanti alla pappa diventa una piteria.

fracoma

 
Pizzicarola

E' la molletta per fissare i panni bagnati stesi ad asciugare

   
portazicchini

Portamonete femminile; era una specie di sacchetto chiuso con due gancetti metallici curvati (spesso dorati). grande non più di 10 cm usato per contenere solo monete. Le donne del popolo non usavano portafogli per banconota che, eventualmente, avvolgevano in un fazzoletto custodito nel seno.

   
puorficia

E' il termine con il quale molti decenni fa venivano chiamate le forbici. In genere da persone nate entro i primi decenni del 1900; persone nate dagli anni 30 in poi non usavano più questo termine.

   
posta o
taccia

Fino agli anni 70 si usava ricoprire il fondo degli scarponi con dei chiodi chiamati posta; erano con gambo corto e testa larga esagonale. Ciò rendere le scarpe indistruttibili. Facevano un gran rumore e scintillavano.
Quando un bambino negava le colpe dicendo "u nni l'è fattu apposta" gli si rispondeva con tono alterato "apposta e a chiuovu".
Le tacce erano le stesse delle poste ma più lunghe e servivano (e servono?) per fissare i ferri agli equini.

   
postalu

Identifica semplicemente un pullman-autobus. Ovviamente deriva dalla parola "posta" perchè all'origine era il mezzo che portava la posta nei paesi.

   
prema

Comunemente, in dialetto come in italiano, per definire qualcosa che è davanti a tutto si dice prima: a prima vota, a prima parola ca sientu, chissa è la prima e l'urtima vota, ecc. C'è un caso unico, nel quale, inspiegabilmente, si dice prema, ovvero "i prema matina". Non mi spiego questa variante linguistica, ma è cosi per  la maggior parte degli anziani. Come tante altre espressioni non viene usata dai giovani e, probabilmente, fra qualche anno sarà solo un ricordo.

   
prica

Si definisce una patina sulla pelle dovuta a sporcizia, sudiciume, tartaro. In ambiti di scarsissima igiene è ricorrente nei bambini. E' simile a scarlattina, scabbia.

sivu, lordia  
pucchjlla

E' una sorgiva d'acqua potabile che sgorga dal terreno in piccolissima portata formando intorno un piccolo acquitrino. Una, famosa alle donne che andavano a lavare i panni al fiume, era (e forse c'è ancora) sul lato sinistro del Catocastro sotto la vecchia cava (parrera); era denominata "a ficuzza"

   
pullitriari

Puledrare - è il rincorrersi giocoso di puledri liberi su un prato. La parola viene usata, però, per definire il disimpegno di una ragazza che trascura i lavori di casa, e lo studio, attratta dallo stare con le amiche in giro a bighellonare; per esempio: dice una mamma a malincuore della figlia "sa guagliuna u'nni vo sapiri nenti da casa...penze sulu a pullitriari si strati strati". In senso peggiorativo si dice "cavalliari".

cavalliari

 
pumasella

Venivano così definite le trottole (truommuli) che per effetto di una punta ben levigata giravano in modo equilibrato facendola sentire leggera sul palmo della mano

   
puppusa

Dicesi di persona altera, sofisticata, che ha sempre qualcosa da recriminare e rimproverare, che ha difficoltà a interloquire. Deriva dalla parola infantile "puppu" ovvero bubbone o ematoma. Il senso compiuto della parola, quindi, è che il sofismo che tale persona esprime deriva dal timore che ogni contatto possa procurale un danno di qualunque tipo.

mmurriculusa, 'nciancianata  
putrunu

Significa: fannullone, cialtrone, poltrone.

   
quadarottella

Piccolo recipiente metallico per bollire (diametro 30-40 cm); si differenzia da "quadara" (diametro 80-100 cm) per la dimensione decisamente più piccola.

   
qualeru

Significa fetore, puzza, aria stantia; per es. entrando in un magazzino chiuso da tempo si dice "ohi chi qualeru ca c'è ca drinta".

fietu, tampu

 
quaqquariari

Quando il sugo di pomodoro in cottura si addensa e, pur in modo rappreso, tende a bollire con lo stesso ritmo e movimento delle acque sulfuree (tipo Campi Flegrei di Napoli) si dice che quaqquarie.

   
quatraru/a Significa ragazzo/a. Usato esclusivamente in un contesto di benevolenza, spesso, con il vezzeggiativo quatrarielli/quatrarelli. piciuocculu, zassi, jiruospulu, picuozzu, papazzanu  
quazunettu Mutanda. Chiara la derivazione da "Piccolo quazunu"; parola utilizzata ancora da anziani abbandonata da alcuni decenni. brachessinu  
ranunchjulu Sembrerebbe indicare un ranocchio ma non è cosi; viene usato per definire, compassionevolmente, esseri umani rimasti di piccole dimensioni corporee e di forma non propriamente armonica. dal latino ranunculus (ranocchio) o ranuncula ristujunu, arrichitatu, zigrinu  
ristujna

Con il termine "è da ristujna" si definisce tutto ciò che non ha avuto uno sviluppo di crescita regolare restando di dimensioni ridotte; in prevalenza riferito a ortaggi. In modo spregiativo e offensivo vengono indicate le persone sottodimensionate in altezza.

