ANGOLO DELLO STUPIDARIO SVOCABOLATO - LE MALEDIZIONI

  

SI DICEVA UN TEMPO, E SI DICE ANCORA: CCI'A  MANNATU NA JISTIMA

Seguitemi in questa goliardata, se volete,  scherzando e ridendo, e pensando.

L'uso dell'imperfetto narrativo non induca a pensare a cose del passato non più ricorrenti, non è cosi, ancora oggi tali espressioni, in misura certamente ridotta, vengono usate. L'istruzione e l'emancipazione hanno determinato una rimozione di tali espressioni, proferite oggi occasionalmente in ambiti in cui si sta ancora percorrendo la strada dell'emancipazione. L'uso dell'imperfetto narrativo, dunque, deve essere interpretato come proiezione del futuro nel passato, convinto che diventeranno solo ricordi.


La
trattazione giocosa che segue affronta quella parte del costume popolano che riguardava i comportamenti di chi subiva un danno, un furto, una vessazione, un insulto, una invettiva, una maldicenza, da parte di ignoti o di sconosciuti o di detrattori. Le reazioni erano quasi sempre basate su contro invettive e maledizioni proferite verso gli autori della malefatta.
Il percorso goliardico che si sta percorrendo, con una giusta dose d'ironia, può legittimare modi di dire popolani non edificanti, ma che esprimevano compiutamente il risentimento umano.
La classificazione che segue non è, naturalmente, una rappresentazione pedissequa di ciò che realmente avveniva, ma un modo un pò scherzoso (e un pò serio) sulla base dei ricordi e delle riflessioni elaborate fino ad oggi. Ricordo limpidamente il senso di misura nello scagliare maledizioni con "pene" commisurate all'entità del "danno". La suddivisione che segue potrebbe indurre a immaginare una sorta di tabella (tipo un codice civile, un galateo, una bibbia) su cui si cercava un riferimento sulla pena da infliggere, ovviamente e semplicemente non era così. Ognuno, istintivamente, "tarava" la ritorsione "malefica", per il sentimento e l'indole che si ritrovava, e proferiva le sue maledizioni, così, come gli venivano.  
Sono esclusi, naturalmente, gli usi familiari di tali espressioni che, frequentemente e nelle forme più innocue, le mamme scagliavano nei confronti dei figli disubbidienti in senso del tutto bonario. 
 Antonio Cima

VERSIONE MODERATA VERSIONE AGGRAVATA ENTITA' DEL DANNO SUBITO
CA SI VO AFFUCARI
che possa strozzarsi
  Nei casi di furto/danno di natura alimentare la maledizione era tipologicamente commisurata al tipo di furto auspicando un forte disturbo di tipo gastrico.
CA CI VO FARI TUOSSICU
che possa intossicarsi
CA CI VO FARI TUOSSICU E VELENU
che possa intossicarsi e avvelenarsi
CA CI VO FARI TUOSSICU E CIANCU
Che possa non digerirlo e intossicarsi
CA CI VO FARI CIANCU
Che possa non digerirlo
 
CA VO PIGLIARI NA CANCARENA
Che possa fargli cancrena
 
CA VO SCHETTARI
Che possa crepare
 
CA CI VO MPINGIRI ALLA GULA
Che possa strozzarsi
 
CA CCI'AVISSE DI VENIRI CHILLU CA DICH'IJU
possa venirgli quello che dico io
 
CH'I VO JIRI CUMU I SORDI
Che possa andare come i soldi (di mano in mano "sottomesso alla volontà altrui")
  Nei casi di furti di mezzi di locomozione si auspicavano eventi correlati al furto: incidenti di tipo motorio.
CA SI VO SPEZZARI I GAMMI
Che possa spezzarsi le gambe
CA CI VONU ACCIUNGAR'I MANI
Che possano paralizzarsi le mani
CA SI VO PERRUPARI
Che possa cadere da una rupe
CA SI VO SCIULLARI
Che possa Precipitare
CH'U VO CIAMPARI NA MACHINA
che possa investirlo un'auto
CH'U VO CIAMPARI NU CAMMIU
che possa investirlo un camion
CH'U VO CIAMPARI NU TRENU
che possa investirlo un treno
CA VO JETTARI U SANGUU
che possa dissanguarsi
CA VO JETTARI U SANGUU CATI CATI E PINNI PINNI
che posa dissanguarsi a catinelle
Nei casi di "danni" vari di modesta entità si auspicavano eventi pesanti, quasi mortali, ma non volutamente mortali
CA CI VO VENIRI NA FREVA
che gli venga una febbre
CA TI VO VENIRI NA FREVA MALIGNA
che gli venga una febbre maligna
CH'U VO PIGLIARI NU TRUUNU
che possa colpirlo un tuono
 
