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ANGOLO DELLO STUPIDARIO
SVOCABOLATO - I GIURAMENTI COATTI
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SI
DICEVA UN TEMPO, E SI DICE ANCORA: TI VO SENZA
I CHINA
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Seguitemi in questa goliardata, se volete, scherzando e
ridendo, e pensando.
Capita, a volte, che il pensiero vada a posarsi su cose che
apparentemente non meriterebbero di essere pensate. Questa
sembrerebbe una di quelle: come può venire in mente di pensare e
scrivere di quelle forme espressive, banali, senza senso, anche se fortemente
radicate nel lessico popolano, oggi quasi scomparse (almeno nelle
forme più violente)?
Fin da bambino ho sempre osservato con grande curiosità le
circostanze nelle quali tali espressioni venivano proferite e ogni
volta mi chiedevo che bisogno ci fosse di turbare e impaurire una
persona al solo scopo di rassicurarsi sulla veridicità della notizia
che da tale persona si stava apprendendo.
Non si poteva dire "giurami che è vero" invece di estorcere una
conferma "minacciando" lutti e genocidi ai danni dei
familiari di chi la notizia
aveva dato?
Rimestando nella mente quell'ambiguo habitat lessicale, ricostruendo
le formulazioni individuali che mi è dato ricordare, meditando sulle
persone che c'erano e ci sono nel percorso di vita comune, ho cercato di scavare e individuare le motivazioni che
determinavano quei comportamenti.
Con la consapevolezza di rischiare di volare più in alto di quanto
le mie ali non mi consentano, provo a tracciare il quadro
psicologico che dava vita a tali espressioni.
L'uso dell'imperfetto narrativo non esclude che queste forme
espressive esistano ancora.
Le reazioni erano mosse prevalentemente da due aspetti:
a) l'importanza della notizia (non in senso assoluto ma quanto
contasse per quella persona);
b) il carattere: di tipo passionale focoso possessivo oppure timido
introverso insicuro.
La "violenza" della estorsione di giuramento era, quindi, strettamente
commisurata al quadro caratteriale, psicologico, d'interesse, di
chi riceveva la notizia, indipendentemente se la notizia fosse
positiva o negativa.
Illustro alcuni quadretti tipo di qualche decennio fa:
1) Due amiche (diciamo Rituzza e Cicchinella); vicine di casa;
una sa tutto dell'altra; Rituzza perdutamente innamorata di Micuzzu,
vicino di casa, che non ricambia; un giorno Micuzzo passa sotto casa
di Rituzza e "jette llu sguardu" alla finestra di Rituzza; lo vede
Cicchinella; dileguatosi Micuzzu, Cicchinella si "perrupe" da Rituzza;
le racconta l'accaduto; Rituzza che fa?... Dipende dal carattere di Rituzza:
a) se Rituzza è una ragazza timida, introversa, insicura, pur
spasimando per Micuzzo, dirà a Cicchinella: "daveru?", "ti vo
senz'i china" e potrà aggiungere "ti vo sen'i mammita". In base a
come si sviluppa il dialogo potranno essere ripetute le richieste di
giuramento ma sempre in tono moderato senza mai pronunciare una
minaccia "ti vo muriri..";
b) se Rituzza è una ragazza passionale, focosa, comincerà con
"daveru?", "ti vo senz'i china" e immediatamente, senza
aspettare la conferma, "ti vo mmuriri mammita" "ti vo mmuriri tutta
a famiglia tua", finendo col mettere in croce Cicchinella per sapere
i particolari.
2) Franciscu e Peppino lavorano insieme; un giorno litigano in
presenza di Annuzza; Peppino inveisce su Franciscu riferendo di una
"scappatella" della moglie; tutti sanno della lite; la moglie di Franciscu va da Annuzza per conoscere i fatti e immediatamente,
considerando la gravità del caso, proferisce il massimo delle
minaccia: dicimi a verità "ti vo muriri ammazzatu u fligliu tugua".
In questo caso l'importanza della notizia abbatte ogni freno
inibitorio.
Precisazioni
a) in seguito è ripetutamente utilizzato l'aggettivo possessivo TUO.
Nella versione dialettale la pronuncia era, ed è, alquanto diversificata in relazione
all'età, all'istruzione e, soprattutto, alla zona di nascita e
crescita. Considerando che le esperienze raccontate sono maturate nel borgo chianura e dintorni, vengono rappresentate le pronunce del luogo
che, notoriamente, sono allungate e strascicate: tuo, per esempio,
diventa tuguo o tugua o tuguu; a seguire verrà usata "tugua"
b) la formulazione della minaccia si sviluppava in due
versioni: "TI VO SENZA" oppure "TI
VO MURIRI".
"TI VO SENZA" provoca complessivamente reazioni di
preoccupazione e paura; la formula "TI VO MURIRI", nelle
versioni più minacciose, aggiunge terrore.