arrichitatu sbalancunu
rizza rizza

Radente il muro (o a ridosso) - esortazione proferita dalle mamme nei confronti dei figli piccoli; per esempio se un bambino diceva alla mamma : "Vado dalla nonna", la madre rispondeva "marraccumannu camina a rizza rizza du muru". Modo di dire sviluppatosi (presumibilmente) nel periodo iniziale della motorizzazione di massa.

   
rugurusu Significa rugoso, spigoloso, scontroso; usata metaforicamente per definire persona di difficile carattere.    
ruocciulu In modo specifico indica qualcosa di stoffa reso simile ad uno straccio; in senso esteso può essere usato per definire oggetti maltrattati e resi non funzionali. Tale espressione è quasi esclusivamente utilizzata da persone originarie dalle campagne limitrofe ad Amantea. piteria  
ruommulu Sta ad indicare genericamente una persona o una cosa senza grazia estetica; la pronuncia di tale parola evoca una assonanza di cosa rotonda che ruzzola. Usata a mò di sfottò nei confronti di persone che dovendo spaziare in territori scoscesi dimostrino difficoltà di movimento: "ma si propiu nu ruommulu".    
salapprisi

Pesci salati soffritti con un pò di cipolla; era un piatto consumato prevalentemente nei periodi invernali.

   
salascinu

Esisteva nelle porte delle vecchie case. Era un chiavistello per la chiusura di una porta, sia dall'esterno che dall'interno. Consisteva in un asse tondo che attraversava la porta in un apposito foro; all'estremità fuori dalla porta vi era attaccato una piastrina metallica (più o meno grande come la coppa di un cucchiaino) come l'impugnatura per la rotazione; all'estremità interna era saldato trasversalmente un asse quadro per la funzione di bloccaggio. Ruotando il salascino verso il basso l'asse quadro si collocava in un gancio fermando la porta; ruotando il salascino verso l'alto si sganciava consentendo di aprire la porta. L'assonanza del termine potrebbe orientare verso una etimologia funzionale del "salire e scendere".

   
sbafantu

Dicesi di persona che ostenta con superbia qualche forma di merito che lo coinvolge. Per es. uno che prende 100 agli esami di stato e ne fa gran vanto in mezzo ad altri che hanno avuto 60 è "nu sbafantu".

s'avante  
sbalancunu

Dicesi di cosa ampia, oltre le dimensioni ordinarie; per esempio una ragazzo cresce velocemente e il piede diventa ampio; al negozio di scarpe la mamma chiede un numero grande perchè il ragazzo ha fatto "nu sbalancunu i piedu".

  ristujonu, arrichitatu
sbamurra

A casaccio. indica una valutazione fatta in modo molto approssimativo. es. un ragazzo torna a casa da una festa di piazza, il padre chiede quanta gente c'era, il ragazzo risponde "alla sbamurra 2 o 3 mila".

ammuzza

 
sbaravuogliu

confusione, disordine, caos.

   
sbentari

uscita di un vapore/gas nauseabondo. Per esempio a) in cucina si fanno bollire broccoli che procurano un cattivo odore, qualcuno dice "rapiti a finestra ppe fa sbentari sa puzza"; b) in un gruppo di persone si sente improvvisamente un fetore "umano", qualcuno dice "chin'è c'ha sbentatu?".

   
sberrari

Significa andar in gruppo per orti a mangiare frutta ed ortaggi (razziare). Da ragazzi di andava a "sberrari chilla vanna u jumu", ovvero negli orti di Petratagliata (acquicella) a nord del torrente Catocastro.

   
sbersa

Significa fissazione, comportamento maniacale, atteggiamento morboso. Per esempio: una persona, Mario, schiva, senza vizi, comincia a frequentare sale giochi e scommesse; chi lo vede dice "...Mario sta pigliannu na brutta sbersa".

   
sberticchiatu

Dovrebbe derivare dal termine di lingua madre "sperticato": perdere l'allineamento verticale e uscire fuori dall'asse della pertica.
Caduto all'indietro, capovolto, rigirato, piegato:
una persona che cade dalla bicicletta all'indietro si è "sberticchiata";
un palo conficcato nel suolo che sottoposto a sforzo cede e cade si è "sberticchiatu";
un bambino che gioca a dondolo e cade all'indietro si è "sberticchiatu".

'mperticatu

'ntisicatu

sbinnimari

Depauperare, svilire, impoverire - dicesi nei casi in cui qualcuno cede forzosamente le proprie risorse ad altri che di ciò approfittano; per esempio: un figlio sposato, in cattive acque, che continuamente attinge alle risorse dei genitori "sta sbinnimannu u patru e la mamma".

   
sbrinchiari

Divincolarsi, sfuggire dalla presa; esempio 1: se uno pulisce un'anguilla che scivola dalle mani, l'anguilla se "sbrinchiata di mani"; esempio 2: se un papà afferra dal braccio il figlio per infliggere una sculacciata e il bambino riesce a distaccarsi dal padre si dice "s'ha sbrinchiatu".