CA CI VO VENIRI NU NSURTU
che possa venirgli un infarto
 
CA VO MURIRI
che possa morire
CA VO MURIRI INT'U FILU DA MENZANNOTA
che possa morire nel filo della mezzanote
Nei casi di "danni" consistenti si auspicava la morte, ma una morte "ordinaria" senza particolari sofferenze.
CA VO MURIRI A NOTTA I NATALI
che possa morire la notte di Natale
CA CI VO RESTARI ALL'ATTU
che possa morire in un attimo
 
C'UN AVISSI D'ARRIVARI VIVU ALLA NOTTA I NATALI
che possa non arrivare alla notte di Natale
 
C'UN S'AVISSE DI RICOGLIRI ALLA CASA
che possa non ritornare a casa
 
C'U VONU PURTARI MUURTU ALLA CASA
che possano portarlo morto a casa
CH'U VONU PURTARI MUURTU AMMAZZATU ALLA CASA
che possano portarlo morto ammazzato a casa
C'U VONU PURTARI QUATTRU E LA CRUCIA CINQUA
che possano portarlo in quattro più uno per la croce
 
C'A SI VO MANGIARI I CARNI ALLI LINZULI
che possa consumarsi di piaghe nel letto
 
CA VO IETTAR'U SUNGUU DU NASU E DA VUCCA
che possa dissanguarsi dal naso e dalla bocca
 
CA VO PARRARI DI FIANCHI
che possa parlare dai fianchi
(usata esclusivamente come ritorsione per danno verbale: calunnie, invettive, maldicenze)
CA CI VO VENIRI NU MALU
che gli venga un male mortale
CA CI VO VENIRI NU MALU MALIGNU
che gli venga un male maligno
Nei casi di "danni" di elevata entità si auspicava una morte atroce con grandi sofferenze.
CA CI VO VENIRI NU CANCHIRU
che vi venga un cancro
 
CH'U VONU FARI PIEZZI PIEZZI
che possano farlo a pezzi
 
AMBITO FAMILIARE

Sarebbe innaturale per chiunque, in condizioni di normalità, scagliare una maledizione verso le persone che fanno parte della propria sfera affettiva. Eppure, in momento di tensione di stanchezza di nervosismo, era assolutamente normale ricorre a tali formule, espresse però, con forme innocue e senza contenuti. Queste formule erano pronunciate esclusivamente dalle mamme indirizzate a bambini, molto raramente delle nonne; per nessun motivo una donna avrebbe inveito su bambini non suoi. vediamo:

CA TI VO...

CA TI VO VENIRI... nella forma arrabbiata diventa CA TI VO BBENIRI
T'AVISSE...
I CA TI VENISSE..
U SACC'IO CHI T'AVISSE DI VENIRI
I-CCHI-TI-VE-NI-SSE.. oppure I-CCHI-TI-VO-VVE-NIRI.. (formulE sillabata, con tono secco ma sommesso, bocca digrignata, in apnea)
Le frasi erano tutte troncate e mai si arrivava a pronunciare la pena se non in un solo caso: ACCIUNGARE.
Considerato il significato del verbo acciungare (anchilosarsi nelle versioni bonarie e paralizzarsi nelle versioni cattive) e del tutto chiara l'intenzione della mamma che reagisce alla eccessiva vivacità del bambino sperando in qualche momento di tregua.
Quando si auspicava tale esito la frase diventava:
CHI TI VO ACCIUNGARI
E ACCIUNGHITI!
UN TI VO ACCIUNGARI I NENTI?
L'auspicio negativo espresso era completamento annullato dall'irrealtà che traspariva dalla figura materna, come di chi assume un ruolo di circostanza, come un attore dilettante con un copione che non gli è congeniale).