La differente reazione sta nel fatto che "ti vo senza" è una
espressione generica, atemporale, che non dà la sensazione d'irreversibilità come invece è chiaramente implicita nel formula "ti
vo muriri".
c) la cosa più naturale a cui siamo assuefatti è veder morire le persone in ordine
generazionale e di
anzianità; eventi che alterano tale sequenza turbano non solo chi è
coinvolto, ma anche persone estranee al lutto. Per questo motivo
l'auspicio di morte rivolto a parenti più giovani.(sopratutto a figli)
sconvolgeva.
d) da tener presente che le minacce quasi mai erano indirizzate a
parenti diversi dal nucleo familiare (zio, cugino, nipote).
e) non ricordo mai una invocazione malefica rivolta ai nonni;
forse perchè pochi li avevano in vita, forse perchè ormai vecchi non
v'era bisogno di
"spinte" di trapasso.
f) chi riceveva una minaccia ritenuta eccessiva
immediatamente pronunciava la formula di scongiuro "UN-SE-MMA SIGNURU -
(NON
SIA MAI SIGNORE)", disponendo le dita di entrambe le mani a mo
di corna
flettendole in basso o puntandole e vibrandole verso l'estortore, e/o
toccando ferro; in aggiunta, i maschi, quando si poteva, con la
stessa pregnanza riconosciuta in tutto il mondo "si toccavano".
g) a seguire è definita la casistica delle minacce in riferimento a
richiesta di conferma di una notizia; occorre precisare che le
stesse espressioni venivano usate anche per imporre il silenzio,
ovvero far giurare di tenere segreta una notizia.
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ESPRESSIONE |
TURBAMENTO |
IL PERCHE' SI AVVERTE UN DIVERSO TURBAMENTO |
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TI VO SENZ'I CHINA |
QUASI INDIFFERENZA |
Espressione generica che non comporta grande reazione in quanto "china" non è associabile a nessuno,
quindi, non identifica un'appartenenza. |
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TI VO SENZA I MAMMITA |
BASSO |
Considerando la logica del trapasso generazionale viene percepito in modo lieve
perchè l'evocazione della morte è nell'ordine naturale delle cose. |
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TI VO SENZA I PARTA |
BASSO |
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TI VO SENZA I PARTA E MAMMITA |
BASSO |
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TI VO SENZA DA FAMIGLIA TUGUA |
MEDIO |
Anche in questo caso prevale la logica
del trapasso generazionale: sono coinvolti
familiari di pari età o più giovani. |
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TI VO SENZA I FRATTA |
MEDIO |
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TI VO SENZA I SUORTA |
MEDIO |
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TI VO SENZA I MARITITTA |
MEDIO |
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TI VO SENZA DI FIGLI TUGUA |
ALTO |
"L'anatema" sui figli provoca maggiore turbamento per la non
ordinaria, e comunque inaccettabile, scomparsa dei figli prima dei
genitori. Occorre approfondire alcuni concetti:
le parole "figlita" e "figlitu" venivano generalmente usati
quando c'era un solo figlio di quel sesso; in presenza di più figli
dello stesso sesso, si poteva indicare un determinato figlio di
prestigio per dare maggiore gravità, per esempio "ti vo senza i figlitu chillu ch'è alla Merica" oppure "ti vo senza i figlita
chilla spusata a Torino"
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TI VO SENZA I FIGLITA |
ALTO |
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TI VO SENZA I FIGLITU |
ALTO |
TI VO SENZA DU FIGLIU TUGUA
oppure la forma più terribile
TI VO MURIRI AMMAZZATU U FIGLIU TUGUA
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DEVASTANTE |
Quanto segue potrebbe indurre a risentimenti a causa della
discriminazione maschio-femmina. La mia
esperienza e osservazione e meditazione mi porta alla formulazione
del quadro che sto per esporre così come era palesemente mostrato.
La mia percezione di queste cose risale agli anni 50/60 in ambito di
disagio economico/sociale/culturale presente ovunque e ancor più alla Chianura e dintorni.
Quasi tutte le famiglie avevano una moltitudine di figli. Erano
comunemente considerate fortunate le famiglie con prevalenza di
figli maschi e con poche, o nessuna, figlie femmine.
Ai maschi era associato il precoce e insostituibile sostegno della famiglia, alle
femmine erano associate tutte le preoccupazioni per il loro
mantenimento, per il corredo e, soprattutto, per il matrimonio.
Da ciò derivava una conseguente attenzione per i maschi e una
preoccupata visione delle femmine.
Altra sottile considerazione
Vediamo il perchè è più grave l'espressione "u figliu tugua" rispetto a
"figlitu" pur presupponendo le stesse conseguenze.
Chi imponeva il giuramento era istintivamente orientato alla
formula più cupa commisurato al timore che voleva procurare.
Quando voleva creare la maggiore apprensione possibile puntava su
un figlio maschio nella versione "u figlio tugua" e non "figlitu";
ciò avveniva spontaneamente, senza calcolo, spinto dall'istinto
acquisito con la pratica.
l'espressione "figlitu" è rapida, pur nella gravità, la si sente
addosso per un istante e sembra che velocemente ti liberi;
l'espressione "u figliu tugua" veniva pronunciata in modo
greve, con lentezza,
quasi sillabata U FI-GLIU TU-GUA; la durata lunga e pesante era tale da
lasciare un solco, un segno addosso.
Pensate ad un cerotto
appiccicato addosso:
con la formula "figlitu" era come staccare il cerotto con un gesto
rapido (si avverte poco dolore);
con la formula "u fi-gliu tu-gua" era come staccare il cerotto con
lentezza (si avverte più dolore). |
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