   
sburiari Significa svagarsi, divertirsi. per es. una ragazza viene lasciata dal fidanzato, va in depressione, resta chiusa in casa; il padre dice alla madre: "portila fora, falla sburiari".    
scaforchja Dicesi con disprezzo di una persona ritenuta di poco valore o comunque di atteggiamenti di basso contenuto.    
scalasciu E' un vecchio gioco che si faceva con oss'i vermicocchi consistente nell'ammucchiare gli ossi facendoli cadere per vincerli secondo uno schema. A parte il gioco questo termine si usa per definire una situazione degradata, degenerata e senza rimedi. per es. a) una squadra di calcio in crisi che perde partite una dopo l'altra, nei commenti tra tifosi si dice "è propriu nu scalasciu";
b) ad un commerciante le cose vanno male, debiti con le banche, con fornitori, finisce dagli usurai, si dice "è propriu nu scalasciu".
   
scaliari Significa: cercare, rovistare; nelle tasche, in un cassetto, in una scatola, ecc.    
scannulu Incomprensibilmente questa parola ha un doppio significato: a) scandalo; b) tegola. Provare a collegare i due significati è cosa ardua. Tanto per "ciotiare" si può azzardare: "lo scandalo mette in luce (espone al sole) in modo appariscente fatti personali cosi come al sole sono distese le tegole di una casa (naturalmente accettiamola come ciotia)    
scapillu Significa: senza cappello, senza capelli, senza protezione in testa; per es. in una giornata di vento, di freddo e di umidità, un ragazzo esce di casa a testa scoperta, il padre intima "ccu su tiempu adduvu va tuttu scapillu"    
scarmuniari Rovistare, cercare. Usato generalmente con tono di accusa verso qualcuno che ha lasciato in disordine un contenitore. per esempio: una donna trova un cassetto di biancheria sottosopra e inveisce "china cci'ha scarmuniatu intra su tiraturu?" scaliari  
scatturari Significa liberarsi, divincolarsi, staccarsi.    
scazzatu Un neonato appena sveglio ha gli occhi appiccicaticci, in tal caso si dice che è "scazzatu"; in forma benevolmente denigratoria vengono indicati giovani che "ronzano" in giro dando fastidio e si dice "cacciat'i fora a si scazzati". 'mpappiciati  
schattagnola è il frutto del fico nello stadio iniziale molto acerbo    
schetta Nubile, zitella - ancora usata da anziani e nelle canzoni popolari    
schettarie Significa FARE DISPETTI con perfidia e cattiveria 'ncrepari, fari i zippi,
pigliari u pizzulunu
 
schiforu

Emarginato, solitario, ipocondriaco, riottoso - dicesi di persona che ha difficoltà ad interloquire a causa di complessi, imbarazzo, svogliatezza, malessere, ecc.

sustusu  
sciabuliari E' una indicazione di moderazione in senso generale che sta per: discretamente, arrangiarsi, darsi da fare quanto basta. Termine usato quasi esclusivamente in ambito marinaro e, comunque, localizzato nel borgo antico, prevalentemente da maschi . Per esempio: a) si chiede ad un pescatore su com'è andata la pesca, risponde "eh..amu sciabuliato" per dire che è andata discretamente; b) passando davanti alla porta di un anziano in pensione e chiedendo come ha trascorso la giornata, risponde: "...puru oj hamu sciabuliatu", per dire che qualcosa ha fatto.    
scigata Significa strappata con impeto. Una frase ricorrente è "ha scigata e la fattu piezzi piezzi" Viene usato anche metaforicamente con discredito verso persone con linguaggio volgare "tene na lingua scigata". strazzata, spitazzata  
sciorta Significa diarrea    
scolla Un termine che usavano gli anziani, e usano ancora oggi, per definire la cravatta.    
scollicatu Tecnicamente significa distacco del collo dal torace; in senso generale indica la fuoriuscita da un elemento dall'ambito complessivo di appartenenza. (sia di tipo organico che altro). Esempi: lo spostamento della rotula nel ginocchio, la scissione di un partito, la separazione di due soci, ecc.
Tale termine è prevalentemente usato da amanteani nati e cresciuti nel quartiere S.Maria e vicinanze.
   
scontricatu

Sostanzialmente significa piagato, da "contre" ovvero piaghe. In realta è molto più usato per indicare una persona che cade e subisce delle escoriazioni dicendo che "s'è scontricatu tuttu".

   
scrima

E' la riga di separazione dei capelli che può essere centrale o laterale

   
scumbidiri

A seconda del contesto significa: scoraggiarsi, esasperarsi, seccarsi, aver fastidio. per es. a) Rosina cerca in tutti i modi di aiutare l'amica Cicchina in difficoltà; Cicchina, però, non vuol saperne d'impegnarsi per ritrovare equilibrio;  allora Rosina esasperata dice "un ci puozzu fari nenti, mi signu propiu scumbiduta"; b) La nonna accudisce i nipotini molto vivaci; rientra la figlia e le dice "un mi purtari cchiù si timpesti, manu fattu propiu scumbidiri".

   
scugliatu

Notoriamente con il termine "cuglia" viene indicata l'ernia. Con il termine "scugliatu", però, non viene indicato una persona affetta fisicamente da ernia (che viene chiamata "cugliuta"), ma uno status mentale e un comportamento. per esempio: a) qualcuno che ha effettuato una fatica che avrebbe dovuto condividere con un socio che però si è dileguato, al ritorno del socio dice "a fari sa cosa sulu m'è scugliatu";    b) qualcuno ha fatto qualcosa che non ha richiesto gran fatica ma ne parla come se avesse compiuto una grande impresa; uno che sente e valuta l'esagerazione dice con sarcasmo "avoglia...povariellu se scugliatu tuttu".

   
scugnatu

Ferirsi in modo sanguinoso. per es. a) una persona cade a terra; se sanguina dal naso: "s'ha (o s'è) scugnatu u nasu"; se sanguina dalla bocca :"s'ha (o s'è) scugnatu u mussu".
Nelle zone di campagna, e in particolar modo tra i contadini, questo termine viene usato per definire il distacco di un manico dalla cavità di alloggiamento; per esempio: a) se la zappa salta dal manico si dice "s'è scugnata a zappa"; b) se l'ascia si stacca dal manico si dice: "s'è scugnata a gaccia".

   
scuzzettatu

Dalla parola "cuzziettu" ovvero nuca. Significa mettere a nudo la nuca. Il termine viene usato per definire alcuni ordini di monaci che si rasano la nuca; anche quando una persona si fa tagliare i capelli molto corti si dice "s'è scuzzettatu".

   
sderchia

Dicesi di donna magra (allignata) priva anche di bellezza e grazia; per capirci una alla Olivia fidanzata di Braccio di ferro

   
sdirinari

Impoverirsi, svuotarsi, perdere tutto. Etimologicamente dovrebbe derivare dal "perdere i reni". Usato per definire la perdita di tutte le risorse per affrontare un impegno consistente. Per esempio: una famiglia di modeste condizioni economiche sposa una figlia con un ragazzo di famiglia facoltosa, per affrontare alla pari il matrimonio si "sdirine"; per curarsi lontano da casa di una complicata malattia l'ammalato si "sdirina".

appezzentiri

 
sdrillabata Sfilacciata - viene usata in molti contesti nei quali bisogna definire situazioni e cose che hanno perso consistenza. Per esempio: se vi sono ospiti a casa e la figlia mette a tavola la solita tovaglia delle ricorrenze ormai vecchia, la mamma dice alla figlia "caccia sa tuvaglia ch'è tutta sdrillabata"; una persona che invecchiando accentua sproloqui e maldicenze nei confronti di tutti si dice "tene na lingua sdrillabata"; una rete assaltata dai delfini diventa "sdrillabata". zinzuliata, spitazzata, fracomata  
sdrillazzatu Sciolto. Parola usata in diversi contesti: a) quando si sciolgono spontaneamente i lacci delle scarpe si sdrillazzanu; b) quando si avvolge il laccio ad una trottola e si scioglie prima di lanciarlo "u struommulu s'è sdrillazzatu". sciogliutu, sdrillabatu allazzatu
sdrillichiari Quando una persona ha un forte dolore, per es. mal di pancia, e si butta e terra, e si attorciglia, si contrae, si contorce, si dice che sdrillichie.    
sdroliacari raccontare fatti sconnessi in modo logorroico creando difficoltà di comprensione a chi ascolta spissiari  
sdruogliuoli

Corrisponde al termine cianfrusaglia, ovvero quantità di cose disordinate e variegate.

   
secutari

Inseguire in modo minaccioso; vale sia per umani che per animali

   
semastra,
semaistra, summastru

Gli  artigiani di qualunque mestiere venivano chiamati dai loro praticanti (discipuli): le donne "Semastra" gli uomini "summastru" che sta per "signora maestra" e "signor maestro". Tutte le altre persone invece li chiamavano comunemente "mastra" e "mastru".

   
sgaglia

Piccola quantità - con molti sinonimi; usato in prevalenza dalle donne per giustificare (e ridimensionare) un peccato di gola. Per esempio: una donna mangia un dolce in presenza di altra donna affetta da diabete; chi mangia dice all'altra: "ta vo spacchiari a vucca?"; la risposta è "..e..famm'a pruvari na sgaglia".

stizza, picca, 'nticchia, nu pocu

 
sgallari

Significa slogare; sicuramente la parola deriva dal termine gallarielli (malleoli);

sgavagliari  
sgangulaprieviti

Gnocchi - considerando che "ganga" sta per "molare" l'intero significato dovrebbe essere: rendere sgangato un prete, ovvero far perdere i molari ad un prete. Tale definizione dialettale degli gnocchi trova notevoli riscontri in tutta la Calabria e anche nelle regioni confinanti e vicine (specie nella Basilicata ionica). L'origine di tali accezioni di avversione verso i preti dovrebbe derivare dalla valenza culinaria dello gnocco considerato un peccato di gola tale da istigare anche un prete al peccato che subirebbe, come "ritorsione divina", la perdita dei denti .
Alcune versioni di altri luoghi: affucapreuti, strozzapreviti, strangulaprievete, ecc.
Attendo eventuali altre interpretazioni.

   
sgavagliatu

Slogato. Usato ancora, più o menu, da over 50 ormai in via di estinzione.

   
sgriengu

Dicesi di persona di scarso sviluppo fisico e di aspetto smunto; se bambino si usa il vezzeggiativo sgrengariellu.

grancu, richitu, ristujno  
sgrugnu

Significa CEFFONE, SCHIAFFO, SBERLA dato sul mento (grugno) con veemenza

schaffu, manemmersa, fantalata, paccarunu, suppappulu

 
sguallaratu

Dicesi di indumento deformato, allargato, di taglia decisamente grande per chi deve indossarlo. Il termine deriva da "guallara" ovvero ernia; chi era affetto da tale patologia indossava pantaloni ampliati sul davanti a mo' di sacco per contenere la "guallara"; da qui sguallaru ovvero adatto a contenere la "guallara".

   
sinalu

Era un grembiule femminile corto con una consistente pieghettatura che copriva dalla vita in giù la sola parte anteriore, tenuto alla cinta da due lacci laterali.

   
sitazzu

Era un colino per pomodoro; di alluminio, base rotonda diametro 35-40 cm bucherellata; sulla circonferenza una parete di 10 cm circa; il pomodoro, collocato sulla base, veniva spremuto lasciando cadere il sugo in un vassoio collocato sotto.

   
spacchjari

farsi la bocca ovvero gustare, assaporare. La curiosità del termine sta nel fatto che quasi sempre è associato ad alimenti  liquidi o molto cremosi (in prevalenza di natura  dolciaria). Per esempio "dammi na sgaglia i gelatu ppe mi spacchjari a vucca"

ppe mi fari

 
spachiari

Essere in condizioni di privazione, indigenza, ristrettezze. Per esempio un commerciante al quale le cose non vanno molto bene si dice "è nu pocu i tiempu ca sta spachiannu".

   
spattisciuta

Generalmente significa marcita; usata nella forma breve "spatta" significa eccessivamente cotta.

   
speziaria

Fino agli anni 60 così veniva definita la farmacia; è chiara la derivazione da spezie, spezieria.

   
spicata

un ortaggio (cipolla, patata, ecc) tenuto in un cesto per lungo tempo spunta un germoglio (ciglie) che successivamente accenna a diventare fiore ovvero spiche.

   
spinnari

Ha due significati che non hanno niente in comune: 1) togliere le penne ad un pollo. 2) desiderare bramosamente un cibo che altri stanno mangiando; per esempio: Un bambino mangia un biscotto, un fratellino più piccolo lo guarda vogliosamente, la mamma intima al più grande "dunici nu piezzu a fratta ca sta pinnannu".

   
spirdatu

Nella terminologia popolare Spirdu è un fantasma o un'anima vagante di un defunto; una persona posseduta da uno spirdu è, ovviamente, spirdata. In realtà si definisce spirdatu chi ha subito un gran spavento ed è in condizioni di confusione, convulsione e alterazione mentale.

   
spissiari

Compiere un'azione con ritmo accellerato (spesseggiare); usato prevalentemente in ambito marinaro per indicare l'azione del remare con un'alta frequenza; per esempio i logorroici "spissiano" nel parlare, chi è in stato di ansia "spissie" nel fumare, ecc.

   
spurbariari

Deriva dalla parola "purbira" ovvero polvere, quindi significa rendere qualcosa come la polvere, o, più verosimilmente, disperdere, dividere, causare una diaspora. Può riguardare oggetti, animali e persone.

   
stacciata

Deriva da staccia ovvero pietra di mare o di fiume di forma rotondeggiante, di diametro 10-15 cm, spessa 1-2 cm. Per estensione del concetto stacciata viene definita ogni cosa che da una dimensione ampia assume una dimensione sottile: per es. quando s'impasta la farina e si lievita, si stacca un pezzo e si staccia per fare una pizza.

   
stagliati

Il termine stagliare correntemente usato in italiano per definire qualcosa che emerge da un contesto (per esempio le nuvole nettamente stagliate dalla collina) nel dialetto amanteano viene usato per definire un distacco tra persone (merito e moglie "si su stagliati", due soci "si su stagliati"). Oggi decisamente più usata la forma italianizzata "si su separati".

   
staturata

Era un antico modo per definire la durata del periodo estivo; come dire juornu=jurnata, notta=nuttata, misu=misata; una intera estata=staturata. Per es. una persona per dire che aveva avuto disturbi addominali per tutta l'estate si esprimeva: "è passatu na brutta staturata ccu su mal'i panza".

   
stizza

In italiano significa ira, collera, nervosismo; in dialetto amanteano significa ben altra cosa, ovvero significa POCO; per es. due fratelli hanno un panino da dividere; chi fa le parti si tiene gran parte dandone poco al fratello che reagisce "chi c'è fari cu sa stizza i panu?".

sgaglia, picca, 'nticchia, nu pocu  
strappa

E' la cinghia di cuoio utilizzata per affilare i rasoi

   
straqquo

Termine di prevalente uso marinaro per indicare persona stanca, spossata. Ha origine dal termine, sempre marinaro, straqquato, ovvero oggetto alla deriva che prima o poi sarà arenato su qualche spiaggia. Molto suggestiva la metafora della della persona stanca assimilata ad un oggetto sbattuto alla deriva.
La cosa incredibile è che tale termine, quasi uguale, è usato nel dialetto milanese che per dire ad una persona: "sei stanco?" si dice: "te se straqq?" (più o meno).

   
stricaturu

E' il colino ove viene deposto l'alimento strizzandolo per espellere il succo.

   
strifazzuli

Con questo termine vengono generalmente indicati stracci variegati e malconci. Viene esteso anche ad oggetti disordinati e poco utili.

   
strifizzata

Dicesi di cosa integra, compatta quando viene strapazzata, lacerata, sbriciolata in malomodo. Per esempio a) una torta tagliata in modo improprio; b) una frittata d'uovo cotta in modo non uniforme e compatto, ma a grumi e pezzetti.

   
strittienzia

Significa ristrettezza.

   
stroliacari

Dire o raccontare cose in modo confuso, caotico, logorroico.

   
strozza

Significa pezzo di pane; per es. a) "un c'è rimasta mancu na strozza i panu"; "mi filie lu stomicu ca m'è manciatu sulu na strozza i panu"

tappu, scaglia  
struppigna

Significa parentato e discendenze. Parola usata in tono vagamente denigratorio. Per es. di una persona socialmente malvista per appartenenze ambigue si dice "è sempri statu nu malu cristianu illi e tutta a struppigna sua". La parola può essere origina da "truppa" intesa come gruppo di appartenenza, oppure da "troppa" intesa come pianta e sua ramificazione; in entrambi i casi è calzante.

   
stuzzuniari

significa provocare, sobillare, alimentare un contrasto, soffiare sul fuoco, mettere in cattiva luce.

'nzurfari, 'mpocari a posta

 
susiti

Significa andare su, alzarsi.

aziti, sumiti, azzicca  
sustusu

Scontroso, riottoso - dicesi di persona che ha difficoltà ad interloquire a causa di agitazione, nervosismo, imbarazzo, svogliatezza, malessere, ecc. Un tentativo etimologico potrebbe indurre a ritenere tali persone non inclini alla partecipazione, vogliose di "sosta" ovvero "sostose".

schiforu

 
sustaria

Termine polivalente per indicare, stanchezza, svogliatezza, flemma; per es. a) in una afoso pomeriggio estivo, dovendo fare qualcosa che richiede concentrazione e freschezza si dice "un ma fidu i fari sa cosa ca tiegnu na sustaria"; due persone dovono affidare un compito d'intraprendenza ad una terza persona; uno dei due non reputa idonea tale persona e dice "è mieglju ca truvamu n'atru ca chistu tene na sustaria".

musciaria

 
suppappulu

Significa semplicemente CEFFONE, SCHIAFFO, SBERLA dati con veemenza

schaffu, manemmersa, fantalata, paccarunu, sgrugnu

 
tagana

Ampio cesto di vimini intrecciati con aste di legno, di forma tonda, di sezione trapezoidale, alto circa 30 cm, diametro circa 70 cm, di portata più grande del cesto, generalmente usata per trasportare ortaggi al mercato. Parola usata spesso in senso metaforico per dare la sensazione di una cosa ampia, per esempio: a) una persona per ben rappresentare uno sforzo sostenuto dice "m'è fattu nu culu quantu na tagana"; b) volendo minacciare un bambino irrequieto che sfugge "si t'acchjappu ti fazzu u culu quantu na tagana".

   
tampoliu

Dicesi di persona alla quale si riconoscono scarsissime capacità complessive.

cionciu, cemalu, 'ntro 'ntro, galla, ciavuccu, chionza, 'nchjametta  
tampu Significa fetore, puzza, aria stantia; per ese. entrando in un magazzino chiuso da tempo si dice "ohi chi tampu ca c'è ca drinta". fietu, qualeru  
tantaziona

Da non confondere con tentazione, si dice di persona intrattabile, ingestibile, indemoniata; prevalentemente utilizzata per definire bambini eccessivamente attivi.

tristu cionciu, cemalu, 'ntro 'ntro, galla, chionza, 'nchjametta
tatu

Significa molto semplicemente papà. Comunemente si usano i termini "tata" o "tatina" per definire una nonna o una persona che accudisce i bambini. una curiosità storica: con tale parola chiamavano il loro papà quasi esclusivamente componenti dei due ceppi marinari Bonavità e Scudiero.

   
ticchjlli

I capelli lunghi delle bambine spesso vengono raccolti in due codine laterali sopra le orecchie; tali codine si chiamano "ticchjlli".

   
titilli

Ascelle - espressione generalmente vezzeggiativa usata solo in alcune zone di Amantea

   
trappari

significa prevalentemente palpeggiare, con estensione a manomettere, sgualcire, strappare. Tale verbo potrebbe essere strettamente connesso al sostantivo "trappitu" (frantoio).

   
trillenta

Dicesi di voce acuta, nitida, chiara; per esempio un bambino che piange in attesa della pappa; quando una persona chiama qualcuno che si trova in altra stanza. Pur avendo chiara derivazione dal verbo italiano trillare è una espressione dialettale raramente usata.

   
trisoru

E' un vezzeggiativo della parola tesoro indirizzato prevalentemente a bambini. per esempio: una mamma in stato di trasporto affettivo esclama nei confronti del figlioletto "hoj chi trisoru da mamma".

   
tristi

La parola triste, sappiamo, significa depresso, malinconico, affranto, ecc., evocando una situazione cupa e di avvilimento. Nel dialetto amanteano, paradossalmente, significa pressochè  l'opposto, ovvero dicesi di bambini iperattivi che manifestano grande vivacità e gaiezza. Il caso più classico si ha dalla nonna che ha custodito i nipoti e che dice alla figlia appena arrivata: "portatilli si guagliuni...hoj cumu su tristi..m'hanu fattu desciri pazza".

   
trunzu

Con tale termine viene generalmente identificata la parte dura di alcuni vegetali come il gambo di un broccolo o di un cavolo (di poco valore); per estensione metaforica viene associata ad esseri umani per impropri atteggiamenti momentanei o congeniti. Per esempio: a) di una persona poco intraprendente o di scarso comprendonio si dice "ma è proprio nu trunzu"; b) una persona che ha subito un trauma o sottoposta ad anestesia, per un po di tempo è 'ntrunzunita.

'ncefalata, sturdutu, 'mpetratu  
truottu

Rutto; dal latino ructus

   
tummatu

Significa caduto; termine di uso quasi esclusivo delle zone di campagna; è probabilmente una reminiscenza dal francese tomber (cadere)

   
tuppitisa

In realta è una parola composta da tuppo e tisa; tuppu sta per tupè naturale (capelli raccolti in treccia arrotolata dietro la testa tra il collo e la nuca; tisa sta per teso, rialzato.
Alcune donne con manie di esibizionismo e vanità, rialzavano e allungavano "u tuppu" fino a portarlo interamente sopra la nuca, quasi sopra la parte posteriore della scatola cranica. Tale impostazione risultava appariscente rendendo la donna, inevitabilmente, vistosa.
Il termine era ordinariamente utilizzato per definire qualunque forma di esibizionismo femminile.

vrocculusa  
turdu turdu

Intontito, frastornato - per esempio: dopo l'anestesia ad un molare o dopo avere sentito un fortissimo rumore ci si sente turdu turdu. Usato nella forma semplice "turdu" significa tonto, ritardato, stupido.

'ntrunzunatu

 
vamparita

Significa vampata, falò. Con questo termine il fuoco viene citato per i suoi aspetti giocosi.

   
vampoglia

Viene cosi chiamata ogni cosa secca di naturale vegetale facilmente infiammabile: per es. a) le foglie secche del mais con le quali si riempivano i materassi di un volta; b) i riccioli di trucioli di legno prodotti nella fase di piallatura. Questi elementi quando bruciano fanno un vamparita.

   
vazzaru

Un contesto disordinato e sporco, specie in forma acquitrinosa,  si dice "c'è nu vazzaru". Il termine evoca la parola araba bazar dalla quale, probabilmente, deriva. Metaforicamente viene esteso a qualunque situazione di inestricabile chiarezza (legale, giudiziaria, commerciale, ecc.)

assammaratu

 
veddumannu

Significa semplicemente NOMINANDO. Termine usato quasi esclusivamente dagli originari della zona di Santa Maria verso sud.

addiminannu

 
viertula

Operai che lavorano fuori casa, prevalentemente muratori e contadini, usano portarsi la merenda e/o il pranzo avvolto in un tovagliolo di stoffa; tale fagotto veniva chiamato VIERTULA. Su tale termine esistono vari proverbi e aforismi.

   
virriannu

Andare in giro senza una chiara meta, senza interessi o con l'intenzione di scrutare le situazioni finalizzate all'attivazione di successivi vantaggi personali.

ferriannu,
sberrannu

 
vrancata

Significa: mucchio, una certa quantità, un tot, una manciata. Non mi è nota l'etimologia; dall'assonanza posso ipotizzare due derivazioni: a) dal concetto di "branco" ovvero un gruppo limitato di animali predatori; b) dal termine abbrancare ovvero afferrare un modesto numero di cose. Ovviamente tali ipotesi sono tutte da verificare. esempio: Un nipotino va dallo zio che vende frutta secca, ritorna a casa, il padre gli chiede se lo zio gli ha dato qualcosa, il bambino risponde "se m'ha datu na vrancata i pinozzi".

   
vrocculuso

in senso ampio indica un soggetto borioso, altezzoso, narcisista, vanitoso, esibizionista - in genere viene utilizzato per indicare la reazione compiaciuta di un bambino al quale si da un dono ambito o un bel vestito di cui fa sfoggio: si dice "cumu si vrocculije".

llucciu, vavusu, jaccheru

vrigognusu

a vucata oppure
u vucatu

E' il bucato; era procedimento laborioso per ottenere (si fa per dire) quello che oggi si ottiene senza alcuna fatica premendo un bottone della lavatrice.
In un pentolone (quadara) si bollivano insieme acqua e cenere;
nel frattempo in un cesto grande (a cista) si collocava un pezzo di lenzuolo vecchio, come a voler tappezzare la superficie interna del cesto, facendo fuori uscire dall'alto i lembi;
nel cesto venivano adagiati i panni dopo che gli stessi erano stati impregnati di sapone ma non bagnati; i panni non venivano pressati ma posti in modo arioso;
una volta riempito il cesto sulla superficie si collocava un panno a chiudere il cesto tipo tappo di un barattolo; i lembi del panno avvolgente e quello a tappo si arrotolavano lungo il boro del cesto;
a questo punto, lentamente, si versava l'acqua con la cenere sul panno che sprofondava e attraversava i panni; la reazione chimica tra sapone stricatu sui panni, acqua calda e cenere, provocava una reazione pulente e sbiancante.
Dopo qualche ora si sollevava delicatamente il panno su cui era depositata la cenere, si estraevano i panni che venivano sottoposti a risciacquo e si stendevano ad asciugare.

   
vummularu

Non è , come si potrebbe pensare, uno che produce o vende "vummule", ma un imbroglione, ciarlatano. In genere usato per definire un soggetto, non necessariamente disonesto, che ha la mania di raccontare frottole, il più delle volte in senso goliardico.

pagliettaru

 
vuocula

Significa semplicemente giocare a dondolo ovvero "jucari alla vuocula".

   
vurglili

Termine usato per indicare un luogo ipotetico, indefinibile.  Per  es. a) in una contesa amichevole per intimare all'amico di smetterla gli si dice "..ma vatinni a vurglili"; b) qualcuno mostra una cosa che non si riesce ad identificare, gli si dice "sa cosa adduvu a truvata...a vurglili?".

   
vussuria

Significa "la signoria vostra, vossignoria". Il termine praticamente non più usato (era ora) veniva proferito da persona in stato di sudditanza psicologica e di sottomissione sociale per rivolgere la parola a persona considerata di "rango" sociale superiore. Non raramente si usava anche, prescindendo dalle condizioni sociali, da parte di giovani nei confronti di anziani.

vussignuria

 
zaccurala

E' un grosso ago per cucire stoffe molto spesse (materassi, sacchi di tela, ecc.)

   
zalliri

La definizione più ricorrente della parola è associata a capelli lunghi-spettinati-sporchi anche se viene utilizzata, a volte, per definire elementi scomposti dell'aspetto fisico di una persona.

   
zassi

elementi umani e materiali di disturbo e/o disordine. Esempio: a) una giovane madre porta tre piccoli figli dalla nonna; dopo un po la nonna sopraffatta dalla vivacità dei nipotini, intima alla figlia "vatinni, portatilli si zassi"; b) una madre affida alla figlia il compito di riordinare una stanza e si allontana; quando ritorna e vede che la figlia non ha ordinato la riprende stizzita "chi ci fanu ancora 'nterra tu si zassi".

piciuocculu, picuozzi, jiruospulu

 
zenni

Rendere qualcuno o qualcosa in condizioni di maltrattamento e prostrazione fisica e/o psichica. Per esempio: un marito rozzo che in pubblico inveisce contro la moglie dicendogliene di tutti i colori "ha fattu a mugliera alli zenni"; uno che cerca di riparare una tenda e non vi riesce e s'infastidisce e riprova e continua ad innervosirsi, esasperato, con un gesto d'ira si avventa sulla tenda e la strappa e la sgualcisce in malo modo "ha fattu a tenda alli zenni".

 

 
zigrinu

Termine usato prevalentemente per citare il due di briscola; a volte si estende il concetto a tutto ciò che è minuscolo, di poca consistenza.

   
zilari Defecazione eccessivamente liquida per effetto della diarrea. Esempi a) dopo aver cambiato il latte ad un neonato spesso si sentiva dire "su lattu unn'è buonu, se zilatu tuttu"; b) per persona anziana incontinente che viveva con un figlio, ogni tanto la donna di casa chiamava il marito "vienimi ajuti ca parta se zilatu tuttu".    
zimma Tecnicamente sarebbe un alloggio per capre (zimmiri); generalmente viene usato per indicare un contesto disordinato, sporco, confusionato, inospitale. Sgridavano le mamme i figli piccoli che giocavano e saltellavano sul letto grande dei genitori: "..su liettu aviti cumminatu na zimma".    
zinzulusu Deriva dal sostantivo "zinzulu" ovvero uno straccio, un pezzo di stoffa inutile, un indumento malconcio. Con tale termine si definisce un soggetto con fare da straccione, mendicante, o avaro. Si definisce anche un oggetto, per esempio un letto, un abito ai limiti della decenza.    
ziruvattulu Prendere o fare nu "ziruvattulu" significa inciampare cadendo e rotolando a terra in modo scoordinato, in genere senza conseguenze fisiche.  scozzitrummulu, cozzitrummulu,
arrozzulatu
 
zimmulari o zimmullari Liberarsi di qualcosa senza curarsi degli sviluppi che ne deriveranno. Ha numerose sfaccettature, ne citiamo qualcuna. esempi: a) in casa c'è qualcosa d'ingombrante da buttare e non si sa come disfarne, la moglie dice al marito "valla a zimmullari intra sa timpa"; b) qualcuno deve consegnare qualcosa a casa d'altri direttamente nelle mani di altra persona, ma non trovandola gliela lascia davanti alla porta; al rientro il ricente trova la merce e dice :"..sinn'è fricatu..ha zimmulatu luoccu avanti e sinn'è jutu"; c) due persone camminano in zona poco abitata; a uno dei due viene un forte stimolo corporeo e non sa cosa fare; l'altro gli dice "vall'a zimmulari arrietu sa frasca".    
zingrellusu Dicesi di un attaccabrighe, pretestuoso, stolto che pretende di avere sempre ragione e riversa sugli altri colpe inesistenti o sue.    
zuca Prendere qualcuno dal collo a mò di strangolamento; termine usato prevalentemente in ambito maschile e giovanile nei casi di sopraffazione fisica esercitata nei confronti di qualcuno. Considerato un atto di grande umiliazione costringeva ad una reazione per non essere considerato un pavido. In genere chi prendeva un'altro dalla zuca aveva la consapevolezza di essere più forte.    

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